RACCONTO : IL DIARIO DI BORDO

 

20/ 07/ 2008

“Mica scemi”.

Sono a rubare il rosmarino. Nei piccoli negozi ce l’hanno tutti, ma non so perché questo della Villa è più profumato. Zampetto felina fra cumuli di cellule da scugnizzi, che ridono ed indicano qualcosa di me. Sono 2 le cose, o la mia borsa o il mio sedere. E dire che mi piace essere corteggiata dai baby killer. Eh no, ho perso ogni speranza di diventare normale. Mi sento a disagio con le persone di Vizzini che hanno superato i 18. Persone troppo irrigidite, troppo soffocanti e ignoranti come le loro capre. Dove “l’ommo è ommo” e la “femmena è ne’ fieno”. Della serie una tipina di 26 anni, che dev’essere una mezza cugina alla lontana, risponde alla mia domanda “sul viaggio” sul pigliar un paio d’amiche e saltare in aereo: << Ehm no, no! Io mi devo laureare! Devo prima finire gli studi >> abbassa gli occhi, boh li abbasso anch’io.
Balbettando dai forti sensi di colpa che le loro espressioni mi fanno, chiedo a questi miei parenti se mi danno uno strappo fino al viale. Che sono l’unica donna a qualsiasi ora fuori, bevitrice e seduttrice, vestita di semplici stracci e di carne tipo manzo.
Ma sono in vacanza ed ascolto in cuffia I Cappello A Cilindro, la loro “Per non Rallentare”. Cazzo se non c’hanno ragione. M’imbosco nelle frasche dei Posti Bui della Villa, tra cumuli di cellule di canne e cannabis sulle panchine. Come i vecchi tempi. Solo che ora: << Mary! To’ fuma! >>, e io << No grazie! Anch’io cambiai vita! >> e loro << Ahsee fuma Mary eddai! >> e io
<< No grazie ho smesso >>. Viene Sandro, mi preleva. Passiamo in ordine temporale: al Bar Catalano, Bar Duemila, pub The King e Bar Amoroso. L’ultimo. Quello di fine viale. C’ha la musica dal vivo. Io mi rilasso. Sandro pure. Lui beve una birra per farmi compagnia, io sono alla mia quarta. Decido al volo d’andare alla Diga.
Ora stiamo percorrendo la strada buia e silenziosa. Fuori dal mondo. Fuori da ogni cosa. Ci stiamo andando cazzo, alla Diga. E potrei stare ore a spiegare che cos’è per me fare questa strada. E potrei usare 100 respiri per scrivere cosa provo per la strada della Diga.
Abbiamo parcheggiato ridenti. Stesso posto. Qui è buio ma si vede tutto. Qui ci sono montagne frananti dietro le spalle e il precipizio davanti. Qui ci sono i falchi. I gufi giganti. Le civette da non guardare per superstizione. E fazzoletti di sperma per terra. Qui il cielo non esiste, solo un grosso cumulo di stelle impazzite. Qui Dio mi vede in faccia. Non si gira dall’altra parte.
I discorsi fra noi sono questi:
<< quanti abitanti fa Vizzini? >>
<< beh sarà 6.000 persone >>
<< ah! 6.000 anime in pena… e questo cazzo Sandro, vuol dire… che… >>
<< sì Mary, ascetto, ca’ ci sono circa 5.000 persone che te vogliono a tia! >>
<< porcaputtana già! Non posso crederci a Firenze invece ho avuto 2 volte 2 di picche.. >>
<< e che so’ orbi da’?! No, non hai capito, ci sei? Ca’ minimo minimo ce so’ cinquemila masculi e femmene che ti si vorrebbero fare! >>.
Si è stabilito ciò. Anche altro però. Torno a casa, non mi addormento subito. Penso a quello che non è successo ma che sarebbe potuto succedere tranquillamente.
Mi sfioro.

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