ODORE DI AMARENA

ANCH’IO TE NE POSSO PARLAR TANTO DEI SEGNALI TUOI

Guarda, finché con te c’è da stare bene, finché c’è l’ilarità, a me va più che bene uscire frequentarti trascinarmi con te. Anche se adesso è meglio usare il passato. Se uno o te per primo, sento che mi porta la serenità più che meritata, la complicità, la voglia di capirmi, se uno mi comprende, e ciò comporta tutti i sacrosanti momentuzzi quotidiani, se uno rispetta i miei orari lavorativi e non, i miei orari psicofisici e di distacco, allora sì che ho piena voglia della sua vicinanza. Della sua compagnia. Del suo amore. Di lui insomma. Finché te mi fai ammazzare dalle risate, finché sei dolce, e poco sboccato, sensibile e perché no empatico, complice, sereno, altruista, amico e non nemico, gentile, allora sì che c’avevo voglia di continuare a uscire con te, capisci? Di farti far parte della mia vita, capisci? Capisci? Ma così no. Se io torno a casa e mangio e mi distruggo e mi voglio rinfrescare e riprendere, prima di parlar al telefono e di non far la voce a vampiro, capisci? non mi posso sentir schiaffeggiare leggendo la tua totale disapprovazione per cose al quanto fisiologiche! Capisci? Certo, logicamente se vedo che tu svalvoli già così,  senza intuire che io dall’altra parte era tutto il giorno che volevo chiamarti, ma non ce l’ho fatta, e aspettavo le 11 per esser più idonea ad uno che a quanto pare bisogna dosar bene le parole, io non c’ho più voglia di averti nel mio mondo, di uscir con te capisci? Che me ne faccio di uno che s’incazza cercando di farmi venir tutti i sensi di colpa di ‘sto mondo. Capisci? Per cose che non ho fatto. Per processi inutili. Sbagliati. Da non colpevole! Capisci? E la puzza dici? Se tu mi facevi puzza non ti sarei stata accanto in questi 4 anni. Mai. Lo capisci? Eh? Capisci? Quindi non centra un cazzo manco questo. Un altro tentativo di dimostrare quanto sei stato sotto tortura. E sei tu lo stronzo non sono io ad essere stronza, io son stata anche fin troppo buona con te. Un’altra non le sarebbero tornate già da un po’ certe tue cose. Frasi tue. Insulti a sbafo tuoi. Certi tuoi messaggi. Non so quanto avrebbe resistito un’altra a posto mio. Che se io torno a casa con l’intenzione di sentirti, ma per staccare ho bisogno di orette per l’acqua asciugarmi i piedi le ascelle masticare pappa al pomodoro dormire un po’, che già così si fanno le 7, non faccio proprio un cazzo di male. Capisci? Lo capisci? A già… tu no, tu non capisci.

 

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