NON TI PICCHIO SOLO PERCHÉ SO CHE TI FAREBBERO BENE

NON TI PICCHIO SOLO PERCHÉ SO CHE TI FAREBBERO BENE

Che pianto da zingara
rivestita di nudo e soffici gonnelle
bevimi gli spumeggianti slanci e discutimi in silenzio
nelle tue notti col CRONC – CRONC
di quel che tu sai.
Altro da cantare non c’è
l’assenza non si può condannare
alle mie colpe che ne hanno subite
di giustificazioni,
l’assoluto mistero del dolore
non si può condannare
alle mie fregature,
” all’arte e poi mettila da parte ”
non lo si può suggerire ai miei riti
e sempre più distruttivi,
ma può scavarmi l’anima
il tuo giudizio e scavamela ancora,
guarda non c’è più niente da vedere.
Non possiamo cavalcare
ancora le mie fragili personalità
i miei sbagli multipli
i miei diabolici piani
e l’elastico del cranio
che vorresti catturare
è tutt’altro che effimero
come vai dicendo tu.
Geniale e imperdonabile
il mio sfogo come aver mille catene addosso;
non saper camminare
e aver bene in testa dove voler andare,
dare sfogo a te
mentre ho il mio precario sadismo
ti fa acquistare potere che non sai d’avere,
ma nell’angolo, il tutto,
si è trasformato
nel tuo ruolo preferito.
Se potessi spiegarti
chi sei, quando non sai,
capiresti.

[2006]

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