SE IL SOGNO É PiÚ FORTE DELLA REALTÁ SI REALIZZERÀ

Reggiti forte, se vuoi davvero sapere della mia vita,
no, non aggiustarti il vetro rotondo del tuo Swatch,
sei stato tu a voler addentrarti in questa palude melmosa
piena di incastri e funi calanti e mangrovie e bambù
come nel Vietnam si cammina nel tunnel Cu Chi
perché son diventata una termite coll’esercito
che scava lavorando il sotterraneo per non uscirvi a pezzi
in piena giungla e odore d’onorata morte vivente.
Siediti anzi alzati o fai come ti pare, ma se insisti
poi dopo, non dirmi che non t’avevo avvertito.
Non avevo le ali d’angelo quando ero piccola
e mi dicevano – vieni dai, qui a sederti sulle ginocchia –
non mi sentivo giovane a vent’anni, e a trenta
era come se mi mancasse un passo al fosso,
mi sentivo sempre troppo vecchia, per ciò che stavo facendo
non so se mi spiego. Ora che ho le rughe, i capelli bianchi,
le forze indebolite, il fuoco al cuore, le sopracciglia
spettinate, sbiadite, le labbra senza rossetto, un dente in meno,
adesso mi sento una vent’enne, una rotella che torna indietro.
Se mi chiedi aspettati che “a domanda rispondo”!
Poi dopo non ti mettere a piangere, non ho fazzoletti
non abbassare il viso a terra, per nasconderti,
non ti mettere le mani ai capelli, non strapparteli e
non darti pugni in fronte, non dare testate all’armadio
se inizi ‘sto discorso vai solo avanti. Non ci sono panchine.
Se vuoi sapere del mio passato siediti e inizia a reggerti,
andai dal maestro sbagliato, con la manina direttamente
accompagnata dalla mamma, entrai dalla porta principale
mi lasciò lì dicendo – ti vengo a prendere tra un’ora –
non riuscii più a trovare l’uscita da lì. Era grande la porta
io ero piccola, il maestro era cicciuto, non mi fissava
io invece sì, il pianoforte era nero, al muro, metronomo.
La luce era calda, la moquette blu, la luce giallissima
giocava con le ombre sul muro. Bianco. Il centrino rotondo.
Lo spartito aperto. Lui aveva un maglione verde scuro.
Non mi ricordo com’ero vestita io. Il mio viso non lo vedo.
In verità non mi ricordo proprio dove mi sono lasciata.
Poi solo guerra in Vietnam, con le pezze al culo, fangosi
guerre di napalm e razzi illuminanti per il buio della giungla
guerra di tempesta, di vietcong nascosti, e cascare e inciampare
nei sassi merdosi pieni di sanguisuga e correre con l’asma.
Ma non ce l’ho fatta. Da un secondo all’altro mi sono
catapultata dagli 8 anni ai 18. Come una kamikaze ho sganciato
la bomba. Non ho idea di chi ho raso al suolo, qualche civile sì
è precipitato nell’abisso della voragine dell’atomica.
Non ho altro d’aggiungere. Ho pensato che se la vita era
troppo pericolosa anche senza coccodrilli, ho pensato che
se il sogno è più forte della realtà allora forse si realizzerà.
No, non di là, non mettere piede lì, ci sono mine anti uomo,
adesso siediti, è tornato l’inverno ad agosto, il 25 agosto!
Mi disse – a domani – cioè capisci? A domani capisci?
Avevo detto basta con l’immaginazione, avevo giurato che basta.
E invece, mentre camminavo lungo lo stesso marciapiede,
gli guardavo il culino muoversi di qua e di là, pantaloni bianchi
canottiera viola, muscoli al vento caldo, poi lo vedo volare
verso il suo ultimo volo. Dritto a tutta velocità verso la sua bara.
In un baleno ripiombo nel mondo di bugie, dei sì tanto succede
sempre agli altri, anche se però vorrei sapere perché le cose degli altri
succedono sempre a me. Non sono fatta per mangiare dal tuo piatto
ne ho viste di cotte e di crude, che se mi guardi dentro gli occhi
non mi vedi più a me, ma direttamente i cadaveri che ho spazzato
lasciato indietro, ammucchiato nella fossa comune prima dei rastrellamenti.
Ho una tale sensibilità ormai acquisita, credimi, che nemmeno io
me ne rendo conto, ma sento cose, cose in previsione del futuro.
Un’altra lotta, spiaccicata al finestrino dell’autobus
per cercare di correre più forte, un’altra volta con l’asma.
Un’altra volta non ce l’ho fatta. E quei fantasmi mi raggiunsero
e sbeffeggiarono. E allora io chiedevo ai miei amici
affinché li picchiassero, e giuro, lo fecero! Chiedevo ad amici
di picchiare altri amici, a comando rispondevano. Ma non bastava
la mia sete era di un altro genere. Era prugna, grumosa, sangue
fatica del perdonare di anni in anni in anni senza avere pietà.
Senza sapere cosa fosse la pazienza del leone in gabbia.
Ancora una volta colsi il buono che c’era da una persona cattiva:

mi suggerì – Se cerchi la luce dentro di te scoprirai che la Luce
sei tu stessa, e prima o poi la Fortuna verrà a te, e scaccerà
via tutto il resto -. Ancora una volta mi ritrovai a sognare
e per farlo funzionare, mi dissi che se il sogno era più duro
della realtà, la realtà sarebbe scomparsa.
Lo senti l’odore del napalm? Ti affonda le narici
ti entra dentro, ti droga e asciuga le labbra che alla fine
se non bevi subito ti annienta a convulsioni, disidratato.
Poi ho conosciuto mafia, picciotti pesci piccoli, coltelli, coppole
con l’aria di quelli che contano, in macchine mezze scarcassate.
Mi si fionda uno addosso ma c’era una busta grande di plastica
piena di Bianca, allora arrotolo un pippotto con le centomilalire
e gli dico di farsi, di continuare a farsi e così fece, fino a quando
si dimenticò di me e scomparsi da sola, perché da sola fra i cespugli
mi muovo meglio. Ricordandomi cosa avevo imparato
nel periodo dell’esercito delle termiti nel sottosuolo di Cu Chi.
Poi tra un pasto saltato e un altro, tra una battaglia e un rastrellamento
incontrai l’amore vero. Adesso che vuoi non mi ricordo se
incontrai quello per la polvere magica che aveva o se per avere
polvere magica inciampai nell’amore. Amore tormentato. Schiaffi
spinte, sbronze, spiagge, fotografie, non lasciarmi, non per primo te.
A venticinque anni avevo già messo in fuga i pirati, gentaglia
con cicatrici nel viso, avevo già sistemato a dovere marocchini
con lo zaino dietro, i quali si sono complimentati, alzato i cappelli.
Per timore di perdermi nei tunnel iniziai ad imparare ad assaggiare tutto
e a uscirne da sola. Senza l’aiuto di nessun supporto. Ce l’ho fatta.
Portavo un onorato scudo, elmetto, corazza, dettagli sulle braccia
eppure lo stesso approdai al Pozzo di Bello Sguardo, al Dublin Pub
di Via Faenza, con l’amico delle stelle, delle comete, delle galassie.
E poi lo sai, lui, l’unico che mi abbia amato e rispettato
a dispetto del rispetto di se stesso, anche lui è morto.
Troppo giovane, troppo presto, troppo all’improvviso.
Dovrei sentire qualcosa a questo punto? Che ne so un macigno?
Un vortice dentro? E invece niente. Stavolta niente.
Forse c’ho fatto l’abitudine. Ora me l’aspetto sai…
me l’aspetto da un momento all’altro. La finestra che si riapre
su nel cielo mentre io resto a terra mentre si porta via qualcos’altro.
Adesso è arrivato il tuo turno. C’abbiamo provato, dovresti pregare
come sai fare tu, giù a bocconi, io c’ho provato, la strada l’ho cambiata
l’orizzonte era una distesa di rose piene di spine. Mi hanno trafitto.
Mi sono sentita guardata dall’alto al basso, come in un combattimento
con Muhammad Alì, non ho più il naso come l’avevo prima,
mi sono sentita la chiave girare dietro le mie spalle, sbattuta in carcere,
poi sì l’ho conosciuta la pazienza del leone in gabbia.
Coi capelli bagnati, senza poter telefonare, senza sigarette, senza cesso
senza potermi levare lo sporco di dosso, senza contatti, soltanto 4 mura
e la flebile voce all’orecchio: – dai lo faccio per il tuo bene – e poi ancora:
– tu non capisci, tu hai sbagliato, tu non sai niente, tu ti dovresti calmare! –
E così mi sono presa le colpe di ciò di cui non ne avevo colpa.
Cercavo di spiegarti cos’erano i colori ma tu vedevi solo in bianco e nero,
mi dicevi che non dovevo ribellarmi, mi rieducavi, mi iniziavi a nuovi
comportamenti, come in Cambogia “col resettare il passato e fare L’Uomo Nuovo”.
Il lavaggio del cervello stava iniziando la propria strada come vermi
rosicchianti. E se fumavo una sigaretta, una mano mi sottraeva tutto il pacchetto
e me lo accartocciava sotto gli occhi, e se trovavo linea per intercettazioni
come in guerra, quella stessa mano mi sequestrava anche il telefono.
Se provavo a fiatare, mi si diceva che non avevo diritto di parola
se non avevo appetito, mi si costringeva a mangiare nello stesso tavolo
del nemico, e mi si spiegava le strategie per ottenere cose, e tutto mi riportava
sempre, sempre, che non si ottiene nulla se lo si prende e basta,
anzi, si rischia solo di rifinire in gattabuia.
C’è stato il lato oscuro, più spiegavo il senso di giustizia, più c’è stato
il togliere, il levare, il negarmi, il restringere regolamenti.
Presto ho capito che dovevo diventare “L’uomo Nuovo”, cambiar rotta
per ottenere più libertà, che poi poteva essere solo un po’ d’ossigeno,
ma sono cresciuta ancora tutto d’un botto e menomale che vi ero
già abituata, ma stavolta senza l’esercito dei vietcong, da sola;
questa guerra l’ho combattuta da sola, senza gallerie sotterranee,
me le hai fatte sparire tutte, ma mi sta bene sì così, perché la forza
me la sta dando questa bambina che ho partorito, ch’è l’unica cosa
preziosa che ho, e vuoi farmi sviluppare nella confusione dell’inganno
del solito ricatto – stai attenta, se ti scopro, te la porto via -.
Ora siediti, mi avevi fatto una valanga di domande,
come ad un interrogatorio, io a domanda rispondo, poi non dire di no,
dimmi, dimmi, dimmi un solo esempio in cui ho peccato io
da quando mi conosci?

LIVIDI SUI GOMITI

DAVANTI A TUTTI STAVO ZITTO E INVECE ADESSO GUARDAMI!
QUINDI ADESSO TU RESTA COL TUO GRUPPO
STRISCIA, PREGA! CONFONDITI!
NON CE NE FREGA UN CAZZO DI TE
E DEL TUO GRUPPO CON CUI MANGI STRISCI PREGHI VOMITI!!
A NOI IL CORAGGIO NON CI MANCA, SIAMO IMPAVIDI
SIAMO CRESCIUTI CON I LIVIDI SUI GOMITI
NON CE NE FREGA UN CAZZO DI TE E DEL TUO GRUPPO
CON CUI MANGI, STRISCI, PREGHI, VOMITI.

Ehi calmati ti ho detto guardami
È finito il tempo di nascondersi dietro quegli angoli
Adesso dimmi dove corri e perché ansimi
Non l’hai mai visto chi ha ballato con i fottuti diavoli
Chi è cresciuto con sogni forti e mani fragili
Chi è stato spinto nella fossa, schiacciato ai margini
Coperto d’oro e poi trafitto, la bella Kahlo Frida
Davanti a tutti stavo zitto e invece adesso guardami
Quindi tu resta con il tuo gruppo Striscia, prega, confonditi
A noi il coraggio non ci manca, siamo impavidi Siamo cresciuti con i lividi sui gomiti
Non ce ne frega un cazzo di te E del tuo gruppo con cui mangi, strisci, preghi, vomiti
A noi il coraggio non ci manca, siamo impavidi
Siamo cresciuti con i lividi sui gomiti
Non ce ne frega un cazzo di te E del tuo gruppo con cui mangi, strisci, preghi, vomiti
A noi il coraggio non ci manca, siamo impavidi
Siamo cresciuti con i lividi sui gomiti Non ce ne frega un cazzo
E se vuoi sapere la mia storia siediti ed ascolta!
Dura una manciata di secondi quindi adesso contali!!
Voler brillare avere paura e tutti gli altri complici
Della paura di brillare che abbiamo da giovani
È una bellissima morale ma da mezzi uomini
Una cultura secolare ma di stereotipi
Disprezza chi ha meno di te e quelli più in alto lodali
Onora tua madre e tuo padre ma da dietro sputagli
Però mi resta la mia strada, gli sguardi, TRE AMICI NON CODARDI!!
E se il mondo l’ha capito adesso inizierà a guardarci
E sono tanti gli stracci che ho preso senza lamentarmi
io sono zero ma lo zero piscia in testa a te e il tuo gruppo Striscia, prega, confonditi
A noi il coraggio non ci manca, siamo impavidi
Siamo cresciuti con i lividi sui gomiti
Non ce ne frega un cazzo di te
E del tuo gruppo con cui mangi, strisci, preghi, vomiti
A noi il coraggio non ci manca, siamo impavidi Siamo cresciuti con i lividi sui gomiti
Non ce ne frega un cazzo di te E del tuo gruppo con cui mangi Sì, del tuo gruppo con cui mangi.
TESTO MANESKIN!

Una volta tanto tempo fa, vi era una piccola scugnizza, danzatrice su fili elettrici, adesso vi sono solo terre lontane da raggiungere in Porsche Carrera, cappotta scoperchiata, niente stereo alto, niente sigarette nel cruscotto, niente lattine verdi smeraldo dietro a tintinnare, niente ripensamenti.

Trame

"Dell'insensato gioco di scrivere" o del suo male

endorsum

X e il valore dell'incognita

Le ricette di Laura.

Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie.

Povertà e Ricchezza

Narrativa Autore Blogger

susabiblog

Mi piace tramutare in parole e immagini i miei sogni

"Frammenti" di Sabrina S.

Stesse trecce, stesse scarpe...

Elisa Falciori

attimi imperfetti

Compensazioni equoree

prove di scrittura, poesia, racconti e altro

scatti di vita

Emozioni, fotografie, poesie, sensazioni e riflessioni per allargare gli orizzonti emotivi e vivere meglio.

purtroppo

Quello che leggi qui è tutto autobiografico. Soprattutto le cose inventate.

Intonations Cocktail Club 432

qui si beve di tutto: servitevi !!!

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

intermittenze- scritture di Anna Leone -altre voci-

"Mi manca il riposo, la dolce spensieratezza che fa della vita uno specchio dove tutti gli oggetti si dipingono un istante e sul quale tutto scivola." Alfred De Musset

Manuel Chiacchiararelli

Scrittore, Fotografo, Guida Naturalistica, Girovago / Writer, Photographer, Naturalist Guide, Wanderer

EPOCHE' (fotoblog di francesco)

"Io non dischiudo nè nascondo ma al contrario faccio vedere" (Eraclito)

Benvenuti nel rifugio di Claudio

La Cultura ci nutre solo se il Pianeta vive . . . . . e questo dipende solo da noi . . . . . e ricordiamo sempre che .... "anche se non ti occupi di politica, stai sicuro che la politica si occuperà di te ..."

marcellocomitini

il disinganno prima dell'illusione

Mauro Cason

Uomini in cammino...

Il Blog di Tino Soudaz 2.0

Provando tanto, prima o poi riesco anche se tante cose continuo a non capirle

arturoadalziora

scritti in lingua morta

massimobotturi

Lo so, lo so, lo so che un uomo, a 50 anni, ha sempre le mani pulite e io me le lavo due o tre volte al giorno, ma è quando mi vedo le mani sporche che io mi ricordo di quando ero ragazzo. Tonino Guerra

.:alekosoul:.

Just another wanderer on the road to nowhere

willyzini

in parole ti cerco, con parole ti desidero, senza parole ti concepisco

Suoni e Passioni

Siamo Musica

Nessuna Certezza

Just another WordPress.com site

Cenere

"Non si parte - Riprendiamo le strade di qui, curvo sotto il mio vizio, un vizio che ha affondato al mio fianco le sue radici di sofferenze, fin dall'età della ragione - che sale al cielo, mi colpisce, mi rovescia, mi trascina" A.R. "Cattivo sangue"