ODORE DI AMARENA

“ULTIMO TANGO IN CORSICA”

– Che ne so! Ci sono volte che mi danno noia cose che non mi danno noia! – e mi fai un sorriso. Abbassiamo tutt’e due il tono per non far sentir criticato l’altro. Siamo l’introspezione e il l’incoscienza insieme. Mi va bene così. Ti va bene così. Non si può dimenticarti. Non si può dimenticarti per quel fascino che trasudi appena entri nei posti, non per l’idealizzazione dei miei 23. Altri periodi. Altri sentieri. Altro modo di vivere le emozioni. Ma tutto è tale e quale. Qualcosa di solido mi hai preparato, come i vecchi tempi, “quelli in cui c’era Lei”, il tuo sugo denso-corposo-alcolico-superpiccante.
– te lo ricordi Cip, della prima colazione alle 5 del pomeriggio al Dolce Vita? – mi fissi dritto.
– me lo ricordo sì, e dei topini da Sabatino? -. Vorrei esser sincera sbrodolandoti che mi rendevi felice-insicura-vulnerabile-pazza-ma non confusa! Abbassiamo tutt’e due il volume dello stereo perché Cirano di Guccini è un colpo ancora troppo forte. In questa storia non ci sono né vincitori né vinti, solo un mucchio di feriti a terra. Perché lo abbiamo fatto? Mi angoscio al pensiero di cosa posso esser diventata ora, ora che tengo a distanza, ma circuisco, ghiaccio, congelo, scongelo, rendo terribilmente insicuri tutti, e li lascio a terra mentre io salpo con la nave, nessuno escluso. Ma c’è un solo fatto: sono tutti confusi. Ci mettiamo davanti l’uno a l’altra, in questo banchetto, non abbiamo mai avuto problemi a stare ore così e poi ci ricasco, riosservo le mani, le braccia che lasci sempre scoperte. Ti devono piacere più a te che a me, ora che ci penso.
– Leo? –
– Leo mai più visto -. E quando ti ho chiesto se era tutto vero, tu mi hai zittita col silenzio ed io ti ho capito dicendo – va bene ho gli occhi grandi e allora? – e sono semplicemente scomparsa. Il fantasma di un fantasma di un fantasma. E sei semplicemente andato in cucina a metter su il quinto caffé. Orribile. Io ero di qualcuno per la prima volta. Non è la stessa cosa ora, ora non sono di nessuno. Ma c’è un fatto solo: prima mi piaceva esserlo adesso mi piace non esserlo. Siamo tutti d’accordo. Dicevi – sei piena di bucce addosso – ridevi, io – mi devo sbucciare? -, tu – no, vieni ti sbuccio io -. E per due anni e mezzo non sentire il bisogno di comprare la televisione. Un pezzo da spolverare in meno. Solo nudi, tutto il giorno, nel letto, per due anni. Solo un’ora zitto nei miei occhi grandi, per tutti i giorni. Indimenticabili bustine di minestrine già pronte. Indimenticabili fettine di pancarré con la nutella. Indimenticabile tavolino basso in legno massiccio. Indimenticabile panca a destra. Indimenticabili calzini Magenta. Indimenticabile impermeabile lunghissimo verde militare. Indimenticabile vicina. Indimenticabile finestra. Indimenticabile gatto della vicina. Indimenticabile scacchiera. Indimenticabili gechi su tutto il soffitto. Un solo quadro al centro. Lei e le sue calze e finissime caviglie. I muri celesti. Ombre di fantasmi di luci. A terra il telefono. I fumetti ed i dischi di Chet Baker lì. Il formaggio sopra le penne fumanti. I bicchieri perfetti per il tuo Tignanello perfetto. La lenta e la svelta per aperitivo. “Vivere era tutto un altro affare”. Indimenticabili frasi in codice al telefono “Planare” ad esempio. Indimenticabile “ti amo” e io che capisco “andiamo”. Indimenticabili colpi di testa. Indimenticabile autostop alle 5 del mattino a Galciana. Indimenticabili Angeli salvatori in Jeep. “I miei angeli sono
dentro una Jeep hai capito”. Indimenticabile pranzo non so bene a che ora. La Piazza, la strada, in Via Di Santo Spirito. Indimenticabile il portone 24. Adoravo più di tutto le tue braccia, tu la mia carnagione. Odiavo più di tutto i tuoi orari, di te, non l’ho mai saputo. Non lo saprò mai. Il mistero è l’unica cosa che contraddistingue una faccia come la tua da vari miei sballi. Cinque anni e rotti insieme e non sapere quand’è il tuo compleanno. E tu daresti ancora la colpa a me. Cinque anni insieme e non sapere che diploma hai preso, forse non ce l’hai proprio, un passato. Cinque anni con gli strascichi e non sapere neanche una data che ci riguarda. Forse non sei neanche mai nato. Forse sono solo stata molto fortunata senza che se ne accorgessero gli altri.
Quando dopo due anni di convivenza ci siamo detti – sistemiamo la stanza? –.

 

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