RACCOLTA DI CORTI E DI SINAPSI

“DA LIVORNO TUTTO TACE”

Poche parole nel mattino con il goccio di caffè e il pacchetto da dieci vuoto, di Marlboro.
Di fronte alla Via Luigi Pirandello, il bar di Claudio stava già per aprire, non con lui ma col padre e il fratello, pronti a vendere le sigarette di sottobanco.
Niente aggeggi e niente droghe nel cassetto.
Solo uno strano sorriso come un ghigno. La voglia di sparare in aria per fare una strage senza alcuna ragione e senza senso, tanto per farlo, tanto per spaccare in due le diverse opinioni sulla “Libertà di scelta”, tanto per sparare agli uccelli.
Mi stava forse impacchettando con estrema follia, la lettera che tutto poteva sembrare tranne che d’amore.
Si stava preparando per una passeggiata, per esplorare tra un cespuglio e un incrocio la sua tranquillità. I piedi rigidi e tesi lo portarono diretti verso una cassetta della posta. La imbucò.
Posta Prioritaria e mi arrivò il giorno dopo.
Quando me la sono trovata sul mio tavolino da lavoro, pensai: “Oddio, questa me la posso leggere anche dopo, tanto sarà piena di miliardi di offese e minacce d’ogni tipo, ora non c’ho voglia per sprecare due ore di tempo”.
La posai lì accanto e tornai a far ricerche sul computer. Poi la aprii con violenza e curiosità, visto che il mio occhio destro si posava lì ogni tanto.
Presi il foglio, lo srotolai, dato che era tutto ben piegato e signori e signore…non era affatto una lettera! Ma bensì un disegnino, di quelli che fanno i bambini piccini.
Non c’era firma , non c’era una scritta , non c’era mittente, non c’era un cavolo, solo quel maledetto coso, con tanto di strisciolina blu di cielo al bordo, il sole giallo al centro e due case in basso, una più grande e una più piccola. Tre specie di donnine, in tre situazioni diverse, col capo tondo marrone e la sottana a forma di triangolo, ma i bambini disegnano meglio.
A tale visione mi prodigai per fare le mie appropriate mosse: reagire col silenzio!
Camminavo disinvolta, uscivo, frequentavo locali, bevevo, socializzavo in Via Faenza, poi ancora in Via Faenza e poi ancora in Via Faenza! Ogni tanto cambiavo anche, andavo in P.za Santa Maria Novella. Altre volte facevo direttamente in casa.
Diedi il mio tributo varcando la soglia del mio Pub familiare e dissi:
<< Allora ti sono mancata? >>
<< Eh come no! >>
<< Dai Ponci, fammi una birra >>.
Poi mi sedetti al tavolino dove già era ben posizionato il mio amico Charles Albert.
<< Allora, notizie da Livorno? >>
<< No, cioè sì. Solo questa >>
<< E cos’è? >>
<< Aprila >>
<< Cosa? E…e…che è? >>
<< Sì anch’io ho fatto la stessa espressione ieri sera quando l’ho vista >>.
Prima si scoppiò “in una leggera risata” poi si cercò di capirne il senso, il nesso logico, e una volta capito che non c’era, lui diede questa espressione: << Oh mamma! ma questo sta male! >>.
E si finì lì.
Ma Mister Sfortunello, stava perdendoci proprio la testa, dato il mio mutismo, così mi mandò uno straccio di sms, strano perché di solito erano molto più lunghi:
“Io come hai visto ti ho sempre cercata e lo faccio anche ora, ma questo te non l’hai mai fatto. Forse non ti manco così tanto o forse pensi di essere stata trattata male solo tu, allora se devo continuare a contare le pecore la notte e pensare a una che non mi pensa nemmeno, mi dispiace ma preferisco dimenticarti per sempre e in modo irreversibile, e ti giuro che questa volta non scherzo. Vorrei parlare con te, cercare di sistemare tutto insieme, io sono con te amore, farti capire che…mi devi ascoltare. Pensaci e fammi sapere al più presto, mi basta solo una risposta, staremo meglio entrambi nei due casi. 871 872 873 874 875 879 880 e per ora quante pecore…Laura vieni a Livorno a trovarmi?”.
Poco sale in zucca la sera quando fumato l’ultimo spinellino si recava all’ippodromo in sala, per vedere di capirci qualcosa.
Con la sua superficialità, tentava di fare persino il presuntuoso, ma aveva dei modi di fare di plastica, che quelli che reputava “giusti” per farsi dare delle dritte in realtà si prendevano gioco di lui e andava tutto dritto e arzillo a puntare sempre un cavallo perdente.
Il mio amico RiKKa mi informò qualche giorno dopo che lo aveva asfissiato con varie telefonate. Mi disse a suo modo che gli avrebbe dato volentieri “Una bella sistematina”.
RiKKa:<< Ah, poi mi fa: Ma quali sono i piani di Laura, ora? >>
<< Cosa? E che c’entra questo? >>
<< Sì sì mi ha detto proprio così: quali sono i piani di Laura, ora su di me! Mah, ad un certo punto mi sembrava di parlare con un bambino. Cioè come se io fossi suo padre e lui mio figlio >>
<< Non ho parole >>.
E si finì lì.
Sono passate tagliando, tagliando, due settimane, io continuo le mie cose, esco, cammino, frequento, conosco, presento, prendo, lascio, bevo, cerco di smettere di fumare, riprendo.
Un’altra volta i miei amici Charles Albert e RiKKa mi fanno: << Allora, da Livorno notizie? >>
<< No…non direi…>>
<< Allora, da Livorno tutto tace…>>
<< Ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha >>.

[ 2003 ]

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