POESIE PER VOI

FILM

Immaginate di vedere una strada
in primo piano
senza marciapiedi
priva di macchine e di luce,
provate a vedervela davanti
e due passi d’uomo che schizzano
tra le pozzanghere
che schizzano zitti zitti
e fanno casino solo loro.
Immaginate gentile pubblico disattento
che in soli tre secondi
si possa dimenticare d’esser stati proprio noi,
in quel primo piano
fra quello sfondo pensato
solo tre secondi
per riscattare una fervida immaginazione.
Ma ci vuole energia e molta, molta fantasia
per far del gioco l’unica realtà vivente,
ci vuole una mente a dir poco malata,
per non vergognarsi nemmeno un po’
di ciò che sta facendo.
Immaginate di schioccare le dita
e di spegnere la notte, puff
un solo gesto e via,
lanciate nel vuoto le ciabatte
chiudete gli occhi e vi addormentate
meno stanchi del giorno prima
sul vostro o sul mio divano, se preferite.

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1 commento su “POESIE PER VOI”

  1. “I Was Hoping”
    Mentre parlavamo, fuori faceva freddo. Avevamo i brividi, ma l’argomento ci riscaldava. “Mia moglie è nella stanza accanto. Sai, abbiamo qualche problema. Per favore, non dirlo a lei o a nessun’altro, ma ho bisogno di parlare con qualcuno”. Hai detto: “Non sarebbe un peccato se scoprissi quanto grande sono cinque minuti prima di morire? Sarei pieno di rimpianto prima di esalare il mio ultimo respiro.” E io ho detto: “Sei disposto a dirmi questo ora e non morirai tanto presto”. E ho detto: “Non mangio pollo o carne o roba del genere” e tu hai detto: “Sì, ma vesti di pelle” e hai riso e hai detto: “Siamo in cima alla catena alimentare e sì, tu sei ancora una bella donna” e io mi son fatta piccola.
    Speravo, speravo potessimo guarirci a vicenda.
    Speravo, speravo potessimo essere grezzi insieme.

    Siamo usciti dal ristorante dove il capo cameriere (sulla sessantina) ha detto: “Arrivederci, signore. Grazie del suo lavoro, signore. E’ un uomo di successo e affermato, signore. E a noi piace la frequenza con cui viene a cenare qui, signore. E il suo denaro”. E quando sono passata io, hanno detto: “Grazie anche a te, cara”. Io ero tutta treccine e pantaloni di velluto e c’è stato un giorno in cui avrei detto qualcosa come: “Ehi tipo, potrei comprare e vendere questo posto, quindi bacialo. Anch’io una volta pensavo che mi fosse dovuto qualcosa.”
    Speravo, speravo potessimo sfidarci l’un l’altro.
    Speravo, speravo potessimo farci crollare a vicenda.

    “Anch’io pensavo che quando venivo smentita in qualche modo perdessi. Anch’io una volta pensavo che la vita fosse crudele. E’ un ciclo, in realtà. Pensi che io mi stia tirando indietro e ti stia inducendo sensi di colpa. Credo tu sia insensibile e non mi sento ascoltata”. E ho detto: “Pensi che siamo fondamentalmente critici, fondamentalmente cattivi?” E tu hai detto di sì. Ho detto: “Io non credo nella vendetta, nella ragione o nel torto, nel bene o nel male”. Tu hai detto: “Beh, e allora l’uomo che ho visto ammanettato al pronto soccorso, sanguinante dopo aver picchiato il figlio e lei gli ha tirato una scarpa in testa? Secondo me quello che ha fatto è sbagliato e mi sarebbe stato difficile provare compassione per lui”. Ho dovuto moderare il tono per paura di farti sentire giudicato.
    Speravo, speravo potessimo ballare insieme.
    Speravo, speravo potessimo essere sdolcinati insieme.
    ALANIS

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