NEL SANGUE E NELLE OSSA

L’ANNUNCIAZIONE DEL 2007 A UNA Di NOME MARIANNA

Sì sei in traluce. Con la matita negli occhi a farteli ancora più belli. Senza la matita come contorno sembreresti italiana. Mentre invece ti appoggi ad una mensola bianca. Qualcosa è passato di lì.

Sì sei in controluce. Quasi sempre, per spingerci a svegliarci. Hai inquadrato bene la situazione. Dopo di che mi hai dato la mano capendo che potevo restare anche da sola. Sei andata di là.
Sì sei il mio spiraglio di luce.
Una fetta di torta a mezzanotte. Un sorriso sempre pronto a rimettere le cose a posto.
Si guardano a uno specchio rotto. Lo dice la ragazza coi ricci rossi. Possiamo dare per scontato che sia vero. Scontato non è quello che le è uscito dalla bocca, è quello che è vero. Mi viene il vomito.
Ho un buco allo stomaco.

E uno mica può riempire il buco se prima non lo vede? Lo dice la ragazza coi capelli biondi.
Ho la testa in farfugliata di passanti che guardano un po’ così. Guardano e passano. E passano.
Sì sei la ragazza dal taglio nero.
Ma veniamo nel 2007. I tasselli del puzzle si ricompongono ora. Ero, allora, completamente sicura di me. A base di champagne col ghiaccio, per la prima volta. Ero semplicemente sana di mente.
Stavo lavorando senza spaccarmi troppo la schiena, davo retta a turisti bislacchi col biglietto ciancicato in mano, brillavo di serenità, seduta ad una sedia bassa e osservavo il mondo che mi scorreva a file, intorno.
Una mi siede davanti e mi fa: << Sono una collega >>.
Mi diceva cose senza senso. Diceva che amava la vita ma non era contraccambiata. Diceva di un uomo, suo amico, che l’aveva invitata a bere, che era un bravo uomo, un gran lavoratore, ma che la vita non era stata clemente neanche con lui. Diceva cose che mi interessavano. Che mi ammiccavano. Diceva di lui e della sua macchina sportiva. Diceva che s’era fatto il culo. Diceva che si stava separando dopo 12 anni.
Io non ho detto: << Capita >>. Ho guardato il vuoto e ho visto tutto. Sono uscita dal lavoro e sono tornata nel mio corpo, sono uscita alle 13 con passo veloce. Qualcosa è passato di lì. Mi ha raggiunta e mi ha detto: << Aspetta non voltarti >>.
Una cosa forte qui nel petto mi urlava che prima o poi avrei incontrato quell’uomo. Non sapeva dirmi né quando né come. Ma sarebbe stata una piccola storia d’amore a differenza delle altre. Una piccola shâns da saper giocare. Una brava persona per le mani, per la prima volta. Una brava persona che mi avrebbe fatto male lasciandomi, per la prima volta. Io parlai ad alta voce senza controllo dicendomi: << Bene così imparo >>. Qualcosa passò di lì. Trapanandomi il petto disse: << Sarai abbandonata da lui >>. Io lo sapevo. Sorridevo perché ero completamente certa di quel che sentivo. Camminavo dritta a casa. Qualcosa mi diceva: << Aspetta non è finita qui >>.
Che avrei incontrato un altro uomo. Poco dopo. Uno che poteva rappresentare l’opposto. Un uomo che potrebbe rappresentare la perdizione. Viste le premesse. Uno straniero, ed io dicevo: << Un extracomunitario >>. Uno senza né arte né parte. Uno in gamba, intelligente, con la cultura della sua nazione. Un marocchino? ed io dicevo: << No banale! uno di colore! >>. Uno straniero: << Un tunisino! No banale un tunisino! >>. La Strana Cosa mi diceva: << Un algerino. Un musulmano incallito. Buono ma strano >>. Ridevo e dicevo: << Bella la vita! Poi glielo dico a mio padre! Però questo qua, lo lascerò io o lo riempirò di corna? O lui? >>.
Passò sfrecciante una macchina, mi distrassi e non sentii più risposta. Qualcosa volò via. Il traffico della città mi fece ripiombare nel mio corpo. Nel rumore. Nel marciapiede coi piedi per terra.
<< Dai? Che succederà? Come andrà a finire? Sarà ancora lui a non volerne più sapere di me come quel primo? E quanto durerà? E dai dimmelo? Va bene provo a indovinare io, sarà una storia lunga, sarà clan[…], sarà dura e tormentata e non me ne fregherà un cazzo, senza accorgermene >>.
Ma veniamo nel 2009. I tasselli del puzzle si ricompongono ora. Ero inconsapevole, distratta, per i cazzi miei. Sfuggente, irraggiungibile, senza risposta per nessuno. Ho incontrato Roberto, il carrozziere, quello della macchina sportiva, quello che mi diceva la collega. Ho aperto la mia vita e sono entrata in quella dell’uomo che si era appena tolto dalle scatole il peso di una convivenza di 12 anni. Proprio lui insomma! Lo conosco, lo frequento, lo faccio impazzire. Una piccola storia d’amore che ha lasciato il segno. Per la prima volta è lui a sparire ed io a cercare. Poco dopo, uno mentre raccattava col cucchiaino le mie lacrime, mi fa:
<< Se vuoi parlare io ci sono >>. Ed io con lo sguardo appannato dal mascara gli fo: << E tu chi sei? Non puoi fare nulla per me! >>.
E lui: << Ma tu puoi fare una cosa per te, venire a cena con me. Adesso! >>.
E io: << Ma che vuoi? E Da dove vieni? >>. Inorgoglito, si gonfia, rizza su il mento e splende.
Lui: << Sono dell’Algeria! >>.
Ecco punto e basta.
Ovviamente l’ho conosciuto, l’ho frequentato, l’ho fatto impazzire. Ho passato notti alcoliche, ho passato notti a camminare col sole, ho passato lastre di ghiaccio dopo la neve. Ho passato tutto il periodo del Ramadan, dei miei discorsi, dei venti a Occidente, dei miei viaggi, delle vacanze costate un lavoro intero, dell’Italia, dell’Egitto, di Berlino. Ovviamente abbiamo passato tutte le fasi, gli allontanamenti, gli avvicinamenti, le riappacificazioni, le risse in tutti i ristoranti dove abbiamo pasteggiato. Ovviamente mi ha urlato, mi ha chiesto, mi ha detto taci, mi ha preso, mi ha tolto, mi è stato vicino, mi ha detto basta non ce la faccio più. Ovviamente ho fatto un polverone, ho cercato di ripulire, ho cercato di fare la brava quando ormai era passato il momento. E sono ancora qua.
E sono ancora qua, che non mi ricordo, che mi ricordo, a pezzettini di puzzle, come andrà a finire.
Sì sono le 12. Tu da dove sei entrato? E come hai fatto? Forse è stato per conoscere il viso in controluce di lei?
Sì non so.

Venerdì 8 Gennaio 2010

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