INIZIO DELLA PAGINA BIANCA

VAGABONDA
2010

C’era una volta, c’era una volta. C’era una signora non molto vecchia, a sedere. In un tavolino a forma di cubo. Marrone scuro. Sembrava non stesse fermo invece era stabile. Allora dunque, c’era una volta una signora abbastanza giovane, che se ne stava sempre a sedere.
E dio quanto fumava. E mentre beveva già pensava a contare spiccioli della prossima bevuta. Aveva un neo sullo zigomo sinistro. Occhi inguardabili. Piccoli, ma grandi. Penetranti. Allora dunque, c’era lei, in questo posto a sedere, che girava le carte.
E tutti accorrevano. E si faceva due risate. E si faceva i soldi. Ma li condivideva tutti.
La sua migliore amica comparve nell’ora tra la terza birra e il secondo colpo di tosse.
La solita vecchia merda da ingerire, rigurgitare, respirare, e come una stupenda occasione lasciata scappare in chissà quale metropolitana. Il solito stronzo di treno fermo alla stazione che se non lo pigli se ne và e non ritornerà mai più indietro. Come la stupenda occasione della tua vita che vien quando meno te l’aspetti, e porca puttana t’ha trovata girata e impegnata. Girava carte per una Mearò non più tanto giovane. Visi segnati, unghie sfatte, scarpe basse appoggiate a pozzanghere di piscio. Vi era un puzzo inverosimile. Tutto suggeriva una scorciatoia, al più presto, ma nulla, la cartomante e la migliore amica non si alzavano da quel cazzo di tavolino a forma di cubo.
Nel disordine celestiale, vi erano solo scorribande, alghe impiastricciate di tempera a olio, graffiti e schizzi su muro stile Jean – Michel Basquiat, e una certa figura caravaggesca con una firma giù in basso, Leena Laura, una bimba ancora tutta da nascere.
Mearò appoggiò sul tavolo le chiavi blu. Sono di Shusù, una macchina piccola, piccola, ma che va bene. A parte quando gli tagliano le ruote davanti. E a parte quando cerca un parcheggio facile facile. Shusù era la Seicento rossa Ferrari. La presero e scapparono. L’ultima carta girata era la Morte, quindi la Rinascita. Dunque, c’era Lei che sorrise e si sforzò nel farlo, e c’era Mearò che salutò qualcuno senza conoscerlo. E scapparono.
Le videro ubriache fare un girotondo dentro quella macchina sgangherata con le luci spente.
Le videro ridere e sfrecciare tra la pioggia e figure straniere di un quasi Bronx del Deserto.
Ad un certo punto Lei dette segno di accostare, vicino la banca. Aveva gli occhi ancora più piccoli, ancora più grandi. Verde – smeraldo. Basquiat passò di striscio su un tappeto nero celestiale. Ma Lui non centrava niente in quel frangente. Insomma c’erano le ore contate, c’era Lei, e c’era il suo sguardo abbassato. E una sigaretta cascata nel sedile.
<< Sai essere tanto nuda e cruda quanto tenera e morbida. >>
<< Wow grazie! >>
<< Scrivi in un modo duro e forte ma è facile e si capisce. >>
<< Starnutisco oddio! >>
<< Lasciamelo dire sei pazzerella ma in una tempesta di dolcezza. >>
<< Wow grazie! >>
O.K. poteva andare e se ne andò.

mEARò

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