RACCONTO : IL DIARIO DI BORDO

16/ 07/ 2008

“Dal Treno”.

Carrozza 2, scompartimenti n° 96 e 97. o giù di lì. Non ho per niente voglia di fumare. Il mio cuore e il mio fisico si sono già messi in moto per la purificazione.
Entro, faccio entrare mamma, che occupa già tutto, ed io già assaporo una convivenza tosta e in procinto dello scoppio. Mantrugio i denti e ingoio saliva. Butto lì un’occhiata e noto subito cosa c’è in quei tre o quattro metri quadrati: Una giovane donna con la cioccia di fuori che fa succhiare la sua bebykiller di un anno, o giù di lì. A pelle mi sta sul culo. No no, proprio a pelle vedo, che ci stiamo sul cazzo. Allora, c’è lei con la baby killer ciucciante ed un’altra bambina di 7 anni. Di là accanto al finestrino, 2 donzelle spilungone, tipo tedesche, cosce all’aria e piedi nudi. Loro sì, che mi garbano!

16/ 07/ 2008

“Nel Treno”.

Le tedesche poi dopo scopro che sono australiane. Bon niente! È ovvio che non possiamo stringere legami di nessun genere neanche ridanciani. La simpatia è reciproca e il mantener le proprie distanze per una convivenza forzata, è a palla, io fo il mio.
Attacco subito a leggere una cosa. Mamma sembra impazzita! Da subito, dallo scoccare il primo minuto si è messa a ciaccolare colla famigliola irritante. Le mocciose non hanno nessuna aria in particolare, solo sono senza zucchero né sale, la madre invece ce l’ha un’aria: Di quella da prendere a schiaffi. Mi ha quasi scaraventato i piedini paffuti della baby killer-poppante, dappertutto, per poi dirmi con un filo di voce scazzato: – Ti dà noia? -. Risposta: – No! – mi sono poi alzata e ho cambiato posto semplicemente. Mi sono messa le cuffiette ed ho alzato il volume in modo ragguardevole. Non posso e non voglio stare a sentire i soliti discorsi da vecchie rincoglionite stressate e frustate donnette suddiste. Presente no? Di quelle che se ne sono fuggite nel Nord per cercare il meglio e che si lamentano e si lamentano di quanto è meglio la propria casa di merda. E parlano senza un minimo di spirito d’adattamento. Capito no? Dopo 30 anni delle solite tiritere, metto l’I Pod e me ne fotto. Gran bella invenzione l’I Pod, il computer portatile, la musica, i cd e i dvd! Fanculo al passato, via, via, via, via! Largo! Fate spazio! C’è la strada qui davanti, c’è bisogno di andare, e voi mi bloccate la visuale. Spiaccicatevi o sparite. Non servite a niente! E tu smettila di parlare in playback anzi smettila proprio di aprire e chiudere la boccaccia.
O.K. leggo. Parla dell’amore questo scritto. Ed io non so cos’è l’amore, ma ho un’idea sbriciolata in testa, è qualcosa che ha tanto a che fare con “la certezza”. Ma non ne sono troppo sicura.
Di sicuro c’è di fondo il rischio, il gioco d’azzardo, le freccette e gli scacchi e il poker, e cazzo dai, non è che uno si mette a rischiare se non ha almeno un po’ di certezza dentro di sé. Di qualsiasi genere, anche di morire o di perdere tutto, o di fare il passo più lungo della gamba. Ad esempio io, quando cascai dalla moto sapevo prima che sarei cascata. Ho rischiato sì! Ma sapevo.
O.K. treno, sto partendo.
Forse andrò a scontrarmi con quei tramonti color viola e arancioni col suono delle campane di S.Giovanni e puntini di abeti rossi e neri sullo sfondo da cartolina, che mi farà ricordare cosa più conta per me. E lo scopo per cui sono nata con tutta questa voglia di vivere. L’odore del fieno tritato dalla dentatura degli asini, il modo di sgranocchiarselo e il muso sorridente e i loro occhi che penetrano. I galli ruspanti sempre in super eccitamento e l’odore delle galline scorazzanti. Dozzine di baby killer in giù e in su da ripide stradine sulle bici due volte più grandi. Omini che gridano che vendono cose sulle api o macchine d’altri tempi, cose incomprensibili. Tipo anche alle 6.00. del cazzo di mattino. Tipo ti vendono le uova fresche ambulanti. E poi la terra. La sabbia. La sporcizia dei piccioni. E poi c’è l’acqua che alle quattro non c’è più. E poi c’è un mangia-mangia mi sa. Tipo gente che non te l’aspetteresti mai che comanda “chi deve usufruire dell’acqua e chi no”. Io e la mamma facciamo parte della fattispecie dei secondi. E lo sappiamo bene tutti ormai: io voglio essere la prima che se no m’incazzo!
Stanotte l’autista del treno ha inchiodato. Ha fatto una frenata brusca, tra un po’ casco di sotto. Che ho la cuccetta in alto, “quella tipo all’ultimo piano”. La mamma si è messa a ciaccolare tutta la notte.

Annunci

2 pensieri su “RACCONTO : IL DIARIO DI BORDO”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...