DEVI STARE MOLTO CALMA

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DA : LIBRO NERO

“ TU CHE COSA SAI Di ME? “

La frase più ricorrente se ne parlo è:
-ma di che ti meravigli?-
Raccolgo briciole d’ogni disordine
e qui sul tavolo mi fermo a pensare
non credo nessuno mi conosca meglio di te.
Sono finita così lontana dalla poesia
niente è poetico qua, niente d’artistico
neanche piangere è a un palmo di mano.
E tutti sorridenti e pieni di sé intonano un coro:
-scusa ma perché ti meravigli ora?-
Ecco cosa raccolgo, briciole di ogni cosa
sul tavolo non deve rimanere niente
mi fermo a pensare, la solita domanda:
-ma tu cosa sai di me?-
Sono finita in luoghi lontani dal pittore quale ero
dai miei colori a tempera, e dal respiro di un quadro
niente è più lontano dalla poesia da ciò che appariva.
Che cos’è che non capiscono?
Che cos’è che non sentono?
Che cosa è più magico di un ritratto reale?
Ogni mia intenzione ogni mia rivoluzione
la interpreti a modo tuo, non hai il tocco giusto
e una persona quando ti entra nelle ossa
si mescola col sangue e allora,
allora non esce più da dentro.
-Cosa ne sai tu di me.-

DA : LIBRO NERO

RIFUGIATA POLITICA

Sono solo costretta a stare qua …
sono solo costretta a restare zitta …
e quel che dico è pure troppo.
Alzarsi ore 8.30, andare in bagno, prenderla in braccio, fare il caffè,
rispondere come si merita, proteggermi i timpani dalle sue stupidaggini,
mangiare bene per tutta la giornata
ricordarsi di non toccare sigarette, e di dimenticarsele.
Ricordarsi che un carcere dura vent’anni.
Loro due prendono noi due e ne fanno ciò che vogliono.
Loro due offendono, gridano, comandano, ordinano, non ascoltano,
soffocano, non si fidano, dettano leggi, sporcano dentro,
non danno una sola possibilità di via di fuga.
Ehi non c’è speranza!
Sono solo costretta a dire sì.
Sono solo costretta a non avere una mia opinione.
Sono solo costretta a sentire di più di quello che posso dire.
Sono solo costretta a guardare giù in basso.
Sono solo costretta a dire che va tutto bene.
In realtà spalancherei le sbarre della mia prigionia
e me ne andrei il più lontano possibile da tutti e due.
Su una cosa ti do ragione,
come fai a guardare i miei occhi,
occhi che non sanno più di niente,
sono solo tristi ed esprimono il vuoto?
E tutto quello che in tutta la mia vita mi sono detta di non farmi fare,
eccomi che me lo sto facendo fare.
E Dio cosa sono diventata! Una che non scappa!
Proprio ora che avrei tutti i motivi per farlo.
Mi sento dire da mia sorella: <>
e io le risponderei:<>
Ma poi non rispondo neanche, tanto non capirebbe.

DA : Libro Nero

CANTICO DAL CARCERE

Non posso sbronzarmi …
non posso sbronzarmi …
e non posso più avere le mie 20 amiche di fiducia, qui a portata di mano …
quelle indescrivibili, ma che tenevano caldo.
Non posso sbronzarmi, proprio oggi …
Non posso fumare, proprio oggi …
E la strada ribelle è proprio qui davanti a me …
ma non ho la condivisione.
E non posso più permettermi neanche il lusso di provare dolore.
Mi da un po’ noia non poter avere la condivisione come allora …
ma non posso provarlo.
Sono troppo lucida e non sbronza per potere tranquillamente sentirmi in fibrillazione
davanti a tutta questa strada di colore arancione.
Quindi, semplicemente non sento niente.
Peccato non possa più condividerlo con te.

DA : LUCIDA MATURA

IL DIAVOLO CON LE BASETTE

Questo era il mio suono della fuga.
Un pianeta di onde.
La mia serata era cominciata in un bar,
niente animali randagi sullo sfondo,
tante sigarette sul marciapiede bagnato.
E lui, mezza barbetta, alticcio non poco, tutto sul blu,
che mi canta “-Via via vieni via con me…”-
Occhi sparati sull’allucinazione andante
si vantava di costruirli i vetri non di arrampicarli
in qualche giardino avrà pur disegnato.
Era straordinario il suo modo di camminare e di entrare,
come se la serata potesse cominciare con la sua presenza.
Un finto cattivo. Un piccolo gesto della mano. Verso il portafoglio,
sempre pronto ad offrirti la seconda bevuta. Un amico.
Tutto sul blu, si sedeva appiccicato, ma senza invadere troppo.
Un gentil man.

Sullo sfondo modelle secche a compiacerlo
vecchie presenze a fargli la storia
un classico nello stereo alto
il discorso a metà.
Questo era il mio suono della fuga.
In un pianeta a fare surf.
La mia serata era cominciata senza paura che finisse,
niente problemi negativi alle spalle,
tanti avventori di passaggio a stringermi la mano.
E lui, foulard bianco al collo, cappotto nero, bocca umida,
che sorseggia Guinness, un alone tutt’intorno tutto sul blu,
con le basette e mi dice: -Ma tu che ci fai qua?-
Sparimmo nel suono della fuga.

DA : LUCIDA MATURA

RITRATTO DI UOMO

iO sono sempre stata ricoperta da Lui
e mi si riempie un sorriso coinvolto.
Prima, niente responsabilità
ora, solo cellulare reperibile.
Non posso scrivere riversa nella strada
perché non sono più sola come la neve.
Ho occhi bianchi, ciglia nere lunghissime
capelli colorati, qualche amichetta di 10 anni
zero alcool in corpo, l’unica ubriacatura è la musica.
Lui s’impegnava con me a singhiozzi di settimane,
Lui sapeva ballare anche con l’impermeabile beige,
Lui stava sotto e godeva con me vulnerabilmente,
Lui non guardava nessun’altra perché aveva me, completamente.

La notte piove come non mai
fulmini imbiancano il cielo.

Prima, soltanto uno sguardo ed eravamo già in moto
adesso, tutto passa in secondo piano soprattutto le promesse.
Non posso più scrivere perché non mi so concentrare
la neve nella tasca l’ho lasciata a casa tua mille anni fa
poi sono scappata nel sole, ma ho perso la vista, completamente.

Lui riempiva i miei brividi sottopelle,
i bar, le locande, i bicchieri di Montalcino, gli amici,
Lui sbatteva la porta con la bandana, mi diceva di andarmene,
Lui sapeva di Dolce Vita, io mi sentivo in famiglia, per sempre.

Forse mi fa foto sotto un cielo di lampi ramificati
forse accende la sigaretta di qualcuno, ascoltando Chet Baker .

DA : LUCIDA MATURA

LA PRECISIONE è NELL’INTUITO

Chissà che farà lui in questo mondo tutto moderno?
Se ascolterà ancora jazz?
La precisione è nell’intuito.
Beh sì, noi scriviamo ricette di cucina,
e non ti fare una risata, vuoi mettere che cosa c’è di più bello
che fare tutte le varianti di una frittata?
La puoi fare con il pane, col latte, con patate,
ora sì che puoi ridere.
Tu ascolterai ancora jazz e mangerai piccante
io sarò lontana e berrò caffè per mantenermi sveglia.
Eh già i brividi che ogni tanto ho dentro son troppo forti,
vincete voi che siete semplici.

DA : LUCIDA MATURA

LA COPERTA BORDEAUX

Io vivevo in una specie di sonno.
Tutto ruotava intorno a un sì camuffato di suggestione.
Congelavo dentro come ad un film. Sceneggiatura gialla.
Spazio aperto non vedevo nemmeno per sparare.
Ero l’altra sigaretta spenta prima di entrare a lavoro.
Appena messo il piede fuori dal letto ero a timbrare il cartellino. Compreso quando stendevo il bucato.
Spontanea solo nel girare il sugo.
Correvo o percorrevo la strada al contrario.
Tanto brava nel cambiare compagnie.
– Basta che vi stavate zitti! –
Eppur vi spaventavate dell’esser poco di buono.
Gente nel belpaese a razzolar male dopo aver parlato bene.
Io a breve a prender respiro. A breve a prender una pausa.
Io poco di buono a breve a resuscitare dal limbo.
Se tutti mi vogliono star a sentire.
Adesso che dopo questi 4 anni ho aperto gli occhi.
Ho lanciato sguardi com’ero dentro.
Adesso che tutti mi volgono i loro più sentiti auguri.
Mi sento stradonna. E forte! E miele d’api.
Accattivante nel silenzio della parola.
Io ora so che abbiamo cominciato ad andare lontano quando ci siamo risvegliati sotto la coperta bordeaux.

 

DA : LUCIDA MATURA

SENZA CORNICE

Con tutto quello che ho visto, ancora non si vede passare,
e chi sono io per pretendere un cielo blu, un sole brillante
una serata a un tavolino tondo con gli alberi intorno
chi sono io per desiderare un’autostrada, una macchina, Roma?
Sono le 13.00, ancora manca molto e devo stare calma,
sognavo, sognavo, sognavo, ora è meglio che mi rilassi,
non succederà mai quello che dico se lo dico ad alta voce,
ma chi sono io se non urlo forte in segno di alterazione?
Chi sono, chi sono io se non insegno a mia figlia a gridare?
La rabbia è sempre meglio dell’apatia, più o meno sono sola,
se mi fossi ricordata che il mio più grande difetto è:
mi fido sempre troppo delle persone anche dopo le ultime possibilità.
Sono le 14.00, ancora non ho ingollato quello che ho visto passare,
furtive Porsche, Range Rover, Blu Audi cabriolè, Golf metallizzata,
ma tutte senza musica e la mia Seicento dov’è?
L’autostrada, il guardareil, fantasmi ai finestrini, fumo, bevute a Roma?
Così fanno i ridicoli mentre noi ribaltiamo i finali.
Il coraggio lo lasciamo a bere da solo in tardo pomeriggio
noi preferiamo gridare forte come fossero tutti ignoranti,
adesso che il giochino l’ha capito anche mia figlia a due anni,
state pur tranquilli che l’invenzione più fantastica del mondo
non la vedremo mai passare di qua,
Gesù, Mohamed, le croci, le sante, i veli, e Dio che tanto non esiste.

 

È ESTATE E PIOVE COME SEMPRE

Prima avevo tutto da costruire
ora ho tutto da ricostruire
Sai…
la ragazza è un muro più o meno spoglio
tutto come prima solo con qualche pensiero in più
prima credevo di aggiungere qualcosa
ora mi ritrovo con molte cose in meno
Sai…
la prossima volta che voglio riposarmi
meglio che decida di fare una bella corsa
nei giorni in cui mi diranno di trovarmi in forma
meglio che sparisca o che mi finga malata
la ragazza della porta accanto è attaccata anche alle cose materiali
e sta dietro alla finestra con le tende ma non esce
Sai…
finito il pranzo finita la cena domani si ricomincia
pezzo per pezzo a dimenticare ogni pensiero in più
a scordare di ricostruire tutto il posto mio.

Una volta tanto tempo fa, vi era una piccola scugnizza, danzatrice su fili elettrici, adesso vi sono solo terre lontane da raggiungere in Porsche Carrera, cappotta scoperchiata, niente stereo alto, niente sigarette nel cruscotto, niente lattine verdi smeraldo dietro a tintinnare, niente ripensamenti.

Serbatoio di pensieri occasionali

Perché dovrei avere un motto?

La maschera caduta

Ordine e Caos in perenne conflitto

Famiglia a Modo Mio

Alla ricerca della felicità

Ector Falormo

Scrittone

Criss Runfolo

Nero è il colore che sono; perché il buio è la sola luce che amo.

Ero Sveglia: poi ho capito Freud ®

"ogni riferimento a cose, persone o fatti è puramente casuale ed opera della mia fantasia"

Nea: NuovaEcologiaArtistica

Un blog di Arte per l'arte contemporanea. Con-Tempo-Ra-Nea: con il tempo il sole sarà nuovo.

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Provando tanto, prima o poi riesco anche se tante cose continuo a non capirle

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Lo so, lo so, lo so che un uomo, a 50 anni, ha sempre le mani pulite e io me le lavo due o tre volte al giorno, ma è quando mi vedo le mani sporche che io mi ricordo di quando ero ragazzo. Tonino Guerra

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Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)