DA: LUCIDA MATURA

“ANAM L’UOMO SENZA NOME”

Ci credo. All’invito. Così mi son messa a ragionare con la mia testa. Un custode non ancora sottovalutato nella mia coscienza mi ha spalancato gli occhi. Dicendomi << Guarda, guarda, non la trovi la differenza anche tu? Non c’è differenza fra leggere di un po’ di sangue e vederlo davvero? Sul volto di qualcuno? Grande o piccino che sia? >> Non mi sono ritratta, e ho risposto Sì diamine! È totale la differenza. Ci credo. Ora lo so, da che parte voglio stare. Dalla parte Di Chi vuole essere di quel Paese se intende Raccontarlo.
Non credo più a tutte le cose che ci propinano alla televisione, come non credo più a tutte le cose che ci vengono spiegate, raccontate, descritte, da chi sembra saper tutto.
Sono stata in un paesino in Nord-Africa, sperduto, vicinissimo al deserto, dove non c’è un’anima viva di turista con le bermuda e la polaroid fai da te, dove non c’è un bar all’Italy Italy, dove ti servono the nero bollente, in bicchiere senza manico, il tutto contornato da coltivazioni di cotone, prati, alberi secchi, datteri piantati enormemente un po’ di qua un po’ di là e muli che fan girare la ruota per l’annaffiatoio.  Son stata lì, osservavo.

E mi son sentita un misto di rabbia e comprensione. Verso le loro ragioni d’esistere. Verso la loro diversità.
Verso il loro piegarsi. Verso la loro aria irrespirabile. Verso le loro architetture islamiche. Verso il loro vivere semplice. Verso l’avvolgere in tessuti di lana neonati, fino a farne un bruco. Verso un significato d’accettazione. E basta. Loro mi guardavano, senza girarsi al mio passare, io uguale. Loro mi parlavano senza muoversi, io uguale. Loro vestiti di tuniche beige, con qualcosa di bianco intorno alla nuca, io mi sentivo assunta. Mi sentivo accettata, amata proprio perché io ero la straniera. Mi sentivo adorata come la Dea della speranza, proprio perché Europea.  Non è vero, no non ci credo, che ci vorrebbero dissolvere nello smog di tre pile di file di camion in autostrada, quando invece lì, c’è ancora la voglia dell’innamorarsi, esiste il rito del bacio sulla guancia soprattutto se sei una bambina, ti chiedono << Come si dice nella tua lingua Ti voglio bene? E questo smalto per unghie me lo potresti mettere pure a me? Sciucraan. >> e ti baciano quattro volte per l’innocenza, per farsi lasciare “in pace”. Aleicum Salem.
Anche se ho scoperto l’esistenza di Tiziano Terzani solo dopo la sua morte, non importa, perché mi è scoccato un amore senza fine.

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