RACCONTOBREVE: la FI-PI-LI

La Firenze – Pisa – Livorno

C’è un posto dove ci ha portate il nostro tipo, lui ha detto-fatto, e siamo finiti da “ME LA FUMO” a cena a cray. No perché l’unica cosa che ci voleva oltre a metterci anche qualcosa di solido allo stomaco, era un po’ di faccia tosta, ed è l’unica cosa che non ci manca. Quindi si va in questo posto, il: ME LA FUMO e si mangia antipasto di pesce a cray. Non lo scorderò mai. Un bel posto.
C’è lui che ogni
notte è notte sua, ogni
tavolo o sedia o signorina è sua, ogni marlboro o pall mall o benson o camel. Sono pacchetti tutti suoi. E per la prima volta anche gli occhi di lei, vedo, che non guardano indietro, ma solo nella sua direzione. E i nostri sentimenti.
È lui. E lui tiene banco.
C’è un déjà vu che mi viene a trovare per tutte le portate che il tipo colla maglia rosa col cappuccio viene a darci con nonchalance. Si nasconde i capelli altissimi che ha. Se li copre col cappuccio come non riesce a coprire il ghigno che lancia al nostro tipo che pavoneggia riverente ficcato tra due bimbe.
C’è che dovevamo mettere qualcosa di solido e il ME LA FUMO così com’era la cosa, non ce l’aspettavamo.
Il déjà vu è sparito perché il nostro tipo è il carismatico per eccellenza. Non è cambiato manco per nulla. Non potrebbe cambiare mai. Il secondo uomo è sparito dalla faccia della terra. E potrei scrivere per ore per dirvi perché.
C’è che già che ci siamo, faccia tosta per faccia tosta, gli chiediamo anche della maria a chiodo. Lui stavolta ghigna d più, ci posa delicatamente un portacene, il segnale che lì, al suo ME LA FUMO si può fumare, ed esce dicendo ora la vo a pigliare e torno.
E le bimbe insospette concedetemi l’involucro di questa nuova parola inventata, io e lei cioè, cioè sì, le bimbe sono riuscite a incartare-fregare della maria al tipo rasta.
Tutti e tre col solido fritto dentro, una boccia e mezzo di vino, usciamo riscaldati da lì, guance rosse in gote, sciarponi neri celesti e blu, corriamo svelti che c’è il libeccio.
C’è il rimbombo degli sportelli della tipo risuonanti per tutta la viuzza. Il nostro tipo m’ha tenuta la mano per tutto il tempo in macchina, e a me veniva da piangere. Stavolta per sempre.
C’è casa sua stordente di luce propria sul giallognolo con lampade tonde qua e là senza un ordine preciso. Solo che ci sono, che fanno quelle ombre delle sue mani del suo profilo e braccia e gambe e fumo che esce, dappertutto. Tutt’intorno. Non lo scorderò mai.
S’è staccato con Vecchioni e s’è attaccato con Guccini, s’è staccato con Guccini e s’è iniziato con Vasco. S’è staccato Vasco e s’è messo De Gregori, s’è levato De Gregari e s’è parlato di De André. S’è smesso con De André e s’è attaccato con I Cure. S’è staccato con i Cure e s’è finito con David Bowie. Non si cambierà mai. No, no, lo sa, i Figli di Puttana non moriranno mai.
Siamo finiti reduci di cose cotte e crude sul suo letto di toppe e di tappe. Si vorrebbe scopare ma evitiamo. Lei finge di dormire io fingo di non guardare lui finge di non ricascare lì.

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