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IMPOSSIBILE IL TITOLO è GIà PREESISTENTE

“PER ADULTI”

Non bisogna aver pazienza con questa masturbazione di geni fessi
la eiaculazione del fenomeno è scisso e scandaloso, troppo grosso!
ho la speranza impazientita da cotanta festività, oggi è nel giorno dei santi!
e voi avete la ferita aperta nel discendere da codesto letto.
la ferita aperta
la ferita aperta
la ferita aperta
la ferita aperta
la ferita aperta
la ferita aperta
ed io ho il mio stile.

29/3/2007

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DA:”CRONACHE VERDI”

Sono esplosa! D’improvviso una forza misteriosa proveniente dal basso e poi chissà, un po’ di qua e là, mi ha spinto verso lo specchio della trousse dei trucchi. Mi sono guardata gli occhi, non erano più spenti, allora come i vecchi tempi ho preso d’istinto la matita nera, ho iniziato ad evidenziarli, poi il mascara, a fare in sù le ciglia lunghe. Qualche brillantino come ombretto, nulla di più. Poi ho preso il phon e il pettine, ho cominciato a farmi una pettinatura. Ho guardato bene cosa mettermi addosso. Ho scelto le scarpe che luccicano d’argento, per risaltare l’abbronzatura del piedino. Senza consapevolezza, mi reco nella vecchia camera di mia madre, prendo tre gocce della sua colonia buonissima. Poi con tanta meticolosità preparo mia figlia. Senza coscienza ho avuto un’energia che le cose piatte degli oggetti non ti danno mai.
Siamo uscite leggere che neanche la salita a novantagradi della Piazza abbiamo avvertito.
Lei stranamente allegra nell’accorgersi di non aver neanche insistito troppo stavolta per trascinarmi fuori. Io avevo un sorriso pieno di passione stampato in faccia. E mentre i piedi andavano veloci da sè, anche io mi son domandata come mai avessi tutta questa voglia di uscire? Da dove lo stessi trovando quel desiderio di prendermi cura dei miei capelli, del profumo, di rimettermi a vecchio modo il mascara…
La bimba mi fa: – Però si va allo scivolo prima? –
Le rispondo dolcemente un: – No prima si va di volata al bar, faccio subito, poi ti ci porto, se fai la brava ti giuro che gioco tutto il tempo con te –
Lei sorridente e speranzosa: – Ma che devi fare al bar? Una birra eh eh?! Ma poi mi spingi anche sull’altalena? –
– Ti spingo, ti spingo in alto, dove vuoi, dopo si gioca insieme ai giochi, però ora devi stare a sedere, porta pazienza se no è inutile il relax. Se no io non mi rilasso mai? –
Lei ancor più speranzosa: – Ma poi mi prendi anche le patatine? Lo sai che oggi sei molto bella mamma? –
– Sì… ti ringazio… ma no dai non esageriamo… tu sei più bella! –
– No, è vero! Tu oggi sei la mamma più bella del mondo! -.
Siamo entrate al bar, tutti si sono messi di lato per farci largo, chiedo – Scusi posso? Il portacenere? – e subito due mani rugose davanti che mi porgono i loro pacchetti di Marlboro aperti in segno di: – Prenda pure! Vuole? – io declino l’offerta gentilemte, tirando fuori le mie, oggi non ho proprio voglia di star a combattere con anziani arzilli e i loro soliti discorsi deprimenti. Oggi, no. Mi sento un’esplosione dentro di… di forza.
Mi faccio una Beack’S piccola, la sgolo in tre sorsate. Fumo una sigaretta solamente. Sono elettrica. Pago veloce, si attraversa e in un lampo siamo già al parchetto dell’unico scivolo con l’unica altalena sgangherata. Due panchine vuote, mi ci siedo subito, e finalmente capisco tutto: ho voluto trattare la mia femminilità per vedere come va se lo rincontro.
– Signò! Signò! – mi sento chiamare quasi subito. Ritorna il mio sorriso brillante, è lui. Cioè prima arrivano i suoi occhi e poi le sue gambe.
Siede appiccicato al mio ginocchio accavallato. Mi si piazza davanti fissandomi, il suo sguardo sembra un semaforo verde. La bimba che corre libera di qua e di là con varie bambine cicciottelle, per poi picchiettarmi sulla spalla – Mi spingi ora? – sicché mi alzo di scatto e la metto sull’altalena. Mi accorgo che lui è la mia ombra: praticamente è accanto a me, quasi quasi le sue braccia sfiorano le mie. Tutt’a un tratto è diventato super protettivo, respinge i palloni che arrivano dall’altra parte parandoli come fosse un supereroe al rallentatore, poi mentre la bimba scende e sta per salire su un albero, lui in preda al panico mi fa: – No! Stia attenta signò! Quell’albero è mezzo rotto può scivolare… rompersi il nasino… la faccia scendere! – io lo osservo incuriosita e nel contempo cerco di darmi l’aria di chi la sa più lunga di lui.
– La spingo io sull’altalena? La guardo io? –
– No ti ringrazio. Senti sai mica se quel Bar laggiù è aperto a quest’ora? –
– Sì mi pare di sì. Perché? –
– No è che dovrei andare in bagno. Non ce la faccio quasi più –
– Fare la pipì? –
– Sì -. Mi lancia un’occhiata come se avesse capito tutto della vita, con una complicità esplicita, poi sghignazza da sotto il ciuffo lungo.
Così senza nemmeno spender troppe parole decidiamo subito di incamminarci per il Bar alla fine della stradina alberata. La bambina ed io per la manina e lui la mia ombra.
Poi mi fa: – Posso darti del TU? Tu, quanti anni hai? –
– QuarantaDue! E invece tu? –
– io se***… anzi no, quin***… ne devo fare! -. Sorpassata l’antipatia iniziale, durata solo un paio di giorni, è ufficiale ormai: anche lui mi guarda come se fosse alla sua prima cotta. Col tipico affanno di chi gli sta per sobbalzare il cuore dalla gola. Ma ehy, noi siamo dei muri duri, teniamo molto bene a bada i tremolii e non ce ne facciamo accorgere.
Ci sediamo tutt’e tre, io volo in bagno, poi ordino due vaschette di patatine col ketchup per loro e per me una birra. Alla prima sorsata scatta subito la prima sigaretta. Neanche il tempo di espirare il fumo che si autoinvitano al nostro tavolo un suo gruppettino di amici. Tutti scugnizzi di strada, personaggi dal quadretto ben identificabile; cappellini alla rovescia, occhi furbetti, sdentati, sorrisi spalancati in modo genuino, curiosi, e tutto l’ambaradan. La mia piccola ed io ci sentiamo subito a nostro agio. Come se fossimo da sempre appartenute a quel posto, a quella compagnia. Era tanto ma proprio tanto tempo che non mi sentivo così: completamente priva d’imbarazzo. Sapevo con maestria cosa dire, come fare, come muovere le mani e completamente non adisagio. Finalmente stavo vivendo il Presente; in quel tavolino fra occhi furbi e ingenui allo stesso tempo, avevo come per incanto, staccato davvero la spina. Poi ad un certo punto sento “del movimento” sotto il tavolo, guardo lui, vedo che mi punta in modo strano, dò un’occhiata in basso, è lui che mi sta facendo il piedino. Lo blocco subito col mio sguardo inceneritore. Ghigna.
– A và ragazzi circolare! Circolare! – li butta praticamente fuori. – Circolare, via via! -. Dico che per me non c’è problema, possono rimanere.
Poi m’interroga: – Quanto fumi di solito? –
Rispondo sorridente: – Pochissimo, non ho più l’astinenza da vizio, io in genere fumo solo per DUE motivi, o se sono parecchio arrabbiata o se sono felice, allora ci sta! –
E lui di botta-risposta: – E ora sei felice? –
– Ora sì.- Esplode il suo grande sorriso.
Senza neanche troppe parole o troppe giustificazioni mi fa – Vabbè ora me ne devo andare a fare un giro – io lo mollo semplicemente con un accenno della mano, spippolando il mozzicone nel posacenere. Uno sguardo di un’intesa pazzesca e via. Ognuno per la Sua strada. Così è perfetto! Senza impegno! Esattamente come dovrebbe essere. Capirsi senza spiegazioni, in silenzio, sorridersi di continuo, volersi fare del bene, senza essere impegnativi.
Io sono così, adoro stare in mezzo alla gente, le persone, l’umano che c’è in loro, mi dà la linfa vitale. Sono fatta così, non mi posso cambiare, le chiacchiere da BAR a me piacciono okay?

Da:”CRONACHE VERDI”

11 Luglio, ho ripulito tutta questa vecchia casa, da secondo piano, mezzanino, e pian terreno. Polveroni si innalzano e s’intravedono in controluce quando entra il raggio di sole direttamente da fuori il balcone quasi ad accecarmi, da corridoio a uscio della sala e tavolone ottocentesco. Le scale le faccio stasera; il catoio domani e non ne posso più. Siamo qui da due giorni e ho già la mente affollata da domande, altro che riposo!
“Quindi abbiamo nel nostro bel Paese degli avanzi di galera espulsi dagli altri Stati, con l’accusa di terrorismo, una roba seria eh, e non lo sappiamo? E li possiamo conoscere, incontrare, incrociare, fare amicizia, ignari? E quindi il nostro Governo lo sa? I nostri Comuni, i Sindaci, chi lavora per noi, li conoscono e non ci informano? Insomma tutto normale per loro? E chi lavora in Comune li conosce certamente visto che ai Richiedenti Asilo gli passa il sussidio a tutti. Comunque non conosco questa persona bene, sicuramente è pure una brava persona, mi dico, sicuramente è simpatico, e ha lottato tanto, se ha fatto quello che ha fatto avrà avuto persino le sue belle ragioni, lì c’è la dittatura, torturano i giovani, li polverizzano, e in fondo “i ribelli” son considerati terroristi perché si ribellano a quel regime là, ma… non credo che la polizia Svizzera sia così incompetente e che siano tutti stupidi, se hanno indagato e poi arrestato uno per 5 anni per terrorismo, qualcosa di vero o inquietante ci sarà pur sotto, no?”
<<Mammina mammina.>> Voce flebile che si insinua molto lentamente. Non rispondo, pulisco, pulisco, rifletto, penso un casino, e mentre penso mi faccio friggere il cervello da paranoie a volte, che mi dimentico di vivere nel presente. O sono rimasta nel passato prossimo o sono già proiettata nel futuro.
<<Mamma allora sei sorda!!>>
<<Uh! Dimmi dimmi.>>
<<Dove ce l’hai le orecchie?>>
<<Qui>>
<<Allora usale. Mi annoio, si può uscire? Mi porti fuori come ieri?>> la vocina è sempre pacata e disciplinata, in cerca di qualcosa, ma ha già assunto un tono indurito, per lasciare un senso di… come lasciare un senso di… un senso… di colpa, ecco.
<<No, piccola qui non c’è mai nessuno a quest’ora, non ci conviene uscire, finisco qua, rifaccio per bene camera nostra e i letti belli belli… e poi basta oh! Si uscirà domani!>> Se ho o no un Nuovo Hobby questo altro non è che pulire e fare ordine! Cinque anni fa non c’avrebbe creduto nessuno. Ma adesso non leggo, non dipingo, non scrivo più, niente sono bloccata, bloccata, e mi sta sempre più prendendo il desiderio di sistemare gli armadi: piego e metto in ordine d’importanza, faccio anche le combinazioni, gli abbinamenti, magliettine a maniche corte ripiegate come da negozio e dentro i pantacollant giusti, talvolta il giorno dopo cambio, sentendomi un senso strano addosso, e riformo i completini per colore. Tutto perfetto. Quello che non si usa più, bustone e lo butto. Stop! Senza neanche provare emozione. Il cassettone per i cambi dei letti, gli intimi, lenzuoli, coperte, copertine, federe, cuscinini. Poi è la volta del bagno. Prendo in mano una spugnetta verde a caso, e inizio a strofinare. Lucido, lucido, ci ripasso, penso, parlo da sola, mi fisso allo specchio, vedo puntino bianco del dentifricio, mi catapulto a prender il prodotto e inizio l’opera del lucidare i vetri. Mi sento una psicopatica casalinga. Chiudo la porta e mi appunto il lavoro per l’indomani.
Alle ore 10.30 del giorno 12 io e la piccola siamo già vestite, profumate, pronte per ritornare al parchetto giochi. Lei corre subito, senza neanche dare il tempo di appollaiarmi sulla panchina dei vecchietti. Corre verso un gruppettino di bimbi, urlando che saranno per sempre ottimi amici, gli frega subito la bici, mi guarda e con la manina alzata fa ciao-ciao: <<Mamma guarda guarda le mie amiche mi hanno dato la BRIcicletta! Sono brava?>> sparisce dietro le frasche. Mi siedo, chiedo scusa al gruppetto, e già son tutti lì che dicono: <<Ma nooo non si preoccupi è simpatica! Se non lo fanno ora che son piccoli!>>.
Mi giro dietro le mie spalle e mi accorgo di quell’iraniano a sedere su un marciapiede, accanto al figlio che fa sgommate concentriche con la sua bicicletta. Il tipo è sempre con lo sguardo dentro il suo cellulare. Come se stesse leggendo qualcosa di fondamentale per lui. Mentre lo guardo mi faccio notare, gli faccio cenno col viso. Si alza e viene verso di me.
<<Ohhh Salam Aleikum! Come sta?>>
<<Aleikum Salam. Sto abbastanza bene.>>
<<Sai io guardare moltissimo social, perché vedo qui gente del mio Paese, sapere come va? Sai quanti ho saputo morti?>>
<<Morti eh già. Me l’immagino. Tu quando sei venuto in grande barca qui, hai visto coi tuoi occhi che…>> e rifaccio il verso delle onde del mare. Mi sento soffocare pure io. Facendomi stretta stretta. Nel frattempo mi si stringe il cuore nel vedere che lui agita la mano in segno di -Uhh sì sai quanti, quanti!-.
<<Ma anche qua in internet sai?>> continua a mettermi davanti lo schermo del suo telefonino, <<Qui è importante formazione, tu cabisci? Vedo tutti i giorni come funziona mio Paese, eh bom no, nulla, amici miei morti, morti tanti. Ma tu dai, dammi contatto tuo social!>>

<<Ehh? Io? Ah no, no, non ce l’ho io un contatto qui, e poi sai, mi dispiace ma mio marito ricordi? Sai non sarebbe affatto contento… non posso, meglio evitare>>
<<Ma va? Nooo, non c’è niente di male! Mia moglie non portare quel coso tuo marito vuole che tu mettere? Vabè non insisto…>>
<<No. Tranquillo io non metto nulla io mi vesto all’italiana. Ma tu lavori? Qui trovato lavoro?>>
<<No. Non lavoro da 3 anni. Ma io tengo tanti soldi, sono tutti in Svizzera, ma non dare niente a me, perché li tengono bloccati. Che schifo io non so come continuare così. Vorrei andare in Svizzera a prendere i miei averi ma non posso più mettere piede lì. Qui sai… mi danno solo 100 euro al mese… io tengo moglie e figlio conosci tu? E lo sai con una volta a fare spesa già finiti tutti tutti…>>.
Sono ammutolita, sento che mi dispiace, percepisco che è un brav’uomo, che non deve esser facile con 100 euro al mese per tutti e tre. Penso che inevitabilmente il Comune e la Regione Sicilia si stia mangiando tutto lasciando i disperati a mangiare i più affamati. Contemporaneamente mi viene spontaneo osservarlo: ha le braccia muscolose e piene di tatuaggi. Sì quei tatuaggi che si fanno in carcere. Mi viene anche il timore per noi. Un po’ di paura mista a confusione, diffidenza. Cerco con gli occhi mia figlia. La trovo; è di nuovo a giocare col figlio dell’iraniano, con la terra caccosa e pisciosa dei cani randagi. Se la tirano in aria e si divertono come pochi. Carini. Quindi lancio la bomba: <<Ma tu se qui non trovi lavoro, non trovarti bene qui, e ti do pure ragione! Perché non fai di tutto per ritornartene nel tuo Paese?>>
<<No, non posso. Appena io entro a Paese mio sono morto.>> Lo dice pacatamente passandosi due dita da parte a parte del collo.
Lo saluto, prendo mia figlia, me ne vado a casa con la consapevolezza che non lo voglio più incontrare. Non vorrò più stare a sentirlo, non gli vorrò dare più confidenza; mi dispiace ma non ce la faccio, questa storia è troppo più grande di me. Mi ha dato una sofferenza di vuoto e desolazione. Razionalmente so che se vengo a sapere di queste cose mi può andar bene come mi può andar male. Irrazionalmente fa assalire la confusione ambivalente fra la pietà e l’antipatia; fra un senso di colpa e l’egoismo, le bestemmie, il rifiuto, e ancora una vota la disponibilità all’ascolto, la compassione. Elementi che mi portano tutti a non capirci più niente. Scrivo su un pezzetto di carta stracciata dalla piccola: “Cercare di essere meno emotiva, meno impulsiva, più distaccata, essere più diffidente, chiacchierare meno, meno parole, meno casini, essere più razionale”.
Mi rinchiudo sparendo un paio di giorni. Lo faccio di tanto in tanto. Per non dare nell’occhio.  Lì fuori non c’è più nessuno che mi ispira. Non vi è nessuno cui sento quella scintilla per cui vale la pena correre ad andare a conoscerlo. Mi interessano di più le parole di questo libro che vuole parlarmi, “LA FINE è IL MIO INIZIO-T.T.”

IMPOSSIBILE il titolo è già preesistente

“IL NUOVO AMORE DEL 3000”

Non sarà una versione di un vizio quest’amore.
Gettato contro il letto sì
ma mai tradito al tuo cospetto.
Non sarà un’altra versione
di muoversi nel tempo, questo amore.
Occhio deciso sì,
ma non vivere per forza tutto.
Non additiamoci noi stessi e da soli,
stavolta avremo più pietà per noi.
Perché no? Non c’è in giro nessuno
che possa eguagliarci a tale ora,
semplice impatto sì
non acustico nella lisca ma senza
controllo davvero.

Non sarà un vizio
Non sarà un vizio
Non sarà un vizio
questo desertico dirci ti amo.

A Claudio 21/1/2007

POESIE PER VOI

INTORTATA DA “QUESTA”

Mentalmente cerebrale
allusioni incoscienti
e non per questo devastanti.
Puramente ambulante
nelle sottigliezze delle percezioni.
Come vedi, incoraggiata
da un esercito circostante.
Mediamente allettante
succhiare il midollo dell’essenza
non vedi ? E chi lo ferma più.
Distrattamente attaccata
l’allusione dell’insensibilità
si scolla via
si scolla via di qua.
Freneticamente incasinata
disattenta per le volte dedicate
alle difese dagli attacchi a sorpresa.

Forte ma sintetica.
Ti piace il disegno?

DA: LUCIDA MATURA

“SALVATI”

Se tu sei un poeta non puoi non vibrare dentro al suono di questa musica.
Potrai aver camminato per giorni interi, ma non aver vissuto più di due vite.
Sei intelligente, sei sensibile, sei fragile, bevi vino come lo assorbe la spugna.
Avrai un dubbio incolmabile nel tuo futuro, ma nessuno distruggerà il tuo sogno.
Se tu sei sorpreso allora vuol dire che hai imparato cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Se tu sei un animale notturno, sei intoccabile, irraggiungibile, hai gli occhi sempre aperti.
Se tu sei un volontario per questo salto dal burrone, è invulnerabile la traccia del tuo passaggio.
Sei spettacolare
anche se non hai toccato cibo tutto il giorno
sei invidiabile
anche se non hai imparato le tabelline
sei combattivo
anche se oggi hai vomitato ciò che hai toccato
sei brillante
anche se quelle gocce sono il sudore riversato a terra.
Potrai aver corso da tutta una vita, ma non puoi ignorare che ne hai un’altra da giocare.
Avrai un’aura tutta tua e salterai ballando con quella cicca in bocca, librandoti respirerai.
Sei bello con i capelli neri davanti agli occhi, anche se digiuni per sapere dove sparire.
Sei emozionale, sei profondo, sei un corpo perfettamente pieno anche se lo specchio tace.
Se tu credi d’essere pesante nonostante la leggerezza dell’essere non hai capito chi sei.
Se tu sei un uomo non puoi non innamorarti come si deve al suono della voce da poeta.

* TI ho lasciato un foglio sulla scrivania, manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla TU!

POESIE PER VOI

A BOBOLINO UN C’È PIù NESSUNO

Aveva un asso e una tris
non apriva mai le danze
mica può capire sempre gli altri
quello lì!
Un damo e un danno
vi scongiuro per mezzanotte.

Il Dannunziano dal dente nero
è fuori di testa
( ma quale testa? )
Sei enfio e non caschi
questa volta.

Quanto può servire
ruttare, ghignare,
semplificare
immobilizzare il dito medio,
certe notti
in certi gufi
c’è chi pensa
di far scacco matto
altro che Jolly!
Diventa un pupazzo da spupazzare,
qui a Bobolino
i ponti sassosi che han lasciato
paiono dipinti
da un certo Tiziano
e le trombe hanno una dizione
niente male
ma i gridolini strozzati
delle giapponesi
garbano di più.

POESIE PER VOI

PER AIUTARMI CI VORREBBE UN ASSO

Quante volte avresti potuto
camminare senza posare
i piedi sulla terra.

Quante volte avresti potuto
farmi da cavaliere…

Quante volte avresti potuto
sognare e svegliarti
svegliarti e sognare.

Smettila, non ti sento,
è inutile, non ti sento,
il cavallo, l’alba
tu appena sotto le stelle
ed il velo appena sopra la luna
per far più fioca la luce,
che giorno
quel giorno.

Quante volte avrei potuto
accompagnarti col cavallo
senza briglie.
Per quante volte avrei potuto
chiederti un bacio
se quella volta lontana
avessi continuato a svegliarti.

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