Kipling

Ridere, è rischiare di apparire matti…
Piangere, è rischiare di apparire sentimentali…
Tendere la mano, significa rischiare di impegnarsi…
Mostrare i sentimenti, è rischiare di esporsi…
Far conoscere le proprie idee ed i propri sogni, è rischiare di essere respinti… Amare, è rischiare di non essere contraccambiati…
Vivere, è rischiare di morire…Sperare, è rischiare di disperare…
Tentare, è rischiare di fallire…
Ma noi dobbiamo correre il rischio!
Il più grande pericolo nella vita è quello di non rischiare.
Colui che non rischia niente…
non fa niente…
non ha niente…
non è niente!- Rudyard Kipling –

693 foto e immagini di Rudyard Kipling - Getty Images

CREPET

“Per la festa della Donna ricordiamoci che gelosia, possesso e violenza non hanno nulla a che fare con l’ Amore. “Essenzialmente molti uomini hanno ancora difficoltà ad accettare la lunga coda della liberazione della donna, nonostante siano passati più di quarant’anni dalle tante conquiste, come il divorzio. Sono quelli che non hanno elaborato ciò che è avvenuto in questi anni, restando legati a un concetto di famiglia arcaica, che vede la donna ancora come sottomessa e l’uomo con un ruolo dominante. Tiene a te, tanto è vero che ti controlla e arriva anche a picchiarti. Esiste un tipo di cultura che vede il maschio come un “protettore”, nel senso di padre padrone, che vuole gestire e far sentire il suo potere sulla propria compagna. La gelosia, ad esempio, viene vista come prova dell’intensità amorosa, di una passione da dimostrare psicologicamente e fisicamente. Quindi si ritiene che faccia parte integrante di ogni relazione sentimentale e che quando viene sollecitata, possa anche scatenare reazioni violente. La gelosia porta sempre sciagure e drammi e bisognerebbe insegnare ai giovani a non considerarla come un sintomo dell’amore, perché non lo è mai. E va detto a scritte capitali che la gelosia non è una forma d’amore, ma solo di possesso, perché l’amore è rispetto innanzitutto. Ti amo, dunque ti rispetto. Bisogna capire che quando qualcuno cerca di controllarti, quel sentimento cessa di essere amore e diventa manipolazione e ossessione. Quindi viene a mancare il rispetto dell’altro, perché non ti vedo più come una persona ma come una cosa di mia proprietà. Alla base della violenza e del femminicidio, c’è sempre l’idea di considerare le donne come oggetti, non come individui. Io ti uccido perché tu sei una cosa mia. Si fa fatica ad accettare che una ragazza oggi possa fare le stesse cose e la stessa vita di un maschio suo coetaneo. Queste pari opportunità scatenano rabbia, gelosia e invidia negli uomini frustrati, perché una donna così è libera, può scegliere e quindi non è controllabile. Le madri devono dire alle figlie di lasciare immediatamente il fidanzato al primo accenno di uno schiaffo, facendo capire loro che non è una ‘prova che tiene a te’, anzi è tutto il contrario, ed è un comportamento che non va tollerato né discolpato. Il problema è che molte madri hanno incassato per anni con il marito, mandando giù rospi, non solo in termini di violenza, ma anche di incomprensioni e sottomissioni. E quindi, per non mettersi in discussione, questo loro atteggiamento lo tramandano alle loro figlie.
Paolo Crepet