WILL you be my girlfriend? – ALANIS

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DA : LIBRO NERO

SE PROPRIO VUOI IMPARARE UNA COSA, IMPARA A NON CREDERE A NESSUNO

In questo monumento di carte che cedono all’ignoranza
mi sento cucita addosso la sensazione
di bellezza sbagliata nel posto sbagliato.
Senza fare nomi, mi fa: – se hai bisogno di qualcosa dimmelo –
– sì volentieri grazie, puoi tradurre lettera per lettera ciò che dico? –
si offende, ritira la parola, sparisce, critica, minaccia.
Ho sempre odiato le contraddizioni
le mani addosso, l’appiccicaticcio involontario
chi parla, parla e non dice niente
la sveglia alla mattina alle sette
chi per sbaglio dice – ti voglio bene –
con altri proiettili alla lingua, dello stesso calibro.
Insegnerò di non credere mai alla prima impressione
di non sbagliare solo una volta, e di scappare se necessario
perché ora che ne so di più di come vanno le cose,
l’unica magia che mi viene d’insegnare è che le persone
appena tu le recepisci in un modo,
ecco che sono in un altro modo.
Ho sempre odiato sbagliare,
chi mi dice “Te l’avevo detto ma hai fatto di testa tua”,
l’approssimativo approccio, lo sdolcinato scappare e fuggire,
amo chi vuol restare invece.
Sono stufa dei cambiamenti d’umore repentini
sono stufa di chi si alza sbagliato dal letto e io non posso
sono stufa d’essere presa per una fragile quando mi so difendere da sola
sono stufa dei mezzi sorrisi a denti stretti
sono stufa di dover star sempre zitta
sono stufa d’aver fame di abbracci quando non sono amata
sono stufa di sbagliare opinione sulle persone
sono stufa di fidarmi troppo del mio giudizio tremendamente ingenuo
sono stufa di pretendere cose che normalmente si ottengono col cuore.
Prometto che se tutto questo dovesse finire
mi sciolgo in crema.

DA : LIBRO NERO

E QUINDI SI CRESCE

Vorrei solo ritornare ad essere libera come prima,
libera di soffrire, libera di gioire
libera di piangere a sedere per terra
libera d’essere sopraffatta e spaccare i piatti
libera di sbattere le porte, libera di scappare la notte
libera di smettere di innamorarmi,
libera di ricominciare a innamorarmi,
libera di andare in bagno sapendo di stapparne un’altra,
libera di parlare e di ascoltare se mi va.

Vorrei solo continuare a non sentire il peso addosso,
continuare a correre col sorriso in faccia
continuare ad odiare le persone false,
continuare a ballare la mia musica fino a tardi
continuare a sedermi sulle panchine
continuare a dire la mia opinione senza paura d’essere fraintesa
continuare a non dire nulla se capisco che le parole non bastano,
continuare a non sentirmi oppressa, offesa, perseguitata.

Liberamente forse dovevo fermarmi prima.

DA : LIBRO NERO

“ TU CHE COSA SAI Di ME? “

La frase più ricorrente se ne parlo è:
-ma di che ti meravigli?-
Raccolgo briciole d’ogni disordine
e qui sul tavolo mi fermo a pensare
non credo nessuno mi conosca meglio di te.
Sono finita così lontana dalla poesia
niente è poetico qua, niente d’artistico
neanche piangere è a un palmo di mano.
E tutti sorridenti e pieni di sé intonano un coro:
-scusa ma perché ti meravigli ora?-
Ecco cosa raccolgo, briciole di ogni cosa
sul tavolo non deve rimanere niente
mi fermo a pensare, la solita domanda:
-ma tu cosa sai di me?-
Sono finita in luoghi lontani dal pittore quale ero
dai miei colori a tempera, e dal respiro di un quadro
niente è più lontano dalla poesia da ciò che appariva.
Che cos’è che non capiscono?
Che cos’è che non sentono?
Che cosa è più magico di un ritratto reale?
Ogni mia intenzione ogni mia rivoluzione
la interpreti a modo tuo, non hai il tocco giusto
e una persona quando ti entra nelle ossa
si mescola col sangue e allora,
allora non esce più da dentro.
-Cosa ne sai tu di me.-

DA : LIBRO NERO

RIFUGIATA POLITICA

Sono solo costretta a stare qua …
sono solo costretta a restare zitta …
e quel che dico è pure troppo.
Alzarsi ore 8.30, andare in bagno, prenderla in braccio, fare il caffè,
rispondere come si merita, proteggermi i timpani dalle sue stupidaggini,
mangiare bene per tutta la giornata
ricordarsi di non toccare sigarette, e di dimenticarsele.
Ricordarsi che un carcere dura vent’anni.
Loro due prendono noi due e ne fanno ciò che vogliono.
Loro due offendono, gridano, comandano, ordinano, non ascoltano,
soffocano, non si fidano, dettano leggi, sporcano dentro,
non danno una sola possibilità di via di fuga.
Ehi non c’è speranza!
Sono solo costretta a dire sì.
Sono solo costretta a non avere una mia opinione.
Sono solo costretta a sentire di più di quello che posso dire.
Sono solo costretta a guardare giù in basso.
Sono solo costretta a dire che va tutto bene.
In realtà spalancherei le sbarre della mia prigionia
e me ne andrei il più lontano possibile da tutti e due.
Su una cosa ti do ragione,
come fai a guardare i miei occhi,
occhi che non sanno più di niente,
sono solo tristi ed esprimono il vuoto?
E tutto quello che in tutta la mia vita mi sono detta di non farmi fare,
eccomi che me lo sto facendo fare.
E Dio cosa sono diventata! Una che non scappa!
Proprio ora che avrei tutti i motivi per farlo.
Mi sento dire da mia sorella: <>
e io le risponderei:<>
Ma poi non rispondo neanche, tanto non capirebbe.

DA : Libro Nero

CANTICO DAL CARCERE

Non posso sbronzarmi …
non posso sbronzarmi …
e non posso più avere le mie 20 amiche di fiducia, qui a portata di mano …
quelle indescrivibili, ma che tenevano caldo.
Non posso sbronzarmi, proprio oggi …
Non posso fumare, proprio oggi …
E la strada ribelle è proprio qui davanti a me …
ma non ho la condivisione.
E non posso più permettermi neanche il lusso di provare dolore.
Mi da un po’ noia non poter avere la condivisione come allora …
ma non posso provarlo.
Sono troppo lucida e non sbronza per potere tranquillamente sentirmi in fibrillazione
davanti a tutta questa strada di colore arancione.
Quindi, semplicemente non sento niente.
Peccato non possa più condividerlo con te.

DA : LUCIDA MATURA

IL DIAVOLO CON LE BASETTE

Questo era il mio suono della fuga.
Un pianeta di onde.
La mia serata era cominciata in un bar,
niente animali randagi sullo sfondo,
tante sigarette sul marciapiede bagnato.
E lui, mezza barbetta, alticcio non poco, tutto sul blu,
che mi canta “-Via via vieni via con me…”-
Occhi sparati sull’allucinazione andante
si vantava di costruirli i vetri non di arrampicarli
in qualche giardino avrà pur disegnato.
Era straordinario il suo modo di camminare e di entrare,
come se la serata potesse cominciare con la sua presenza.
Un finto cattivo. Un piccolo gesto della mano. Verso il portafoglio,
sempre pronto ad offrirti la seconda bevuta. Un amico.
Tutto sul blu, si sedeva appiccicato, ma senza invadere troppo.
Un gentil man.

Sullo sfondo modelle secche a compiacerlo
vecchie presenze a fargli la storia
un classico nello stereo alto
il discorso a metà.
Questo era il mio suono della fuga.
In un pianeta a fare surf.
La mia serata era cominciata senza paura che finisse,
niente problemi negativi alle spalle,
tanti avventori di passaggio a stringermi la mano.
E lui, foulard bianco al collo, cappotto nero, bocca umida,
che sorseggia Guinness, un alone tutt’intorno tutto sul blu,
con le basette e mi dice: -Ma tu che ci fai qua?-
Sparimmo nel suono della fuga.

Una volta tanto tempo fa, vi era una piccola scugnizza, danzatrice su fili elettrici, adesso vi sono solo terre lontane da raggiungere in Porsche Carrera, cappotta scoperchiata, niente stereo alto, niente sigarette nel cruscotto, niente lattine verdi smeraldo dietro a tintinnare, niente ripensamenti.

Franco Zefferi

Images & words

Famiglia a Modo Mio

Alla ricerca della felicità

Ector Falormo

Scrittone

Criss Runfolo

Nero è il colore che sono; perché il buio è la sola luce che amo.

Ero Sveglia: poi ho capito Freud ®

"ogni riferimento a cose, persone o fatti è puramente casuale ed opera della mia fantasia"

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Un blog di Arte per l'arte contemporanea. Con-Tempo-Ra-Nea: con il tempo il sole sarà nuovo.

Fosca Sensi

la verità è una questione estetica

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il disinganno prima dell'illusione

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Provando tanto, prima o poi riesco anche se tante cose continuo a non capirle

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Lo so, lo so, lo so che un uomo, a 50 anni, ha sempre le mani pulite e io me le lavo due o tre volte al giorno, ma è quando mi vedo le mani sporche che io mi ricordo di quando ero ragazzo. Tonino Guerra

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