INTITOLAMI TU

IL BLOODY MARY

Era padrona del mondo e non era padrona di se stessa. Aveva tutto il mondo prostrato ai suoi piedi, ed era stupida. Sto parlando di una persona fotogenica. Io a mio padre avrei dovuto conoscerlo da bambino. Forse è questo che non ha mai accettato, adesso tiene duro per vedere fino a che punto può durare prima dello schianto. Non si rassegna ad una tipa come me. Lui è mio padre e non si rassegna. E in qualche modo lo abbiamo appreso dai sussurri di mia madre. Paradossalmente. Ci sono cose che son talmente custodite che vorrei tenermele così dentro, talmente dentro, che non mi va nemmeno di metterle sulla carta. Non scriverò più durante l’attimo di follia, perché ho paura di quello che potrei dire. E voglio estraniarmi sapendolo solo io. E voglio tenermele per me certe cose. Cosa c’è lì? Basta, basta, non guardarlo, potresti aver voglia di bertelo, non c’è cordoglio, né compassione, non vedi? È come se la morte ci pedinasse passo passo e non abbiamo che armi giuste per sbaragliare tutto e niente arresa.

E niente arresa. Il diavolo fa sì di fotografarmi in questa posa sexy e se tu prima eri a disagio, sei ancora più a disagio con me, Riccardo. Se prima eri IL TIMIDO, ora sei ancora più timido. Appare che uno diventi sempre un po’ di più di quello che è. Il violento diventa ancora più violento davanti a me. Riccardo assaggia la foglia ed è un gesto che possiamo capire solo noi.  Ci dispiace. Ma è così. Dieci anni di totale rallentamento motorio e solo noi possiamo ridere di cose che altri non comprenderebbero. A me non è mai successo di avere una persona tra le mani per dieci anni. Dieci anni sono un’infinità e sei l’unico in quel senso, e solo noi siamo andati oltre la pazzia. Le altre? Tutte meteore. Prima di tutto, prima di te, persino prima di me, c’è stato Claudio. Adesso credo che l’unica volta che NON MI SONO BRUCIATA, è stata l’unica volta in cui BRUCIAVO. Cosa c’è? Provo sollievo solo quando fa troppo male? Ci sono stati uomini massacranti, dissacranti, indicibili, che non hanno capito niente. Che non hanno preso, a cui io non mi sono data. E m’hanno fatto paragonare il cambiamento. E m’hanno fatto delirare e soffrire. Sì soffrire. C’è stato lui, c’è stato lui e per una volta soltanto lui e neanche io, che m’ha fatto solo BENE. Visto le cose, nonostante tutto. Nonostante le forze avverse che la testa rappresenta.

Lui avrebbe detto – ma quale testa, e spesala no! – Signori e Signore, ieri i miei pensieri erano diversamente più belli, più semplici e più intensi, non li ho buttati su carta apposta, così per farli morire dentro di me, solo che mi dispiace. Adesso. Uomo piccolo, uomo grande e molto più piccolo di me, ho avuto tutto in mano mentre perdevo le staffe ugualmente. Sogna ragazzo sogna, e spiegami come fai a tirare avanti, una volta innamorato di me e sai che non potrai più avermi intorno. Ero una fondamenta non ben equipaggiata, Alceo, ho sofferto per lo squarcio che hai aperto nell’oceano, tutto questo l’ho fatto poeticamente rischiando di soffocare ma non è mai stato costruito o già prestabilito. Noi eravamo così e basta. E giù al caffè storico fiorentino, c’hanno RICONOSCIUTI, senza neppure prima conoscerci.
E ci mancava solo Dante. E tu sai di cosa parlo.

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