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Allora volo via perché arriverà che mi infilo gli anfibi e la maschera migliore e un attimo è già domani ma non me ne parlare così spesso perché arriverà, te lo giuro, un miracolo anche per noi.

Circus

Scrivere mi riesce meglio
Ma non voglio farmi leggere
Non riesco nemmeno io a leggermi
Aspetto la rivoluzione 
Ma aspettare è non agire 
Scegliere di non scegliere 
Una scelta obbligata 
Ma i problemi degli altri mi hanno sempre affascinato
O forse distratta
Odio il giorno del mio compleanno 
Io volevo andare via
Camminare sui vetri con le scarpe 
Mentre sono ancora qua 
A compiacere tutti quanti 
Compiacere qualcuno che dice di amarmi 
Il mondo non ha unicorni 
Non ha foglie a sette punte 
Ha voci ma non visi  Sempre le stesse voci 
Di una donna in silenzio e di uomini confusi 
E i padron ‘ntoni della nostra epoca non possono capire 
La mia adolescenza è stata la prima a fuggire 
Ilenia  La piazza è vuota  Ilenia  La piazza è muta 
Se mi tocchi l’ombelico c’è un filo che mi arriva in gola 
Ho una madre che vorrebbe fossi un’altra persona 
Io non so parlare il mio viso narra per me 
Sono un po’ bestia un po’ danno 
E vorrei vivere nuda  Sento il mondo con il naso 
ODIO AVERCELO TAPPATO!
Mi affeziono facilmente  Ma non ho voglia di spiegare 
Che poi in realtà so anche parlare 
Ma non si capisce bene 
E quindi un po’ mi dispiace  Anzi non mi dispiace
  Di averti conosciuto in un brutto periodo 
Perché sei stato più bello  Hai brillato di più 
Una scopata un peso  Non so cosa è stato per te 
Ma ma non voglio saperlo il perché
Mi piace fantasticare e mettere alla fine delle frasi il perché 
Ilenia qui le piazze sono affollate 
Ma innocue  Ormai le piazze fanno rivoluzioni
solo quando sono vuote 
Ilenia  La piazza è vuota  Ilenia  La piazza è muta 
Ilenia  La piazza è vuota  Ilenia  La piazza è muta 
Qui le bare sono strette 
Ma le vogliono abitare 
Le chitarre senza corde 
L’avere senza il dare 
Qui confondono il dolore con le lacrime di gioia 
Pochi brividi o sussulti 
Molta prosa troppa noia 
Qui non puoi fuggire perché tu sei il carceriere 
Qui tutto è razionale 
Solo obbligo e dovere!
Qui dove vivi adesso  In un anelito del cuore
  In attesa di un qualcosa 
Di un qualcuno 
Di un errore.
^^THE ZEN CIRCUS^^

La balalaika

  • Mstislav Leopol’dovič Rostropovič : Violoncellista, pianista e direttore d’orchestra russo (Baku 1927 – Mosca 2007). Iniziati gli studi musicali con il padre Leopold, li proseguì poi alla scuola di musica di Sverdlovsk e nel conservatorio di Mosca; fu allievo per qualche tempo di P. Casals.
  • Youri Gagarin : 9 marzo 1934 – Kiržač, 27 marzo 1968) è stato un cosmonauta, aviatore e politico sovietico, primo uomo a volare nello Spazio, portando a termine con successo la propria missione il 12 aprile 1961 a bordo della Vostok 1.
  • Maria Sharapova: nasce il 19 aprile 1987 a Njagan’, in Siberia (Russia). A soli otto anni vola negli Stati Uniti d’America per imparare a giocare a tennis presso l’Accademia di Nick Bollettieri. È stata la prima giocatrice russa ad aver vinto il singolare femminile a Wimbledon.
  • Fyodor Dostoevskij: nacque a Mosca il giorno 11 novembre 1821 e morì a San Pietroburgo il 9 febbraio 1881. Fu scrittore e filosofo. Il suo primo romanzo, Povera gente, che tratta del tema dell’uomo socialmente degradato.Nel 1849 venne arrestato, accusato di partecipazione ad attività sovversive, e condannato a morte. La pena venne tramutata in lavori forzati per intervento dello Zar Nicola I.  Sua la celebre rase “Perché avremmo una mente se non per fare a modo nostro?”
  • Leon Tolstoj: nacque il 9 settembre 1828 nella tenuta di famiglia di Yasnaya Polyana (a sud di Mosca ).Nel 1851 si arruolò nell’esercito ed entrò in contatto con i cosacchi, che sarebbero diventati i protagonisti di uno dei suoi migliori romanzi brevi, I cosacchi (1863). Come soldato partecipò contro i guerriglieri tartari ai confini del Caucaso e nella guerra di Crimea , nel 1853.Scrisse i suoi due romanzi principali, Guerra e pace (1865-1869) e Anna Karenina (1875-1877). Sua la celebre frase ““Il segreto della felicità non è fare sempre quello che vuoi ma volere sempre quello che fai”.
  • Igor Stravinsky: Stravinskij nacque nel 1882 a Oranienbaum, nei pressi di Pietroburgo; a nove anni iniziò a studiare pianoforte e procedette nello studio della musica come autodidatta. Tra il 1902 e il 1903 entrò in rapporto con il compositore Nikolaj Rimskij Korsakov, da cui prese lezioni di orchestrazione. Il primo frutto della collaborazione con Diaghilev, “L’uccello di fuoco” (1910), poi proseguita con capolavori come “Petruska” (1911).
  • .Čajkovskij: Nato da padre russo e madre francese. Si tratta del compositore che, rispetto ai contemporanei russi, elabora opere dal carattere ben più occidentale. Pur non avendo avuto un successo immediato, due suoi balletti sono oggi famosissimi e riempiono i teatri, quando vengono rappresentati: si tratta del Lago dei Cigni e dello Schiaccianoci (ispirandosi a quest’ultimo, è stato realizzato anche un cartone animato famoso e affascinante).
  • . Nureyev: Una vita, però, non da subito semplice: nato in Siberia a bordo di un treno nel 1938, non ha possibilità di studiare danza se non prima dei diciotto anni. Da vero talento fuori da ogni canone conclude tuttavia i tradizionali otto anni accademici in soli tre, entrando poco più che ventenne nella prestigiosa compagnia di balletto del Kirov che illuminava i palchi più importanti dell’Unione Sovietica, facendo da subito parlare di se’ grazie a una maestria mai vista prima.
  • . Baryšnikov: Nato in Lettonia da genitori russi, inizia a studiare danza classica a undici anni. A sedici entra nella prestigiosa Accademia di danza Vaganova. Nel 1967 entra nella compagnia del balletto Mariinskij (ai tempi “balletto Kirov”) con un ruolo in Giselle. Diversi coreografi sovietici ne riconoscono il talento, la purezza di stile e la presenza scenica, coreografando delle parti appositamente per lui. Ai tempi il critico Clive Barnes del New York Times lo definì “il più perfetto ballerino che abbia mai visto”.

GUARDA A OCCHI CHIUSI

GUARDA A OCCHI CHIUSI


Avvicinati a questo schermo, non da lì,
annusa l’odere di diavolerie, sniffa la polvere depositata sullo schermo
cosa senti? La sensazione è quella là, sì hai capito
spengono e accendono le abat-jour a intermittenza, nella tua testa
prima ti chiedono poi non ti danno niente in cambio, per finire
ti chiedono di combattere, fino alla fine della tua mortalità,
voglio farti vedere le immagini, voglio che mordi la mia stessa carne,
chenesai, magari non è ancora putrida.
Capirai solo se scatterai le stesse fotografie,
lacrime si fermano come resina collosa,
gli occhi rossi, qualcosa deglutisci ti sembra piombo eh,
anche se chiudi gli occhi non m’importa, sono occhi e vedranno!
Avvicinati, annusa la sensazione, non pulirti, non disinfettarti
preparati il pippotto d’argento, inala l’aspirina tritata senza provar nulla
tanto è la sensibilità acquisita per strada, ora immagina di raggelarti
d’aver la cosa più importante della tua vita che ti chiede un regalo,
vai, entri, fai finta che non ti cada la gocciolina sulla tempia,
sorridi ai commensali, immune ai livori, partecipi, sei partecipe
e sai di non poter partecipare, hai la speranza di scappar dal retro,
ma sei raggelato, esattamente come quel cono gelato fra le sue dita,
e magari quelle volte che avresti voluto parlare la voce non fosse uscita muta
e tu, e tu, e tu, magari se non state sempre lì a chiedere
perché non siamo tutti uguali, chenesai, magari inciampi in una come me,
per puro caso,
chenesai,
guardo a occhi chiusi
da lontano.

30/05/2022


Riccardo, amico mio, sto pensando che qui hann preso tutti a dire che noi dell’Occidente siam molto arroganti, io per prima. Però, però, però io che nel mio piccolo un poco lo conosco “l’altro mondo” orientale, so che anche loro non son da meno. Lo ammetto, non fanno altro che pensare e che dire quanto siamo stupidi noi a vivere come viviamo, ed è tutto sbagliato, e che tutto fanno meglio loro. Tutto su tutto. Quindi, colpevoli tutti. Con la testa bacata che ci ritroviamo. A pensare che ognuno di noi è migliore dell’altro. I cinesi di certo lo penseranno di noi, che dici di no? I russi, uguale, gli americani, i tedeschi, gli israeliani, i palestinesi, gli emirati, gli indiani, gli eskimesi. I sud africani ed i nord africani. Colpevoli tutti di voler sembrare la propria cultura migliore per stare su questa Terra. E questa cosa l’ho imparata, la so. Con l’unica differenza mi sa, che l’Occidente ha più armi, più possibilità, più potere di imporla con Prepotenza a tutti gli altri che hanno solo la possibilità di imporsi se mai con qualche autoattentato in stile kamikaze anziché dell’atomica. Alla fine non impareranno mai ad apprezzarsi questi popoli diversi.

Mia madre che ha quell’età in cui ha passato la seconda guerra mondiale, Mussolini e tutto il resto del dopoguerra, mi ha detto : – sì sì anche da noi ai nostri tempi, sparavano “i nostri!” ( ai nostri ) -.
Fine della Storia.

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/22_marzo_31/putin-il-murale-dostoevskij-napoli-da-speranza-jorit-ho-fatto-piu-io-che-governo-italiano-348c9d5a-b0d5-11ec-b739-ab6d18dd2a9d.shtml



“Eroe o pezzo di fango, non c’era via di mezzo per me, per l’uomo comune, dico, è vergogna infangarsi, ma l’eroe sta troppo in alto perché si possa infangare del tutto, per conseguenza si può stare nel fango” Fedor Dostoevskij
Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata.” Fedor Dostoevskij
“Se avete in animo di conoscere un uomo, allora non dovete far attenzione al modo in cui sta in silenzio, o parla, o piange; nemmeno se è animato da idee elevate. Nulla di tutto ciò! – Guardate piuttosto come ride.” Fedor Dostoevskij
“L’assassinio legale è incomparabilmente più orrendo dell’assassinio brigantesco. Chi è assalito dai briganti, chi è sgozzato di notte spera di potersi salvare fino all’ultimo momento. Tutta quest’ultima speranza, con la quale è dieci volte più facile morire, viene tolta con certezza dalla condanna a morte.” Fedor Dostoevskij
“Non passione ci vuole, ma compassionecapacità cioè di estrarre dall’altro la radice prima del suo dolore e di farla propria senza esitazione.” Fedor Dostoevskij
“L’uomo è infelice perché non sa di esserefelice. Soltanto per questo. Questo è tutto, tutto! Chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente, nello stesso istante.” (La mia preferita)- Fedor Dostoevskij

IL MIO URLO DI MUNCH

IL MIO URLO DI MUNCH

Ho paura di te, ho paura di affrontare il pozzo senza di te,
ho paura di non rispettare i tempi di finire il tempo prima del tempo,
sei l’unica che non riesco a pensare se ci penso,
perderti con una telefonata improvvisa sarebbe l’urlo di Edvard Munch,
il fondo di un fondo profondo.
L’unica cosa che puoi contagiare è la tua allegria, il nero degli occhi,
non mai una malattia, anche se salti sul letto, nessun virus a contatto,
mi sfiori per vie aeree e ho paura di te è questo l’unico motivo
per cui non ti guardo, abbasso lo sguardo e mi gratto i capelli
e tu sei ancora al tuo posto, di anno in anno sei ancora lì dove devi essere.

L’unica cosa di cui ho paura sei te, oggi ci sei domani non ci sei,
è quel concetto lì che fa tremare il terreno sottostante, vorrei mordere l’aldilà,
ritornare indietro tutte le volte possibili, voltarsi e rimediare e riprenderti,
ma so che è un’utopia.
Sei la celebrazione di un’intesa celeste, la parabola mai ambita,
nell’angolo si sente avvicinare un fantasma sospetto, mi chiami,
anticipi i miei pensieri, qualcosa gratta il muro di dietro, corre il brivido,
non ci viene da ridere e sei troppo buona, in quei momenti di non lucidità,
in vortici buchi neri nel buio delle profondità, in pensieri extrasensoriali,
ho visto il mio urlo di Munch fra la abat-jour e la tua gatta, se dovessi arrendermi.

Quando cammino lungo il marciapiede costeggiato da erba,
mi viene subito in mente quando passeggi al mio lato sinistro
con una luce pazzesca nelle pupille, ingrandite, grosse, un girasole vivente,
mi viene in mente di ritornare a prenderti, ricordare di ridere senza rughe,
una continua mancanza sento anche quando ci sei e mangi pasta piccante,
perderti per una manciata di secondi senza tremare senza fiatare
sarebbe il fuoco intenso in un vecchio quadro, l’Urlo di Munch,
difese immunitarie giù, fronte caldissima, guance avvampano, paura d’astinenza
scimmia sulla schiena, tremendo prurito che prende dai nervi del cervello
all’altro mondo, il contrario di un avvertimento, così se dovesse essere
lì non rimarrebbe altro che alzare lo sguardo al cielo
chiedere ulando la fede, chiudere senza salvare il file, basta, stop, perso,
cominciare una lenta cantilena, pregare un mircolo.

11/02/2022