LA TIRO SEMPRE SU

LA TIRO SEMPRE SU

Quando ti uccisi
mi resi conto
della mia amante sul tetto
si trascinava e si trascinava
mentre i lamenti
erano nella tua bocca
che delusione.

Morii tre volte
nel mio passato,
ed è bello che ci credi
bello crederci unici,
“mentre non togli il pensiero dalla mente”
si può affaticare meno
questa storia storica,
suonami con l’unghia grigia
come una volta
ma non spezzarmi
anche il mio ultimo gioco,
è il mio onore che mi gioco.

LE SIGARETTE FANNO BENE

LE SIGARETTE FANNO BENE

Sei una psicopatica
una finestra che penetra
dal buio una giostra di luce arancione.

Sei saggiamente ridotta
pudica e arrapata
e credente!

Stingimi come scritto
la maglietta della carne
non è possibile
che non ricordi il tuo nome.

Sei un pezzettino velenoso
e osso duro
e morte incombente
e schizzata!

L’altra notte
ti ho cacciata dal mio letto.

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ASSENZIO a Rimbaud

ASSENZIO a Rimbaud

Nel tempio scrosci di liquori non ancora collaudati
e pare un altro giorno che mi ricorderò a vita.
Sebbene mi odi
un certo bisogno mi bisbiglia
di arrotondare con le monete
per raggiungere una certa quota.
Dai soldi verdi siam passati ai soldi sinistri
eh no! Non lo si può scrivere
pensando e ripensando
avendo e non avendo sempre in mente te
in ogni momento
anche mentre faccio urinare gli ospiti.
E dio come vorrei avvicinarti
per spiegare e non spiegare granché.
Rimbaud unisce un filo di foglia
e ci fa una collana
ed io mangio,
anche oggi.

ARTHUR RIMBAUD

ARTHUR RIMBAUD

Un nodo in gola
ma “che te lo dico a fare”
la schiena, in certe battute
s’incurva e non c’è
un sogno introspettivo giusto
né il veleno giusto,

ti vorrei dire
di ritornare dall’ottocento
ti capirei anche col mitico sesso
ma sei piuttosto gay
e pure morto
ed io non so smettere
lo stesso
di bere quel che bevevi te
di sorridere al mostro
che rosicchia
i nostri muri di carta.

Oh sì ! L’altro è solo un amico
“e che te lo dico a fare”
non è come te Arthur!

IL FANCIULLINO

IL FANCIULLINO

Cinque del mattino
una mano morsicata fino all’osso
tanto sonno e immenso desiderio
un via vai di genti
e lussuria nei brividi per tutto il corpo.

Sei della sera
un accenno di miglioramento
termometro rotto per terra
un amuleto che si stringe al collo
e desideri di collassi
a lunga scadenza.

La giovane venere
se ne sta sdraiata al suolo
marmo rosa l’avvolge
e penso
ora riderà.

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LA MATTINA È DURA

LA MATTINA È DURA

Per ogni provocazione
rispondere con un gesto d’arte.
Per ogni frase sparata presto
rispondere con un silenzio.
Per ogni tradimento nella guerra
rispondere coi fatti nei miei libri.
Per ogni sentenza sparata a zero
rispondere con la dissolvenza.
Per ogni indifferenza e dimenticanza
incorniciare un dipinto ad olio.

Allora, domani devo fare :
cominciare da questo momento,
smettere d’essere dipendente,
non avere più il fegato marcio,
dimagrire di cinque chili di pensieri,
farmi due caffè col miele (non di più)
riposarmi, pensare a me, ridimensionare,
stendermi sul divano e ridere,
avere due occhi vivi,
fare movimento e invidia,
non sprecare più nemmeno un granello di fumo,
scappare dalle loro limitatezze mentali.

Per ogni insulto alla mia intelligenza
risponderò con due pupille a carboncino.
Per ogni attenzione in meno
risponderò che me lo tengo stretto l’orgoglio.
Per ogni ricatto morale alle mie spalle
risponderò con vocaboli infallibili.
Per ogni perdono venuto male
risponderò con le mie promesse.
Per ogni pregiudizio verso la mia tregua
risponderò coi disegni alla Paul Gauguin.
Per ogni provocazione
risponderò girando la chiave sotto le stelle.
Per ogni allontanamento dalla realtà
risponderò scrivendo qualcosa.
Tutto qua.

POESIE PER VOI

SOTTO A QUALCOSA

Com’è possibile che basti così poco per farmi spiccare il volo?
Com’è possibile che mi sbilanci così tanto quando tutto mi insegna il contrario?
Com’è possibile che sia pronta in ogni momento a nuove scoperte
quando è ora che sono affondata con la mia barca
e il mio equipaggio?
Perché sono forte se le mie ossa sono sbriciolate?
Perché ho voglia di avere intenzione di ricominciare
se qui tutto non è mai iniziato?
Perché ci sono larve che portano a scricchiolare il soffitto?
Cosa mi spinge alla dichiarazione d’arresa di fronte ai sentimenti?
Come sia possibile tutto questo ardore verso la terra che calpesto
quando sono ancora ancorata nel mio guscio?
Com’è che basta così poco per farmi ridere in questo modo?
Cos’è che ho che mi dà la forza di sentirmi sempre la prescelta?
Com’è possibile che mi senta così forte e chiara
quando mi incaglio in un’anima che mi rassomiglia?
Perché colei che dovrebbe rappresentare la mia crescita interiore
mi fa disonorare me stessa?
Perché hanno manomesso le mie emozioni?
Perché se ho il difetto di concentrarmi sulle relazioni
non ho il pregio di concentrarmi a modificare il mio ego-centrismo?
Perché parlo ancora al cielo?
Perché ancora non credo che non possa tornare?
Perché ancora mi sento in colpa per qualcosa di cui non ho colpa?
Chi è che mi fa disancorare dalle mie inutili armature?
E com’è possibile che mi fidi così facilmente
quando per istinto correrei a nascondermi?
Eppure lo so, lo so, non ne sono ancora uscita matta.