RACCONTOBREVE

“IL GIOCATORE DI FRECCETTE”

Un gran bravo giocatore di freccette non poteva far altro che colpirmi.
Tra le mie dita il fumo ad anello mi avvolgeva ed avevo gli occhi lucidi, quasi felici, per assurdo.
Quel buco di poto ci raccoglieva dalle nostre strade, dai polveroni dei nostri passati.
Poco spazio vitale, una minutissima panca di legno, il posto di regola di certa gente, un solo tavolino tondo, lo ripeto: un solo tavolino tondo, ma la bellezza era che il bancone era perfetto e gli scaffali strapieni del nostro nettare preferito.
Ero l’unica gonnella lì.
Sguazzavo nella mia stessa pelle.
Lui fece il suo ingresso non indifferente intorno alle 9.30, col semibuio. Sento la sua voce di striscio, allora? Allora tutto si blocca, tutto scompare, e mi paralizzo.
Mi giro per guardarlo, un sorriso e basta, mi giro dall’altra parte, col mio solito sguardo perso chissà dove nel vuoto e mi ricollego a lui.
Ho capito che mi guardavi anche senza guardarmi. Non ti chiamerò Daniele perché lo sai, tu eccome se vivi, e vivi alla grande. E tu lo sai che il mio nome inizia per M. e c’è anche chi è stato tutta la vita con donne che si chiamavano come me, ma nessuna di loro ero io.
– Facciamo che chi perde paga la bevuta? -.
Lui si alza per primo, prende dalle mani del padrone di casa, le tre freccette, e becca i suoi invincibili punti e me.

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