RACCOLTA di CORTI e di SINAPSI

“UOMINI CHE PARTONO (DI TESTA) A CAUSA DEI LORO SENTIMENTI”

Hai voluto cambiare un animale in un altro animale ma non lo sai che non si può tramutare un ghepardo in un mammut?
Sì sì, balla pure da lassù, devo dire che quando ti portavo le rose per alleviare i tuoi mal di pancia da mestruazione, non ti mettevi di certo a saltellare così, avevi un viso sbattuto, pallido, facevi quasi ribrezzo, ma non te lo dicevo per educazione e un po’ anche per libidine alle tue tette ingrossate.
Stai pensando sicuramente che se cambiassi atteggiamento e modo di portarti il caffè a letto, mi toccheresti l’anima facendo anche una piccola carezza al mio pisello.
Ma ti stai distraendo un’altra volta, che diamine! Ti ha chiamato qualcuno, e sempre con sto cellulare in mano, te lo tocchi come tocchi i corpi maschili che ti fai, sei fantastica, mi arrapi anche mentre sei al telefono, ma il punto non è questo, è che hai altri impegni tu, altre cose a cui pensare, sogni introspettivi che ovviamente non mi vuoi confidare eh chi te lo farebbe fare, nemmeno io lo farei fossi in te, ma tu… ma tu…sei molto più intelligente di me, hai esche magnifiche per andare a pescare, hai prede più intriganti di me.
<< Hey Carloalberto? Che fai, noi andiamo, tu rimani qui? >>
<< Eeeh? Mmm, sì sì, andate, vai cioè vai, andate pure…>>.
Che fulminata ragazzi, si è abbassata per salutarmi, sapete io sono seduto, e lei mi ha ficcato la lingua in bocca per buttarmi in gola il fumo della canna che si stava fumando.
Lei è alta, è vestita bene ma sembra nuda quando cammina, o forse lo è, oddio non ci vedo più bene!
Corro in bagno, bisogna che mi rilassi, ora faccio colare l’acqua sulla nuca, cazzo è calda, non l’avrei mai detto, qui si scoppia, meglio che esca.
Vado a prendere la metropolitana, sono a piedi, mi hanno lasciato a piedi, mah meglio, perché sono le 4.07, e il marciapiede a quest’ora sembra pulito, che mi pare anche di sentire in giro una melodia tipo provenire dal finestrino di una Chevrolet parcheggiata. Tipo Nocturne di Chopin, ma non ne sono sicuro.
Mi fa ridere. Sto bene. E forse sono pazzo.
Un giorno Samuele incontrò Mary, lei ci perse la testa e anche qualcos’altro.
Lui era tutto dritto sulla sua schiena.
Lavoravano insieme e fra cento e più persone lei non si sarebbe mai aspettata d’innamorarsi proprio di lui, e poi ripeteva sempre: << Se non mi sono fissata in due anni che sto qui, ormai sono salva, non mi capiterà più! >>.
Invece…postazioni vicine, orari di pranzo coincidenti, mansioni complementari, i suoi occhi che vispi rincorrevano ogni passetto, ed ecco che lei ci casca come una pera cotta. Lui, una volta capito tutto, la invitò subito a passare un intero pomeriggio fra giri in macchina interminabili, belle cassette di musica nell’autoradio, fino ad approdare nella sua casa in montagna. Insomma le solite cose che fanno impazzire le donne particolari.
A Mary nel profondo che più profondo non si può, già le sembrò di ammiccare una fregatura. Forse già da allora cominciò ad allontanarsi, a far dieci passi indietro.
Il primo appuntamento e già lei era tutta irrigidita.
Samuele faceva il bello e dannato, gentile ma un pizzico misterioso, usava a tavolino tutte le tecniche di seduzione. Le sparò così al volo, anche un bel fuoco al caminetto nel bel salone centrale.
Si mise giù e cominciò ad accendere stecchi di legno e giornali. Si lasciava illuminare dalle luci della brace.
Allora lei pareva cedere, si avvicinava quella gatta, si avvicinava con estrema eleganza, lo stuzzicava con profili e occhi neri come il carbone.
Allora lui faceva il timido. Un’altra cosa che le accapponava la pelle di passione. Insomma un po’ timido, un po’ strano, un po’ gentile ma anche irraggiungibile, non si capiva bene, ma comunque di colpo lui si alza, la prende e comincia a baciarla.
Dentro la sua testolina frullava sicuramente il pensiero “menomale che dicevano i colleghi che era troppo timido per me”!
Tutto sembrava filare liscio come l’olio, a parte qualche inconveniente, di gusti assolutamente non in comune, che s’inceppavano come una rotella arrugginita, ogni tanto per dare tipo il campanello dall’allarme a quella storia, TLIN-TLIN!Ma come ogni donna capatosta Mary, fingeva di non vedere, di non accorgersi di quei segnali che…era evidente: non poteva durare fra i due.
Lo portò a casa, ci furono le presentazioni ufficiali, i vari pranzi di Natale e S. Stefano in famiglia, e un bel giorno lei si sentì male.
Grosse fitte allo stomaco disse, grosse fitte allo stomaco.
Lui ovviamente si presentò per darle il suo conforto, le portò anche un mazzetto di fiori.
Sua madre uscì di casa, per dar loro più privaci. Dopo un paio di coccole e di “come stai di qua e come stai di là” finirono a letto. E non per giocare a carte. Insomma furono scintille e furono momenti di vero amore.
Dopo di che il velocissimo modo di rivestirsi e il fuggire subito in salotto per la paura che venissero beccati dal rientro della madre.
Mary si avvicina a lui per continuare con quel momento idilliaco, si avvicina per dargli un bacio e tra un gesto e l’altro le scappa un << Ti amo >>.
Lui si blocca per un po’, indietreggia e sta zitto. A quel punto lei gli chiede << Beh, senti io…io mi sa che sono sulla giusta via dell’innamoramento, e tu?>>.
Lui niente. Zitto. Ma almeno le sorride.
A lei non basta.
<< Dai Samuele, ormai io e te stiamo insieme da due mesi, dai, puoi dirmelo, non ti devi più vergognare ormai di me >>.
Lui ancora zitto.
<< E dai insomma, cos’è che provi tu esattamente per me?!>>.
Allora lui a quel punto le sfiora leggermente una mano e le sussurra:<< Stare insieme… stare insieme…no per me è una parolona grossa, per me non esiste “lo stare insieme” >>
<< Sì ho capito, ma cosa provi? >>
<< Beh ecco…tu per me sei una…un’amica >>
<< Come un’amica? Ma che significa? >>
<< No, volevo dire, una grande amica…>>.
Lei chiuse un attimo i battenti. Si fermò tutto in quella stanza, poi si calmò d’un botto, e con estremo ghiaccio al cuore decise di non farlo nemmeno finire di parlare.
Gli disse semplicemente:<< Quella è la porta. Aprila e vai. Ma ricordati che io non bacio nessuno sulla bocca, nessuno dei miei amici. Tu forse usi fare così. Ma io non sono tua amica. Ora vattene! >>.
Chissà perché, quello, i giorni successivi al lavoro cominciò a parlare di continuo bene di lei, fregandosene delle regole di quel posto, di perderci la faccia, e chissà come mai lui aveva per le mani una delle donne più belle della città e se la fece sfuggire così? E in tempo da record! Mentre penso e ripenso a cose futili, vedo che tutto ancora gira intorno a te.
La cannabis l’ho quasi masticata per la rabbia che mi sale in corpo.
Io so. Io lo so, che non ci potrà mai essere nulla fra di noi. Eppure ancora ci spero. Ma che ci spero e ci spero, già mi immagino le facce di tutti coloro che si sono imbattuti nel tuo sublime cammino.
Loris appiccicato dietro il portabagagli della mia stupida, stupidissima panda rossa, Pasquale ricoverato in qualche ospedale psichiatrico nel centro Italia, André con un microchip infilato da qualche parte qua dentro da bravo stalker incallito, la Susy, sì perché hai traviato anche una donna, (anche più di una) saresti capacissima di tutto tu, insomma la Susy sopra il tettino avvinghiata con quelle manine a ventosa, come fosse un geco e col suo cappotto nero come un gufo che ci segue, ma non è finita qui, ecco che ti apro il cruscotto per vedere se trovo una rivoltella e farla finita, ed eccoti che ti spunta il Barone! Claudione.
No basta, devo cambiare capitolo.
Aspetta che salga su quel treno in corsa, e ti farò vedere io.
All’improvviso mi sveglio di colpo da una tua domanda, una delle tue solite, cazzo pensavo di essere solo, di essermela scansata oggi, e invece no, ecco te che mi chiedi:<< Ma per te quale sarebbe la soluzione più giusta? Insomma, mi spiego meglio: dimmi fino a che punto “è grave” LA COSA! >>.
Io faccio un’espressione che non sto di certo a dire qui, deglutisco e dico:<< Beh, è come per un condannato a morte. Magari questo sta lì tutta la sua vita nella sua cella, fino al giorno della sentenza. Poi finalmente lo portano nella stanza dove devono farlo fuori e… tre minuti prima di premere il bottone, t’arriva uno che gli dice, “mi spiace ma la sentenza è rimandata fino al mese prossimo!” E questo sta lì capito? Ma lo sa che tanto prima o poi lo dovranno fare fuori. Capisci? >>
<< Mmm… e quindi qual è la soluzione per te? Visto che comunque non è così grave, anche perché te non sei in una cella un metro per due e non sei all’ergastolo >>
<< La soluzione? Aspettare semplicemente la prossima esecuzione. Se non ci sarà tra poco, per me è come per il condannato a morte, aspetterò i prossimi due mesi stando nella merda. Ma tanto lo so che prima o poi succederà >>.
Lei capisce perfettamente ma non per questo non s’incavola. Io la faccio sempre incavolare.
E che ci volete fare? È più forte di me.

[Con la collaborazione del diretto interessato]

La gente ulula, la gente salta e si dimena, fischia e spernacchia.
Come sempre, anche stavolta è tutta una questione di punti di vista. Per quanto mi riguarda, mi ritrovo avvinto in un fraterno abbraccio con il tappeto del ring e non trovo nella situazione nulla per cui urlare qualcosa a chi che sia. Cerco con fatica di aprire una fessura in quella pesca pesta e marcia che chissà come ha sostituito il mio occhio e contemporaneamente, con la braciola cruda e tagliuzzata che mi trovo in bocca, faccio l’inventario dei denti, annotando mentalmente diverse assenze.
Del salvamenti nessuna traccia, a quest’ora sarà in volo per Detroit , mentre i suoi ex protetti sono tutti o quasi entro il mio limitato campo visivo, come scogli bianchi in un mare rosso e schiumoso.
Sono sicuro, lei non ha neppure esultato. Mi ci gioco la borsa; è tornata con il suo tipico, irresistibile passo , all’angolo e adesso, rosa aulentissima, pensa già al prossimo incontro, bevendo una birra, fumando una paglia e guardando Uomini e Donne alla TV.
Sento Carl, il mio secondo, che urla -“Stai gggiù, stai gggiù !!”-.
Fiato sprecato, da come mi sento avrò minimo la mascella rotta e qualche costola incrinata e , anche se così non fosse, affanculo tutto, io voglio la barella, l’ospedale, analgesici ed ipnotici per attutire il dolore e il sapore della sconfitta definitiva.
Poi Carl dà una ciucciata alla sua cannuccia bordeaux e riprende:<< Vedi amico mio, quando mi vedranno per terra, in ginocchio, sarà solo perché sto per prendere bene la mira! >>.
Sì sì, dice bene lui.
Mi godo il conteggio mantenendo con dignità la più assoluta immobilità, poi due reebok pump devastano il mio tranquillo arcipelago di denti sangue e saliva. Appartengono al medico, il Dottor Strawberry Field For Ever che mi ausculta a dovere, grugnendo istruzioni agli infermieri , i quali mi immobilizzano il collo e mi caricano sbuffando sulla barella. Carl mi sta togliendo i guantoni e tanto per tenermi su bofonchia :
<< Merda Al, te l’ho detto mille volte che con lei non puoi spuntarla. Fottuto stronzo lei appartiene a tutta un’altra categoria rispetto a te… >>.
Carl è fatto così, sobrio o sbronzo, e adesso è sbronzissimo, dice sempre in faccia quello che pensa, anche quando di quello che pensa non gliene frega un cazzo proprio a nessuno.
Che lei sia troppo veloce, troppo agile, troppo intelligente per me, lo so sin dai tempi in cui le facevo da sparring partener , giù nella vecchia palestra di St. Spirit Street.
All’epoca lei era impegnata nelle continue sfide e rivincite con Robby “Robocop” Robertson, che sono rimaste nella leggenda.
Farle da sparring era eccitante ed istruttivo, e anche se per me eran cazzi e mi riempiva di mazzate anche senza darci troppo sotto, il lavoro mi piaceva un sacco. Piano piano entrai in pianta stabile nel suo entourage, su su nella scala gerarchica , fino a diventare anche il suo secondo a bordo ring : le passavo l’acqua e la sputacchiera , le spalmavo la crema coagulante sulle abrasioni e le sussurravo parole d’incoraggiamento.
Non poteva durare, tutto questo era tanto, ma volevo di più, volevo starci io lassù sul ring con lei, volevo fare sul serio, via i caschi protettivi e i guantoni maggiorati, volevo batterla e volevo papparmi tutta la posta in palio. Tutte illusioni, nate un po’ dalla coca, un po’ dalle botte subite in tutta una carriera di sconfitte. Tutte illusioni che si sono infrante; la realtà è quella che Carl continua inopportunamente a ricordarmi anche sull’ambulanza, mentre l’infermiera mi misura la pressione : << Anche stavolta non c’è stata storia cazzo, anzi, cazzo è stata esattamente la stessa fottuta storia che si ripete da otto anni, e questo sarà il quarantesimo ricovero… merda non ci potevo credere mentre stavo lì a guardarti, col mio Cubalibre, mentre ti massacrava un’altra volta; ha troppo gioco di gambe, è troppo veloce e tu non riesci a fermare il suo lavoro ai fianchi, sei capace soltanto di rifugiarti in clinch ! Ti prende per il culo, ti irride e poi quando si stufa, BANG, e in un attimo ti trovi in comunione eucaristica con le calzature dell’arbitro… >>.
Non cerco di zittirlo, lo escludo e basta, concentrandomi sul tranquillo beep beep dei macchinari, e intanto penso a quello che dovrò dire ai ragazzi della stampa…mi rifugerò in clinch anche lì sparando ogni tanto le mie bordate di banalità. Del resto l’articolo di domani ce l’hanno bello che scritto in testa e nulla di quello che potrò dire – sempre che la mascella me lo permetta – potrebbe cambiarlo di una virgola. Lo leggo sul soffitto della mia nuova stanza d’ospedale :
CALUMET CITY : ieri sera al Super Busk Arena , Sweet Sugar ha battuto per KO alla nona ripresa il suo avversario nonché ex sparring partener Albert Einstein.
Si tratta per lui della dodicesima sconfitta contro il ciclone dalla pelle vellutata.
Noi ne abbiamo abbastanza e si vocifera che sia così anche per lui e che si prepari ad appendere i guantoni al chiodo. Dopo sette riprese all’insegna della schermaglia verbale, tutte a favore di Sweet Sugar, la quale ha fiaccato il già imbolsito Al con un continuo, implacabile lavoro ai fianchi, la svolta si è avuta a metà dell’ottavo round, quando con una fulminea mossa, la zuccherosa ha superato le difese del frastornato Einstein, e lo ha centrato con il più appassionato e devastante bacio che si sia visto negli ultimi anni. Al è stato salvato dal gong ed ha resistito per l’intero nono round solo grazie alla forza di volontà. La fine però era ineluttabile, la si fiutava nell’aria, la si vedeva negli occhi sognanti di Einstein ed è giunta appunto alla fine del nono round , quando Al ha ferito senza rendersene conto i sentimenti di Sweet Sugar , che si è sentita offesa a tal punto da negare qualsiasi contatto, se pur telefonico al tragicomico pugile, il quale è stramazzato al suolo e non si è più mosso di motu proprio. Amen.
Che scrivano quello che vogliono, è stato il mio ultimo incontro. Non sto poi così male, potrei ricominciare ad allenarmi domattina, ma oggi sul ring ho visto nei suoi occhi, che non sono più un degno avversario, che anzi non lo sono mai stato, che son rimasto sempre e solo il suo sparring partener. E poi , sinceramente, lei merita di incrociare i guantoni con avversari più validi del sottoscritto, se vuol restare al TOP …

[ scritto da Riccardo Mattii ]

[ 2004 ]

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