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Allora volo via perché arriverà che mi infilo gli anfibi e la maschera migliore e un attimo è già domani ma non me ne parlare così spesso perché arriverà, te lo giuro, un miracolo anche per noi.

RACCOLTA DI CORTI E DI SINAPSI

“DALLA CHAT AL BILIARDO”

Me ne stavo tranquilla nella mia isolata altra dipendenza, da poco acquistata, internet.
Quando a forza di star lì inchiodata notte e giorno con le chiappe appollaiate sulla sedia dura da far schifo, mi decisi di staccar un po’ prima di ritrovarmi gli occhi a palla e magari qualcos’altro.
Feci una telefonata tattica e come risposta ebbi: << Bene dai vieni un paio di giorni qui da me, si va al mare e poi si guarda >>.
Presi il mio solito trenino locale schiaccia pensieri, direzione Livorno.
Il migliore amico che uno si può meritare una volta prelevata alla stazione, mi portò a bere, a mangiare cozze gratin in salsa piccante e poi in sala biliardo.
Il mio solito colpo di fulmine è arrivato quasi per disturbare la quiete altrui; tutti infervorati a sfidarsi, a giocare, a far buca e lui seduto a fissarmi.
”Hai spudoratamente vinto il mio salvatore”.
E mentre prelevavo schizzata la stecca più bella appoggiata sul tavolino tra le nostre bottiglie come se facesse parte di una composizione ben architettata, feci volar per terra una birra che, miracolo! non si ruppe, pensò solo a versare la schiuma e a consumarsi.
Noi ovviamente rimanemmo senza parole. I due giocatori interruppero un secondo per dirsi: << Qual è la mia o la tua? >>
<< La tua ovvio! >>.
Semi isolati io e il mio bocconcino invitante, coi nasi appiccicati, non riuscivamo a far un discorso serio tranne:
<< Eppure io due o tre cosucce con te ce le farei! >>.

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RACCOLTA DI CORTI E DI SINAPSI

“IL GIOCATORE DI FRECCETTE”

Un gran bravo giocatore di freccette non poteva far altro che colpirmi.
Tra le mie dita il fumo ad anello mi avvolgeva ed avevo gli occhi lucidi, quasi felici, per assurdo.
Quel buco di posto ci raccoglieva dalle nostre strade, dai polveroni dei nostri passati.
Poco spazio vitale, una minutissima panca di legno, il posto di regola di certa gente, un solo tavolino tondo, lo ripeto: un solo tavolino tondo! Ma la bellezza era che il bancone era perfetto e gli scaffali strapieni del nostro nettare preferito.
Ero l’unica gonnella lì.
Sguazzavo nella mia stessa pelle.
Lui fece il suo ingresso non indifferente intorno alle 9.30, col semibuio. Sento la sua voce di striscio, allora? Allora tutto si blocca, tutto scompare, e mi paralizzo.
Mi giro per guardarlo, un sorriso e basta, mi giro dall’altra parte, col mio solito sguardo perso chissà dove nel vuoto e mi ricollego a lui.
Ho capito che mi guardavi anche senza guardarmi. Non ti chiamerò Daniele perché lo sai, tu eccome se vivi, e vivi alla grande. E tu lo sai che il mio nome inizia per M. e c’è anche chi è stato tutta la vita con donne che si chiamavano come me, ma nessuna di loro ero io.
<< Facciamo che chi perde paga la bevuta? >>.
Lui si alza per primo, prende dalle mani del padrone di casa, le tre freccette, e becca i suoi invincibili punti e me.

[ 2004 ]

 

25 AGOSTO 1993

16/ 7/ 2002

Ricordo lontano
il tuo vestito immobile
seduto in riva
fumante nella mano
il piccolo gesto
invano il treno
T’ho perduto
e scoperto mio
per sempre.
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

20/ 8/ 2002

Il periodo continua
in fondo al fiume di parole
disperso, disperato straziato,
come nel ricordo di un abito lontano
impeccabile viso
passeggiata temporale
in uno sguardo appena
nel domani presente
scoraggiata e vinta
piccola straniera creatura
periodo di ritorno
attimi regalati
e basta al sorseggiar bianco vino
che l’urlo del cieco s’innalzi al vento
impeto di un giorno
di uno sguardo appena.
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

“SECONDO ME, TE…”

Incosciente!
L’urlo sordo e soffocato,
immagina sopra le nuvole
vedermi abbronzare
chiudendo le palpebre,
Daniele che ride
Daniele che vive.
Insufficiente scrittura
e pare di incasinare l’occorrente,
di un figlio smarrito
di un bimbo caduto e vinto
e giuro a me stessa
di parlare come se fosse normale,
e normale non è.
Daniele guidami
sin che possibile,
allarmare creature
viventi e stanche d’esserlo,
Daniele stringimi se no tremo
e chiedimi le cose che tu sai,
Daniele girati
ora è il momento dell’accettazione
E Guardami
non ho mai smesso di sognarti
di allungare le dita…
Incosciente!
Che bambina povera d’idee
che insoddisfazione di ruzzolare parabole
e finisci tu l’ultima poesia,
senti, senti,
indiavolare all’improvviso
gridare il tuo nome
come un tempo
come nel tuo giorno
d’infedele momento,
girati, voltati,
ispirami ancora
osserva la nuvola
chiudendo le palpebre,
impressionante,
non ho ancora accettato,
non ho ancora singhiozzato.
Possa servire il mio cuore innamorato
il mio cervello impazzito
a farti correre ancora.

MARIANNA GALOTTO

25 AGOSTO
MILLENOVECENTONOVANTATRÈ

DA: LUCIDA MATURA

MACCHINA DA CUCIRE CONTRO MACCHINA DA SCRIVERE

Non dico che non abbia qualità, infatti, infatti, sa cucire. E bene! Lei sa cucire di tutto, sa riprendere un buchino da una gonna antica, sa l’uncinetto e lavorare a maglia coi ferri. Sa fare la spesa, molto bene, sa comprare dell’uva di stagione, sa distinguere le clementine da semplici mandarini. Sa cucinare il Roast-Beef e riscaldarlo sol col brodo vegetale…caldo. Quando arriva spalanca la sua busta di cartone marrone dell’ortolano, dissemina vermi e bruchi da verdi foglie di cavolo. Allora, infatti, allora lei ha mille qualità.
Io non dico che lei non abbia qualità eh, è solo che io ne ho dell’altre.

Ma quando arrivò quel tardo pomeriggio, e si sedette con mia figlia frizzante in un abbraccio al capezzale della mamma, per massaggiarle i piedi atrofici, sentirmi alle orecchie, la voce della mamma che diceva:- questa piccola creatura viene baciata da te, da me, e se le piglia i bacetti eh? Viene baciata da te… guarda… da tutti, tranne che da sua madre!- Beh fu come accorgermi che secondo loro… io no? Non bacio io? Non spargo baci io…

Io mica dico che non le abbia tutte queste qualità, sa cucinare, sa cucire, sa farlo persino con la macchina da cucire, sa fare la spesa e come Lei nessuno sa farlo, ma io avrò anche “ALTRE” qualità.
Io non dico che non abbia delle regolarità, è solo che io appartengo a degli amori irregolari.
(27/10/2018)

ALANISJUNKIE

Ti piace la neve, ma solo s’è calda.
Ti piace la pioggia, ma solo s’è asciutta.
Non c’è alcun valore sentimentale nella rosa ch’è caduta sul pavimento.
Non c’è alcuna scusa fondamentale per avermi data per scontata.

Perché è molto più facile non farlo,
molto più facile non farlo
e quello che ti passa attorno non ti passa mai per la testa.

Ti piace il dolore, ma solo se non fa troppo male.
Ti siedi e aspetti di ricevere.
C’è un’ovvia attrazione
nella tua vita per la strada più facile.
C’è un’ovvia avversione, la mia costante insistenza
non potrebbe convincerti a provarci stanotte.

Perché è molto più facile non farlo,
molto più facile non farlo
e quello che ti passa attorno non ti passa mai per la testa,
a te, a te, a te, a te, a te…

Non c’è più amore, né denaro, né fremito.
C’è un bambino piccolo, apprensivo, nudo e tremante
con la testa tra le mani.
C’è una bambina piccola, sottovalutata e impaziente
con una mano alzata.

Ma è molto più facile non farlo,
molto più facile non farlo
e quello che ti passa attorno non ti passa mai per la testa,
a te, a te,
alzati, alzati, alzati, levati di lì.
Alzati, alzati, alzati, levati di lì.
Vai via! vai fuori di qui, ne ho già abbastanza!
Alzati, alzati, alzati, levati di lì!!
Svegliati!

ALANISJUNKIE

 

Direi una bugia se dicessi che ne ero completamente indenne.
Proverei la tua ragione col mio silenzio o la mia rabbia?
Ti lascerei vincere con la mia non reazione, eh?
E come potrei spiegarlo?
E come potrei spiegarlo ai miei figli se ne avessi?

Perché non posso non,
perché non posso non,
perché non posso vincere senza le mie sconfitte, mio caro.

Mi lamenterei se dicessi che avevo bisogno di un abbraccio?
Vi sentireste snobbati se dicessi che il vostro amore non basta?
E come posso lamentarmi?
E come posso lamentarmi quando sono io quella che lo cerca?

Perché non posso non,
perché non posso non,
perché non posso far a meno di ridere dei tuoi errori.
Perché non posso non,
perché non posso non,
perché non posso far a meno di domandarmi perché lo chiedete a me.

A tutti i bambini inascoltati nel cortile della scuola,
voi credete di essere quelli che hanno ragione,
giurate di essere quelli affascinati, ne sono sicura.
Ma come potete andare avanti con una tale convinzione?
Chi vi credete di essere? Perché interrogate me?

Perché non possiamo non,
perché non possiamo non,
perché non possiamo far a meno di ridere dei vostri errori.
Perché non possiamo non,
perché non possiamo non,
perché non possiamo far a meno di domandarci perché lo chiedete a noi.

Perché mi offendi? Perché mi offendi ancora?
Perché mi metti a confronto? Perché mi metti a confronto ancora?

Perché non posso non,
perché non posso non,
perché non posso camminare senza le mie stampelle!

[testo di ALANIS MORISSETTE]

25 AGOSTO 1993

“D.F. – G.G. C.L.”

Non ho digerito quel che ti ha allontanato
“questioni di intuizioni non in tempo”.
Era più forte di me
il tuo sangue a terra
più forte di te.
Non potremo mai parlare nella stessa stanza
Lui non vuole.
E tu con la tua eroina preferita
un ballo da solo nel cesso
il sesso coi bracci che si sfioravano
in mezzo a mille genti
gli occhi neri
– non hai paura di lui? –
– un po’…ma mi fa bene –
– Non ho paura della morte
per te farei anche questo –
<< allora smetti! >>
– sei bellissima quando fai così -.
Tu con tutti i fili di tutto
e, dico TUTTO QUANTO,
l’età mia era frivola.
E non ero un’eroina. Lo sono adesso.
Quando parlo a quattro anni insieme,
parlo a quattrocchi.
Non senti. Eppure ho sempre “detto”.
Non ho più bisogno di starti appiccicata.
Perché ti ho talmente dentro
che mi sembra di “stare con te”
di continuo. Sì Claudio!
Mi sembra di stare così tanto con te,
che non ho più bisogno che tu lo sia, con me,
mi stai sempre nelle ossa
e in tutti i miei pori,
che non ho neanche bisogno
di stare con te.
Sono le cinque, svegliati.
Ho caldo.
Spogliami.
Già, sono già nuda.
Presentami tutti i tuoi amici.
Lo sai, che adoro da sempre te,
che mi pare sempre di innamorarmi di altri.
Ma sono le dieci del giorno dopo.
E tu devi recuperare.

…….

“DEDICATA ETERNA”

Dedicata eterna sintonia nel pensarti
incantata rimango e sempre silenziosa.
Il passo dolce estivo fremeva davanti
accaduto presto troppo presto
per assecondarlo e sento la voce.
Dedicata sempre un secolo di vita
e ancora ti voglio E tutto è per te.

…….

“SIAMO NEL 2002”

Presentati come sai, come sai di piacermi,
è successo nel ’93 e punge ancora…
Dispiace dirti “uomo sapiens”
che mi sei cascato dalle gambe
che stringere le tue mani non mi gratifica.
Non conosci il mio sangue
vulnerabile gemito,
non ricordi il mio passato
non è passato ancora un minuto…
vulnerabile castità,
non conosci il mio dolore
e pensi di rivedermi al più presto!
Cos’è cambiato?
Cos’è mai successo?
Cos’è accaduto di così grave per ridurci
in questo stato?
Lo so, lo so…ti ho ferito,
imperdonabile da parte mia.
E a me?
È successo nel lontano millenovecento novantatré
e brucia ancora.
Credo non sia più possibile smettere di bruciare.
Credo che brucerò in eterno
e tu non lo sai.

 

25 AGOSTO 1993

“QUANDO VEDRÒ PURE TU VEDRAI”
Quando vedrò la terra,
quando vedrò il mare,
quando scenderò a camminare,
quando chiamerò per nome,
quando mi inchinerò,
quando resterò ad ascoltare,
quando sorseggerò l’infinito,
mi prenderò cura dell’ululato del fanciullo lupo
mi prenderò la mano
adagiata al suolo di seta azzurra
riprenderò a respirare.
Quando vedrò Daniele,
quando vedrò sottigliezze
quando vedrò imparare
quando guarderò lo specchio
quando facilmente riderò
quando comincerò a piangere
quando accompagnerò l’amore
mi prenderò cura
del figlio di un’altra mia simile,
mi prenderò la mano
sbagliata chiusa e sporca
riprenderò a respirare.
Quando vedrò l’orizzonte
quando vedrò la verità
quando vedrò il miracolo,
quando mi accorgerò di voi,
quando discenderò scale,
quando mi asciugherò l’acqua,
quando fisserò negli occhi
mi prenderò cura
di spiriti superiori ribelli
mi prenderò la mano
abbandonata prima seduta al piano.
Riprenderò a respirare.
Quando spoglierò il mondo
quando singhiozzerò ridendo
quando non mi perderò
quando spalancherò gli occhi
quando renderò facile l’impossibile
quando confesserò peccati
quando perdonerò gli uomini
( di essere solo uomini )
quando donerò in Dicembre
quando non ti vedrò ancora lì
mi alzerò e toglierò
mani incrociate nel sangue
suolo sudicio di polvere
occhi spaventati in terremoto
mi amerò di nuovo.

+++++++++++++++++++++++++++++++

“IN QUESTO DESERTO NON HO SETE”
Se un angelo dalle vesti morbide
mi passasse davanti
sarebbe come se mi trapanasse segretamente il corpo.
Non ho sogni in questo deserto
non ho sete
perché non c’è acqua
non ho monete.
Come fosse alba piena
questa coperta povera di viveri
come certe carezze incerte nel viversele.
Non raccontarmi
della folle corsa
verso la direzione sbagliata,
non raccontatemi
della terra che affonda
la losca bara.

 

25 AGOSTO 1993

MORIRE DI MILLE STELLE

Morire di mille stelle
costellazioni all’orizzonte
mari neri e finimondo.

Descrivere particolari
come debolezze mie per te.

Vedo rosso
e Marte mio è la chiave,
questa è la chiave.

Pura, lucente
violacea la vita
acerba sui fianchi
e i cinque anni
come i miei ventisei
e va bene così.

Innamorata di tutto
indebolita nuovamente
stavolta di te
sconvolgente gusto
amarognolo su sguardo.
Il passaggio segreto
forse un po’ troppo
esploso sul colle in gennaio.

Stregata
dilaniata e vinta
di un occhio semplice
pace e pioggia acida
non sarà più indifferenza.

Morire di guerra e pace
vino accantonato,
l’odore assurdo sul terrazzo emozionante,
vissuto il tramonto
non sarà poi
la fine del mondo
se toccai il fondo.

Finita! Finita!
Mezza pinta e verde di rabbia
allontanata ubriaca.

La danza

La polvere la pace

di strega

Nel tempo.

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

AD UN PEZZETTINO DI CIELO”

Se vuoi andare vai…

Io rimarrò qua
a contemplare le mie scarpe
sui ciuffetti d’erba
perché son viva e son sulla terra,
le ali le ho perse,
non dimenticate,
perse.

 

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

QUANDO SARA’”


Se fossi la sabbia di questo mare…

Se fossi i raggi di sole
urlanti e attraversanti…
se fossi in pericolo mi toccheresti l’anima…
se fossi nel buio totale
diresti frasi toccanti e segrete…
se fossi la rabbia di ciò che scrivo…
Non voglio essere il bisogno di evolvere
se non è questo di cui ho bisogno…

Non voglio essere una continua preghiera
se quello che sento è riempirti delle mie esperienze…
Non voglio essere il taglio delle vene
se il mio sangue è cosparso in tutto il corpo…

Non voglio essere l’ultima briciola
se hai smesso di mangiarmi da tempo…

Il momento della fuga
è stato il momento in cui ho avuto paura d’amare…
Il momento della disdetta
è stato il momento in cui ho dichiarato silenzio…

Se fossi la sabbia di questo mare…

Se fossi mio fratello urlante e invisibile…

Se fossi imbarazzata
mi spiazzeresti col mettermi comoda…
Se fossi un angelo
attraverserei dubbi e insicurezze…

Se fossi Dio
non avrei bisogno della tua anima…
se fossi la rabbia di ciò che scrivo…
non voglio essere la fine del tuo sogno
se tutto quello di cui ho bisogno è iniziare…
non voglio essere
una madre preoccupata
se la paura è solo tua…
non voglio essere
la tua libertà
se le catene non sono le mie…
non voglio essere la scoperta
se tutto quello che sono è confusione…

il momento del silenzio
è stato il momento in cui
ho scoperto il suono del Requiem…
il momento della forza
è stato il momento in cui
mi sono esposta.

[Boh vecchie, 1995 forse ’96]