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25 AGOSTO 1993

16/ 7/ 2002

Ricordo lontano
il tuo vestito immobile
seduto in riva
fumante nella mano
il piccolo gesto
invano il treno
T’ho perduto
e scoperto mio
per sempre.
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

20/ 8/ 2002

Il periodo continua
in fondo al fiume di parole
disperso, disperato straziato,
come nel ricordo di un abito lontano
impeccabile viso
passeggiata temporale
in uno sguardo appena
nel domani presente
scoraggiata e vinta
piccola straniera creatura
periodo di ritorno
attimi regalati
e basta al sorseggiar bianco vino
che l’urlo del cieco s’innalzi al vento
impeto di un giorno
di uno sguardo appena.
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

“SECONDO ME, TE…”

Incosciente!
L’urlo sordo e soffocato,
immagina sopra le nuvole
vedermi abbronzare
chiudendo le palpebre,
Daniele che ride
Daniele che vive.
Insufficiente scrittura
e pare di incasinare l’occorrente,
di un figlio smarrito
di un bimbo caduto e vinto
e giuro a me stessa
di parlare come se fosse normale,
e normale non è.
Daniele guidami
sin che possibile,
allarmare creature
viventi e stanche d’esserlo,
Daniele stringimi se no tremo
e chiedimi le cose che tu sai,
Daniele girati
ora è il momento dell’accettazione
E Guardami
non ho mai smesso di sognarti
di allungare le dita…
Incosciente!
Che bambina povera d’idee
che insoddisfazione di ruzzolare parabole
e finisci tu l’ultima poesia,
senti, senti,
indiavolare all’improvviso
gridare il tuo nome
come un tempo
come nel tuo giorno
d’infedele momento,
girati, voltati,
ispirami ancora
osserva la nuvola
chiudendo le palpebre,
impressionante,
non ho ancora accettato,
non ho ancora singhiozzato.
Possa servire il mio cuore innamorato
il mio cervello impazzito
a farti correre ancora.

MARIANNA GALOTTO

25 AGOSTO
MILLENOVECENTONOVANTATRÈ

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ALANISJUNKIE

Ti piace la neve, ma solo s’è calda.
Ti piace la pioggia, ma solo s’è asciutta.
Non c’è alcun valore sentimentale nella rosa ch’è caduta sul pavimento.
Non c’è alcuna scusa fondamentale per avermi data per scontata.

Perché è molto più facile non farlo,
molto più facile non farlo
e quello che ti passa attorno non ti passa mai per la testa.

Ti piace il dolore, ma solo se non fa troppo male.
Ti siedi e aspetti di ricevere.
C’è un’ovvia attrazione
nella tua vita per la strada più facile.
C’è un’ovvia avversione, la mia costante insistenza
non potrebbe convincerti a provarci stanotte.

Perché è molto più facile non farlo,
molto più facile non farlo
e quello che ti passa attorno non ti passa mai per la testa,
a te, a te, a te, a te, a te…

Non c’è più amore, né denaro, né fremito.
C’è un bambino piccolo, apprensivo, nudo e tremante
con la testa tra le mani.
C’è una bambina piccola, sottovalutata e impaziente
con una mano alzata.

Ma è molto più facile non farlo,
molto più facile non farlo
e quello che ti passa attorno non ti passa mai per la testa,
a te, a te,
alzati, alzati, alzati, levati di lì.
Alzati, alzati, alzati, levati di lì.
Vai via! vai fuori di qui, ne ho già abbastanza!
Alzati, alzati, alzati, levati di lì!!
Svegliati!

ALANISJUNKIE

 

Direi una bugia se dicessi che ne ero completamente indenne.
Proverei la tua ragione col mio silenzio o la mia rabbia?
Ti lascerei vincere con la mia non reazione, eh?
E come potrei spiegarlo?
E come potrei spiegarlo ai miei figli se ne avessi?

Perché non posso non,
perché non posso non,
perché non posso vincere senza le mie sconfitte, mio caro.

Mi lamenterei se dicessi che avevo bisogno di un abbraccio?
Vi sentireste snobbati se dicessi che il vostro amore non basta?
E come posso lamentarmi?
E come posso lamentarmi quando sono io quella che lo cerca?

Perché non posso non,
perché non posso non,
perché non posso far a meno di ridere dei tuoi errori.
Perché non posso non,
perché non posso non,
perché non posso far a meno di domandarmi perché lo chiedete a me.

A tutti i bambini inascoltati nel cortile della scuola,
voi credete di essere quelli che hanno ragione,
giurate di essere quelli affascinati, ne sono sicura.
Ma come potete andare avanti con una tale convinzione?
Chi vi credete di essere? Perché interrogate me?

Perché non possiamo non,
perché non possiamo non,
perché non possiamo far a meno di ridere dei vostri errori.
Perché non possiamo non,
perché non possiamo non,
perché non possiamo far a meno di domandarci perché lo chiedete a noi.

Perché mi offendi? Perché mi offendi ancora?
Perché mi metti a confronto? Perché mi metti a confronto ancora?

Perché non posso non,
perché non posso non,
perché non posso camminare senza le mie stampelle!

[testo di ALANIS MORISSETTE]

DINO CAMPANA


Mi ricorda qualcosa o qualcuno.
Alle Giubbe Rosse ci siamo andati, a quel caffè pure, oh pure a Castel Pulci siamo finiti. Fra erba fumante nelle dita e a scoprirlo dal di fuori. Di buio a vedere la luce che scoppiava degli aerei che partivano. Oh forse anche a San Salvi ci sei passato, nei viaggi della tua immaginazione, ma questo forse, te lo sei tenuto per te.
Ascoltate tutto tutto tutto il filmato, è una rivoluzione dal di dentro.

IMPOSSIBILE IL TITOLO è GIà PREESISTENTE

“TU”

Lo so che mi odi perché mi ami,
ma la tua assenza si fa sempre più ingombrante,
e poi oggi, mi lascio sopraffare dai sentimenti viscosi,
i tamburi dopo un po’ battono sempre dalla tua e li sento chiari
molto prima di chiunque, anche se qui vedi, suonano Lullaby per Noi,
i tamburelli suonano lucidi verso i gradini su cui hai lasciato le tue lattine.
Lo so che mi odi mentre non c’è senso nell’ostinazione di amarmi, svegliamoci
alla stazione i cani cercano di Noi e Tu hai scordato che partire l’hai sempre fatto,
per te era solo un tremendo lasciare un altro pezzettino della tua anima al portone d’acciaio,
per me la tua assenza è un continuo rimembrare che abbracciarti con la camicia bianca era come
arrivare ad abbracciare esattamente me stessa, ed io la felicità la difendo con le unghie e coi denti, non ti permettere! Ritorna o aspettami. Sto per tagliarmi i capelli di nuovo. Cammino coi pantaloni enormi di velluto nero.

 

IMPOSSIBILE IL TITOLO è GIà PREESISTENTE

“QUANDO SI AMA LA PERSONA SBAGLIATA PUO’ QUASI ESSERE OFFENSIVO”

Perché? Non vedi? Perché perché?
ma mi vedi?

Perché non mi odi?

<< perché ti amo >>. Dice lui al petto e senza il chiodo d’un sorriso.

Ho forse un sospetto di follia?

Cos’è? Avvertimi almeno. Cosa c’è?

Ma perché mi guardi lì?

<< perché tu saresti meravigliosa se solo fossi guarita >>.

Allora senti questa, amico d’un cane!

Chi m’ha vista sa che sono cattiva,

ha visto tutto il mostro eruttare senza via di scampo,

ha visto far scappare tutti,

ha rallentato la carezza per il mio coltello troppo veloce,

non v’è ritorno quando è luce a mezzanotte,

io sono buona dentro da fare schifo,

perdo le staffe e le corazze e le chiavi e le droghe,

alle volte mi espongo, le reazioni sono a catena, e mi fanno bestemmiare,

perdo la testa, la speranza, la forza, la bugia più sincera.

Chi ha capito, sa, ch’è arrivato il momento che devo

vedermi.

Ora spiegami! Perché perché?

Perché ancora non odi?

Un attimo d’incertezza, poi riprese l’ansia e

<< perché ti amo, ecco >>.

16/2/2008

 

IMPOSSIBILE IL TITOLO è GIà PREESISTENTE

SONO SOLO AL VOLO”

Sono solo al volo
mentre la mattina non fischio
sono brevissime sbavature su di un foglio
di vino e tu che sai?
Hai un tocco perfettamente coincidente col mio palmo
hai ammirato lo spicco nel cielo
ed era nero da morire
ma siamo ancora tutti vivi
meglio andarsene prima di cominciare a fare male davvero.
Sono solo al volo
sono solo al volo
sono solo al volo
sono solo al volo
questi buchi di sparo nel vuoto.

30/3/2007

di SINAPSI

CLANGORE

Fine Maggio 2 del pomeriggio. Esco dal bar di Bocino con un Tetra Pack di Estathé da un litro e mi infilo in macchina. Lei, la macchina è nuovissima, pulitissima, profumata e con un impiantone BlauPunkT che la fa vibrare come un ICBM prima del lancio. Sto andando da Maria. Accendo la radio e becco questa canzone. La amo questa canzone, mi fa viaggiare, mi prende bene. In fondo non ho tutta questa voglia di arrivare in fretta da Maria. Maria significa 8 ore di Diritto del Lavoro senza interruzione e parecchie paranoie, oltre all’amore… Che fretta c’è? prendo l’allungatoia allora, una stradina di campagna profumata e sinuosa che mi farà guadagnare 10 minuti di relax e che mi depositerà a pochi metri dall’ingresso dell’autostrada.
2Pac ci da sotto ed io viaggio lentissimo, con il braccio fuori dal finestrino, fumando uno spino, in pace col mondo, quando la mia stradina ne incrocia un’altra in mezzo ad un campo fiorito.
Clangore. La macchina prende a girare su sè stessa, un paio di giri credo. Poi si ferma. 2Pac non ha ancora finito di menarla con l’amore californiano. Confuso spengo la radio e scendo.
Oggi, quella stradina è uno stradone. All’incrocio c’è il semaforo e anche un distributore. Tutte le volte che sono costretto a passarci, nella testa mi parte ancora quella canzone. La odio, la colpa è stata sua.
Scrivere versi…non credo che abbia senso “intorno a noi” ma certo lo ha per noi che li scriviamo senza porci troppe domande. Prima smantello il paesaggio. Il distributore se ne deve andare.
Anche il semaforo. Così ritrovo quel campo fiorito, pelliccia d’erba contro il cielo e quell’albero, slancio puro immobile come una trappola.
Ed ecco…
Da incerta macchina Livornese tre anime escono dal cruscotto di vaga carne e tre corpi oscillano nella memoria come strani funghi emersi tra le cartacce del ciglione.

SCRITTA da RICCARDO MATTII detto ì SIN