INIZIO DELLA PAGINA BIANCA

PUNGIBALL
2010
Braccia incrociate, muscoli in evidenza, copri ginocchia e piccoli saltelli sul posto, nessuna piega fa quel discorso, non balbettare il nome di Dio invano, mani con le dita intrecciate, figure sul muro tridimensionali, hai paura della seduzione, non averne perché ho imparato bene dalle sue intimidazioni, figure di merda davanti al parcheggio coop, sotto il mio portone, dentro la macchina a mezzanotte, in piazza stazione alle diciassette, appena pagato il kebab da quei musi lisci e gialli e olivastri, raso terra è volato quel pensiero, ma stava per uccidere, stava per colpire ancora e stavolta senza gli zigomi in fiamme, solo gran maldistesta e l’embolo scattato, ancora bucce di cipolla per terra, ancora non so perché credi di sapere, tutto brilla se vuoi e non sempre c’è una spiegazione, perché esistono le rane nei laghi mi fai, perché esiste anche la scienza ti fo, perché il sole tutti i giorni a quell’esatto orario sparisce per farsi vedere da altri popoli, mi fai, perché va a dormire nel mare ti fo, mi guardi severo e dici che è un discorso serio stavolta, non so perché ma io tutte queste certezze non ce l’ho, vedi questo sasso rimbalzare due volte sul filo dell’acqua, che schizza ecco, e non nominiamo il nome di Dio invano, se l’erba le colline le ombre le luci esistono è anche vero che l’erba del vicino è più verde, la luce la puoi vedere mi fai, e non la puoi toccare, allora perché mi dici, ci sono cose che ci sono anche senza poterle toccare, perché non credere alle cose che non si vedono con gli occhi, perché con la tecnologia io oggi posso anche toccare la luce, se voglio, e tu chiudi il becco, ma anch’io perché davanti alla nascita di un bambino non si può pensare altro che a un miracolo, ma sto sempre con un piede fuori ed uno dentro, non si sa mai, la strada c’ha insegnato che se te le danno sulla schiena, le devi restituire più forte, se no continuerai a prenderle, così ho braccia incrociate, cammino così, in autodifesa, anche se più guardo il tuo profilo mentre guidi la mia Shusù, più pigio il pulsante dell’ascensore, e mi si abbassano le difese, e mi s’abbassa la cresta che avevo costruito innanzi alle porte sbattute in faccia, ai momenti sbagliati, ai rifiuti senza motivo, alle persone che soffocano, al giorno cruciale beccato al minuto sbagliato, alle coincidenze e non al destino, a quando sono appiccicosa e nessuno mi vuole intorno, a tutta la gente che sono sicura d’avere incontrato che mi ha scambiata per ancora di salvezza, o per una buona casa, o per una nave da crociera, o per salvagente, o per boa, semplice e forte e rassicurante, altrettanto l’ho fatto io quando il fegato aveva fame, allora stavo dicendo che il rumore adesso esiste meno, che le rane nello stagno esistono di meno, che i colori esistono meno ora che ci penso, ora che ti guardo guidare e mi mostri il tuo profilo semisorridente, da rimanere sconcertata dinanzi al turbine d’amore che sprigioni, alle vibrazioni che trasmetti, ai puntini della barbetta che hai, alle stelle che hai negli occhi neri, al tuo nasino che so, e questa cosa la so proprio con certezza, Dio non poteva farla più perfetta, e mentre in camera mia ci sono immagini tridimensionali anche sul muro, qui in macchina scorrono alberi tagliati da raggi di sole, e laghi, e colline, e curve strette, e cani all’aperto, e tu mi fai: Ora guido alla mafiosa ci stai? E io ti fo: No dai proprio ora magari no! E tu mi fai: Io non sono un mafioso… e io fo subito: Beh sai nemmeno io. E tu: Sei molto mafiosa invece! E io: Ahahah dai! E tu: In amore sei molto moltissimo mafiosa! E io: Ahahaha! E tu: Hai completamente rubato il mio cuore. E io quasi quasi la voglio smettere di usare tutti come cazzotti fatti sui muri, quasi quasi appendo al chiodo il pungiball delle mie storie irrisolte, questa seduzione mi trascina via, e con questa frase mi son sciolta del tutto.
mEARò

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4 pensieri su “INIZIO DELLA PAGINA BIANCA”

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