INIZIO DELLA PAGINA BIANCA

ARRENDITI

– ora mi riconosco. Sono come Agata e la tempesta. Ora mi ripulisco.
Abbiamo 15 anni quando ci confrontiamo, e 7 coltelli a disposizione.
Il cuore batte forte, come quella canzone che piace tanto, e non la sai.
Il tuo sguardo mi provoca, le tue parole molto meno. Vorrei che mi scivolassero le tue mani
sulle gambe, anziché le tue dichiarazioni di guerra. Vorrei che ti arrendessi a te stesso.
Abbiamo 15 anni quando c’incontriamo, e un milione di particelle chimiche.
Perché trascorrere tutti i nostri microsecondi a metterci le bende agli occhi?

– lascia stare – mi chiedi.
– che vuoi dalla mia vita – ti chiedo.
– io non voglio niente – mi dici.
– ora mi ripulisco di tutti i miei guai. Ora vedo quadri di Picasso senza colpi di scena.

Ora ho battiti senza provocare attacchi di panico. Ora in un lampo mi  riconosco.
Quel ragazzo non me l’aspettavo. Non mi ha messa a letto e non mi ha rimboccato le coperte
ma mi ha buttato giù. Ora ti convincerà che sono una da polveroni di strada,
non basta. Ora mi riconosco.

Il tuo sguardo fugge da ogni punto di vista, le tue mani mi tirano, tutto scivola di dosso.
Il tuo cuore non batte più come quando avevi 15 anni, le cose che non so di te, io le so.
Abbiamo 19 sigarette in su, e una rovesciata, per la fortuna. Vorrei che ti arrendessi a questo.
Hai guardato le cornici, hai soffiato sulla polvere, hai fatto domande senza aspettare risposte.
Hai un’opinione distolta della realtà, di me, di cose che mi hanno riguardato,
e di quelle un po’ meno. Hai una bibbia aperta e pronta a tutte le occasioni.
Non dirmi che sono pazza, chiedimi perché sono tanto pazza da non ascoltare le mie intuizioni e di fare passi più lunghi delle gambe?
Non ha più senso che rimanga a farmi dire di tutto, se l’unico mio scopo
era quello di ripresentarmi per la prima volta. E abbiamo 3 coltelli sulla mensola da scegliere.

– e grazie del consiglio. Lo terrò bene in mente.
E grazie della lezione. La terrò in mente per tutte quelle distrazioni che mi travolgeranno.

Per l’ultimo, per il prossimo. Per quello della settimana scorsa.

– e che galera è questa?
– è un bene affamato. Ed io non voglio sporcarlo, il piatto. Ed io, lo voglio, quest’occhio digiuno.

E che te lo dico a fare? Chissenefraga.

MEARò

 

 

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