DA CAVALLERIA RUSTICANA

                                                                                     7

Il ritorno dei boss. Pizzetto sottilissimo, quasi impercettibile, sigaro e occhi di ghiaccio. Azzurri. Sottili, sottili, che mi fissano. Non si azzarda a dire “buon giorno” lui per primo. Colazione brioche col tuppo e gelato dentro al bar del bivio, stamattina c’è rifrullo, macchine in terza fila e mi chiedo perché.
Ha tutta l’aria d’essere un malato di ricordi d’infanzia senza innocenza. Malinconia. Corse coi sassi in mano da tirare ai gatti, gonfio d’incoscienza
. Si limita a girarsi e a far vedere che punta proprio me senza vergognarsi, senza nessun tipo di timore o timidezza. La brava categoria dei genitori non capirebbe la frenesia. Con fierezza, coraggio sfacciato mi fissa. Dritto all’interno delle mie pupille. Mi fa arrossire, mi fa girare di là, anche se spudoratamente cerco di non darlo a vedere m’inquieta, ma austera lo guardo di volata come guarderei qualsiasi altro cinquantenne.
Non do l’impressione d’aver captato segnali da pipistrello. È l’unico che non mi rivolge parola. Non parla tanto per parlare. È esattamente un diamante raro qua. Non si ferma per far due chiacchiere a cui non ci si può sottrarre. Come se la soggezione non fosse un’emozione che lo toccasse.
Poi zitto, ritorna a guardare il vuoto, avanti a sé. E da quei due occhi fini, dove s’intravedono sottili pennellate celesti, è come se osservasse un mondo attorno a sé. Guarda l’orizzonte come se stesse contemplando poeticamente il suo destino, un Mini Market sulla Matteo Agosta; e fiumi di persone in coda alle casse. Fingo di non guardarlo, sorrido superba ai miei amici. Niente, non c’è soluzione, se ne accorge lo stesso, si gira di scatto e ricomincia a interloquire solo fissandomi. Ha un ghigno sulle labbra. Prende nota di chi siamo noi al tavolo di fronte, quanti siamo, chi siede a destra, chi dietro, chi sono io.
Mi sento capitissima. Stranamente a mio agio, più quando c’è lui e la sua gente, che quando non ci sono persone  che masticano la nostra lingua.
Ho detto una cazzata: << Hanno tolto la caserma dei carabinieri qui! Ora questo paese è completamente allo sfascio! >> tutti i miei commensali fanno “Oooh” con le labbra. Lui sbuffa divertito e si tocca il baffetto. Si gira verso il suo Mini Market. Non siamo più oggetto delle sue attenzioni.
Tutto scorre in un moto lento come un apparente lieto fine.
Mi alzo sicura di me, bacio, abbraccio, saluto, non pago, mi accorgo che mentre io non ce la faccio pur sforzandomi a non degnarlo di un ultimo sguardo, “quello” è tornato a lanciarmi occhiate, incuriosito, fregandosene dei modi garbati, è d’improvviso ritornato a farmi capire che sono oggetto d’interesse, si gonfia il petto e spunta fuori un sorriso, questa volta è evidente mi chiede qualcosa solo telepaticamente alla Provenzano!

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