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IMPOSSIBILE IL TITOLO è GIà PREESISTENTE

foto-0101 “MI PRESENTO AL MONDO”
Spesso succede d’essere scambiati
per usignoli
spesso come accade
nelle più antiche tradizioni scambiano usignoli, diosanto,
per corvi o pesci morti.
Invece non erano altro che pavoni.
io non sono un gufo
io non sono un gufo
io non sono un gufo
io non sono un gufo
io non sono un gufo, Diosanto!

22/3/2007

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CRONACHE VERDI

Raccontare la verità o inventarsela? No, no, la verità la verità! È un po’ questo il filo sottile che unisce il senso logico in questo mio andirivieni nel Paesiello Siciliano Verghiano. Anno dopo anno, luglio dopo luglio. Ancor prima di nascere, prima che questa vita fosse partita, si veniva con la Fiat 500 grigia dè mì babbo. Mia madre con la prima bimba piccolissima a fianco, e incinta di me. Poi dopo i primi anni a gattonare, a giocare con le bottigliette d’acqua piccola, si faceva il grande viaggio in treno. 13 ore da Nord a Sud. Cucette e via. Naturnalmente io prendevo sempre quella più in alto. Montavo la scaletta per arrampicarmi e via su! Già da allora si percepiva, si “sentiva” il respiro… “questo respiro ahh…” che facevo parte di una banda a sè stante. Di quelle bande che le cose le vogliono vedere sempre dall’alto. Sempre da una cima. Da un’altra prospettiva, coi miei occhi spalancati. Vivacissimi, a palla, come la mucca pazza. Occhi che facevano su e giù, zig zag, fuori dal finestrino in corsa. Dentro il silenzio, con religioso assentarmi, immergendomi totalemte fuori, nella velocità del verde che sfumava al di là.
Poi dopo, solamente molto dopo, tutta l’adolescenza, tutte le fasi, tutte le scuole iniziate e perse, dopo ci siamo venute volando in aereo. Altra curiosa prospettiva: giù da basso carabinieri ovunque a perquisirci col check-in, su in alto, attraversando blocchi di nuvole bianche, stormi d’uccelli, raggi abbaglianti, vuoti d’aria, cielo palpabile.

( in 2 mesi ho scritto solo questa paginina d’appunti scarabocchiati. Ma continuerà. Il racconto lo faccio continuare. Per ora ce l’ho solo in testa. Scritto in testa. Voi 3 miei “unici e bellissimi” puntini Gì, continuate a DARMI qualcosa per cui valga la pena scrivere. Datemi vi prego, qualcosa da dire. Come quando si dice: – Hai fame? Aprimi il frigo e mangia! – ).

IMPOSSIBILE IL titolo è già preesistente

“L’AMORE FUTURISTA”

Io lo vivo dentro, lui mi vuole vivere fuori.
1975. 1975. 1975. 1975. 1975.
Io vorrei disegnare con la punta qui
in questo momento per farvi vedere,
ma il mondo è pieno di corsi astratti,
e ho i soldi futuristi.
Al diavolo non lo posso fare!
Qui è pieno di artisti a cui piace la luce
e l’ombra che taglia, come
faccio a non immergermi?
Sento la sua voce che urla vendetta e una telefonata,
invece io lo penso così tanto
che poi alla fine incomincio a viverlo dentro.
Come tutti gli altri. E come fare a spiegarlo?
Come fare a spiegare ché l’unico modo per vivere
con dignità e rispetto
senza l’onore dei nomi.

29/11/2006

impossibile il titolo è già preesistente

“Solo ciò che si ruba si nasconde!”
“TRENO-MILANO-TRASPORTO-CHIARIFICAZIONI-DI-DISTACCO”

Sono un’altra volta accanto al finestrino. In viaggio verso l’ignoto e nessuna accusa di stanchezza. Il finestrino si vede che è destinato a me, ma questa è un’altra storia e non devo dirla troppo in giro. E’ solo un’altra storia da non raccontare. Tutti silenziosi e il mio cranio parla, urla, fa eco, dà rimbombo nel metro quadro di questa carrozza. Nel buio me lo ingoio io.
Tutti bassi a leggere giornali e zitti. Mio zio, Nazareno, è morto mesi fa, e stamani l’ho rivisto alla stazione. Aveva la coppoletta verde, al solito, m’è salito il magone in gola, odioso magone, quella stessa sensazione che m’hai fatto provare tu, con i tuoi gesti o tutti i tuoi non gesti. Se ti dovessi annunciare le volte che non ho alzato un dito, né un alito di voce, non ci crederesti. Se ti dovessi elencare le volte che mi hai ragliato di andare a cagare non si finirebbe più. Da non credere. Se ti dovessi ricordare ogni singola frase che hai sbadatamente detto, come minimo arriveremmo a sette episodi. Io non ho bisogno di ripetere certe cose tutta quella infinità di volte, preferisco lasciarmela conservata per una sola volta. Quando davvero ne vale la pena. Quando davvero ne vale la pena di tagliarsi la cucitura alla gola e di sguainare la mia spada. Non è questione di farsele scivolare o meno le cose, guardami, io non riesco nemmeno a farmi scivolare sulle rotaie di questa curva, qui. Chi può dirlo.
Ma se tu avessi almeno un po’ idea delle cose che sono, di come mi si aggrappano dentro, di come vivo dentro, se tu avessi idea della cacca che ti sto per scrivere, adesso ch’è quasi ora di pranzo, e della persona diabolicamente insostituibile che ho riposto nell’ombra, cui ho rinunciato per te, saresti almeno un po’ riconoscente. Ma forse è meglio così, forse, è come sempre, forse è meglio che tu non lo sappia. Per te. Che la riconoscenza è una malattia di troppa importanza. Va usata con parsimonia solo nelle occasioni serie, che se attacca, attacca! E può farti davvero male.

27/11/2006 _ S.M.N.-MILANO

POESIE PER VOI

“SPESALI TUTTI”

E io lo so Riccardo, che io e te, moriremo dello stesso male.
Un treno impazzito col sapore del roast beef in bocca, al lato della stazione estathé tra terra e polvere, il segnale recepito senza spesarlo e la piazza di questo piatto, aspetta ancora la decisione del pusher.
E vai via.
È un ballo di una gitana che ancora si fida delle persone poi vuoto poi sapore amaro in bocca poi fuoco intorno a piedi danzanti nudi.
E io lo so Riccardo, che ti commuovevi negli occhi quando nel piatto c’era soltanto la felicità.
E ti commuovi nella rovina dei miei occhi che ridevano. Quando veniva.
Un furgone bianco con la sua storia importante fa temere che per quella via ritorni, ed allora nulla è più vantaggioso d’una paura se ti fa ancora battere il cuore, il trapasso visto dallo spicchio della stradina in campagna.
Ed un giorno, moriremo dello stesso male, io lo so.
Ok punto

 

POESIE PER VOI

INTORTATA DA “QUESTA”

Mentalmente cerebrale
allusioni incoscienti
e non per questo devastanti.
Puramente ambulante
nelle sottigliezze delle percezioni.
Come vedi, incoraggiata
da un esercito circostante.
Mediamente allettante
succhiare il midollo dell’essenza
non vedi ? E chi lo ferma più.
Distrattamente attaccata
l’allusione dell’insensibilità
si scolla via
si scolla via di qua.
Freneticamente incasinata
disattenta per le volte dedicate
alle difese dagli attacchi a sorpresa.

Forte ma sintetica.
Ti piace il disegno?

POESIE PER VOI

NON TI DEVI FARE ABBATTERE DA QUESTE PUTTANATE

Nell’ombra dei bicchieri
una introspezione suggestiva
senza retrogusto in gola
perché la birra
non deve essere
semi dolce.
Spugna
gira nell’angolo
ecco vai in fondo
girati nel vicolo
io ho le ginocchia atrofizzate
per come ti muovi.

– Spugna! –
Continuo a pensare
– Disperato coraggio
che tieni celato
nel ritmico scorrere
del flusso della goccia
quando bevi a canna. –

Fanculo questi appunti,
cancello, ricollego,
stacco e riprendo.
Poi attendo figura.

Credo d’aver smesso
di scrivere poesie,
per l’impegno che ho
col letargo del lupo
e non appena ritornerà
la prima pioggia
credo che smetterò di scrivere,
perché tutto ciò che ne può
uscir fuori
potrebbe farti strappare
i capelli.
Ma mi ricordo di chi diceva:
– Non puoi far male
a chi ti vuole bene. –

POESIE PER VOI

A BOBOLINO UN C’È PIù NESSUNO

Aveva un asso e una tris
non apriva mai le danze
mica può capire sempre gli altri
quello lì!
Un damo e un danno
vi scongiuro per mezzanotte.

Il Dannunziano dal dente nero
è fuori di testa
( ma quale testa? )
Sei enfio e non caschi
questa volta.

Quanto può servire
ruttare, ghignare,
semplificare
immobilizzare il dito medio,
certe notti
in certi gufi
c’è chi pensa
di far scacco matto
altro che Jolly!
Diventa un pupazzo da spupazzare,
qui a Bobolino
i ponti sassosi che han lasciato
paiono dipinti
da un certo Tiziano
e le trombe hanno una dizione
niente male
ma i gridolini strozzati
delle giapponesi
garbano di più.

POESIE PER VOI

PER AIUTARMI CI VORREBBE UN ASSO

Quante volte avresti potuto
camminare senza posare
i piedi sulla terra.

Quante volte avresti potuto
farmi da cavaliere…

Quante volte avresti potuto
sognare e svegliarti
svegliarti e sognare.

Smettila, non ti sento,
è inutile, non ti sento,
il cavallo, l’alba
tu appena sotto le stelle
ed il velo appena sopra la luna
per far più fioca la luce,
che giorno
quel giorno.

Quante volte avrei potuto
accompagnarti col cavallo
senza briglie.
Per quante volte avrei potuto
chiederti un bacio
se quella volta lontana
avessi continuato a svegliarti.

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