INTITOLAMI TU

ELUCU-VIBRAZIONI

Dove l’hai messo il sonno che avevi fino a ieri? Ti sei messo a correre così forte che hai scoperto il gusto di volare? Ci starebbe meglio un suono migliore qui nel mezzo. Dici di sì. Ed io che non riesco più nemmeno a chiudere gli occhi quando canto i verbi. Freccia. Spigolo. Livido. Preso il bersaglio. Speravi ti durasse più a lungo il cordone ombelicale? Che crescere fosse ancora un ridicolo restare piccolo. Ho detto di sì. Che è così. E sono stronza io. Mi vien da ridere se ci penso, perché da sola, a casa, quando sono lì chiusa da sola, io stacco. Io non esisto. Non sono collegata. Affatto che sono collegata al mondo. Poi esco, poi prendo contatto e mi ricollego. Sì ho detto sì. Mi ricollego al mondo, con la gente. E succede che già mi detesti per questi soli 10 minuti che sto esistendo. Succede che quando non esisto, mi vedo di più, vedo quanto è grande il mio caratteraccio. Merda.

Eh ridi eh, anche quando prendo le distanze, sistemo le misure, dico che non è ora di prendersi confidenze. Eh ridi sforzato eh. Devi sapere, te lo devo dire, te lo devo dire, che da ieri sera a oggi, ho fatto l’amore con te tre volte. Se solo tu fossi come quando non ci sei…
La vedi quella lì? La Sig Sauer P230 in 9 corto. Prendila, ecco guarda, guarda, te la faccio provare, tienila in mano, senti com’è. La conosco molto bene, hai bofonchiato. Ora ci credo. Eppoi sei tornato recidivo, a interrogarti su quando avrei fatto l’amore con te per tre volte. Tre volte, tre volte. Sì esatto, tra ieri e oggi. Ed ho fatto come “Lui” che una volta inzuppate le sue dita, se le è mozzate per riporle nel le è mozzate per riporle sul tempietto. Tu non riesci più neanche a blaterare. Ed io nemmeno a chiudere gli occhi quando canto.
Adesso esco, capito? Sì, hai detto. Dal mio scorcio ho ripetuto Adesso esco, perché prima di tutto devo lasciare una lettera. Vediamo un po’, dove la scriverei una lettera del genere? Uhmm… secondo me sul tavolo in salotto, al solito posto, tra la corrente.
O.K. Lettera:
”Lascio tutti i miei risparmi a Giusi Galotto, mia sorella. Poi tutte le mie cose scritte, dal più piccolo fogliolino al più grande quaderno, sperduti negli armadi, se riuscirete un domani a trovarli tutti, li lascio a Lulù, la mia piccola nipotina. Che li legga lei, una volta grande, quando sarà sola, a casa, sono tutti per lei. I miei quadri, tutti, li lascio alle stesse pareti di dove sono stati a fare i pezzi e un tutt’uno con la polvere, devono restare lì, dove li ho costruiti e formati io, dove facevano incazzare perché sporcavano troppo, e dove sarebbe stato bello che avessero sporcato dippiù. Lì che è anche un po’ casa loro. La mia Penna Driver la lascio al primo che la scoverà, e che la porti alle Edizioni Clandestine! Lascio i miei sentimenti più selvaggi a: Costanza, CarloAlberto, Irene, Andrea C., Riccardo come sempre, Gianfranco, Alceo, Sandro anche se non sembra, naturalmente a Claudio. Al Dublinm Pub la mia quinta birra media chiara. A mio padre e a mia madre… lascio, questa lettera.”
Ehi tu “l’uomo del come sempre”, stavo pensando all’atmosfera di un concerto. Prendiamo Vasco per esempio: lui così libertino, così che le parolacce le sa dire e che ogni uscita ribelle compresa quella dal carcere, gli esce bene. Lui così pieno di “effetti speciali”, quello del – o entri senza chiedere permesso o io ti picchio, e prenditi le tue “e solo tue” responsabilità, perché se non l’avessi capito, qui mica siamo conigli solo perché non si fa figli! – ebbene il tipo qua è leggermente poliedrico, riesce ad immobilizzare le teste di tutti là, è IL TRASCINATORE PER ECCELLENZA, ma tu vai a un suo concerto e ti ritrovi subito con una FAMIGLIA ALLARGATA. Cioè capisci? Nessuno che si sente qualcuno più di qualcun altro. Zero incazzati. Tutti che ci si vuole subito un gran bene e GUAI a chi ci tocca, amorevolmente inchiodati ad un unico problema: “Stare bene”. Al concerto di Vasco puoi far ciò che ti và. Puoi iniziare a passare avanti, puoi saltare e pogare e prendere parte a conversazioni con le 20 persone che stanno nel circondario. Puoi cantare a squarciagola e nessuno si scandalizza. Adesso ti dirò… sono reduce fresca fresca dal concerto di Roberto Vecchioni. Sì sì hai capito bene, il professorino ed il paparino ideali. Colui che parla e già sembra che canti. Colui che vola “leggero-leggero sulla luna”. Esatto lui, che parla di amori scritti in formule magiche sottoforma di lettere. Quello che tratta di argomenti banali come la politica, l’amicizia, la famiglia, i figli da pulirgli il culo, l’amore tormentato, di vita, e li rende concetti complicatissimi e “imperscrutabili disegni”, con parole anche SEMPLICISSIME impiastricciate di metrica ermetica. Insomma ci siam capiti: un cazzo di poeta! Ecco t’arrivi lì, alle 21.30, c’è un pienone da far paura, già non te l’aspetti che l’unico cm libero è in fondo al lato destro del palco. Forse, la sola cosa che vedrai… sarà la sua voce. Hai un magone tremendo e non sai quante sigarette ti sei portato già alla bocca. Niente, arriva, saluta con la mano, prende e parte. Prende e parte e… niente, noi tutti lì ci si vorrebbe ammazzare vicendevolmente l’un con l’altro. C’è aria di tempesta. Tira solo la sensazione che da lì a poco scatterà una rissa. Magari procurata dalla “insospettabile”. Gli Arcangelicombattenti insieme a tutti i Demoni dell’Inferno, stanno banchettando con negatività nell’inguine. Però il Nostro Dio si volta, strizza gli occhi fitti fitti, riducendoli in fessure oscure ( chissà che vedrà ) si tocca il petto con una mano, portandosela al cuore pronuncia – È la mia Sera… È la mia Vita…- e GUAI CAZZO GUAI se starnuti o singhiozzi, GUAI se ripeti le stesse parole con toni diversi, e non ti azzardare per carità a cantare, a muoverti, a battere le mani. Il Punto? Che pare strano che uno così Tranquillino, un intellettuale a quei livelli, riesca a raccattare Seguaci che NON SI AMINO PER NIENTE. Tra di Noi ci si punta cogli occhi rossi di fuoco, dalla bocca facciamo uscire del veleno velenosissimo tipo – Cazzo fai? Ora basta per favore eh! -. Tutto si dissolve in un tacito odio sottile. Ed il pover’uomo lì piccolo piccolo sul palco, continua a cantare Milady con le mani in tasca e grandi speranze e grandi sogni e “Grandi uomini dietro grandi scudi”, ignaro di rischiare la vita da centinaia di squilibrati. Sì ho capito. Adesso s’è fatta l’ora. Te ne devi ritornare a casa. Poi hai visto che le mie intenzioni con quella pistola non sono delle più favorevoli. E anche se non vuoi devi. E te ne vai a un quarto all’otto anche se sulle nostre teste aleggia: “Voglio una vita che non è mai tardi!” Cosa? Cosa dici? – Sull’autobus…bella ragazza – hai annotato con la telepatia, e poi? E a me? Ti ho detto.
– Beh quella lì è come dire veramente: ammirevole! – hai risposto a parole.
Vabé io mi sbronzo, e allora? Mica lo faccio tutti i giorni! E mica lo faccio quando devo fare delle cose! Quindi mi sposto, monto sulla sua Smart, del colore più bello, e ci imbarchiamo. C’è un traffico della madonna, prima almeno la città s’intasava solo se pioveva, ora con ‘sta storia della tramvia c’hanno messo sott’assedio i punti critici, e ci sono omini colle ruspe e coi trapani persino dove prima avevano annaffiato una rotatoria. Poi il tipo della Smart, del pizzetto e della Sig Sauer P230, si perde ancora una volta. Starnuta senza mettersi la mano davanti, è proprio un gran simpaticone. E non s’incazza mai, mai, mai, mai. Neanche sotto il tunnel di Ponte alla Vittoria. Però dice – Oh cazzo! Ma questo cavalcavia non è mica segnato sulla cartina. Cavalcami sto cazzo! – e si gira verso di me.
Perché, perché, perché? Perché in un modo o nell’altro, dovevo fartelo sapere.

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6 pensieri su “INTITOLAMI TU”

  1. Io, però, vada come vada, non lascierei tutti i miei risparmi a mio fratello, visto che se li è già presi da vivo… nel senso di me, vivo . Però sono dettagli, noi lo sappiamo 🙂
    Per il resto, minuti spesi bene, quelli trascorsi a leggerti. Devo averlo già detto… l’ho già detto? Pazienza, butta via 😉
    Buon sabato e domenica.

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    1. Ahahahah mi fai troppo schiantare dal ridere!! No cmq non butto via nulla, te Giacomo e Piero siete gli unici che mi commentano e mi leggono davvero, figuriamoci se non mi sento troooppo contenta nello spulciare qui!! Anche perché siete ironici e di una certa sensibilità che è palpabile. Duepunti : sono lusingata/sbalordita/impressionata/inorgoglita/sorpresa nell’apprendere che vi sentite minuti impiegati bene nel leggere “le mie stronzatine” . pensate “Piero e Giacomo” che queste son cose che ho buttato giù/vissuto/visto/scritto/ quasi 10 anni fa, infatti mi sembran così acerbe, lontane, immature, bambinesche, infatti… eh eh eh, ora non lascerei più i miei risparmi a mia sorella, che a distanza di 10 anni ho “imparato bene” a conoscere le persone sia i fratelli che le sorelle, CAPISCIAMMé!! 😉 Tra l’altro ora, non ho più neanche una sola nipotina, c’ho pure una figlioletta detta Babygranchio, pensa te… come si caaaambia!! 😛
      grazie mille
      Grazie mille
      Grazie mille
      Grazie mille
      Per leggere così accuratamente le mie pagine

      Mi piace

  2. “Grazie mille” mi sembra troppo… magari basta “grazie 10”? 😉
    Non occorre che ci ringrazi, evidentemente ci piace quel che leggiamo (cose vecchie o nuove, non fa differenza), e… punto e basta! 🙂
    Per il resto, anche qui si ha famiglia (anche se senza granchietti in giro, purtroppo), e di tempo se ne trova poco per cose nuove: cose di musica a parte, molte delle foto e del resto non sono recentissime nemmeno le mie. Tiè 😉
    Buona domenica

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