DA : LUCIDA MATURA

LA COPERTA BORDEAUX

Io vivevo in una specie di sonno.
Tutto ruotava intorno a un sì camuffato di suggestione.
Congelavo dentro come ad un film. Sceneggiatura gialla.
Spazio aperto non vedevo nemmeno per sparare.
Ero l’altra sigaretta spenta prima di entrare a lavoro.
Appena messo il piede fuori dal letto ero a timbrare il cartellino. Compreso quando stendevo il bucato.
Spontanea solo nel girare il sugo.
Correvo o percorrevo la strada al contrario.
Tanto brava nel cambiare compagnie.
– Basta che vi stavate zitti! –
Eppur vi spaventavate dell’esser poco di buono.
Gente nel belpaese a razzolar male dopo aver parlato bene.
Io a breve a prender respiro. A breve a prender una pausa.
Io poco di buono a breve a resuscitare dal limbo.
Se tutti mi vogliono star a sentire.
Adesso che dopo questi 4 anni ho aperto gli occhi.
Ho lanciato sguardi com’ero dentro.
Adesso che tutti mi volgono i loro più sentiti auguri.
Mi sento stradonna. E forte! E miele d’api.
Accattivante nel silenzio della parola.
Io ora so che abbiamo cominciato ad andare lontano quando ci siamo risvegliati sotto la coperta bordeaux.

 

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DA : LUCIDA MATURA

SENZA CORNICE

Con tutto quello che ho visto, ancora non si vede passare,
e chi sono io per pretendere un cielo blu, un sole brillante
una serata a un tavolino tondo con gli alberi intorno
chi sono io per desiderare un’autostrada, una macchina, Roma?
Sono le 13.00, ancora manca molto e devo stare calma,
sognavo, sognavo, sognavo, ora è meglio che mi rilassi,
non succederà mai quello che dico se lo dico ad alta voce,
ma chi sono io se non urlo forte in segno di alterazione?
Chi sono, chi sono io se non insegno a mia figlia a gridare?
La rabbia è sempre meglio dell’apatia, più o meno sono sola,
se mi fossi ricordata che il mio più grande difetto è:
mi fido sempre troppo delle persone anche dopo le ultime possibilità.
Sono le 14.00, ancora non ho ingollato quello che ho visto passare,
furtive Porsche, Range Rover, Blu Audi cabriolè, Golf metallizzata,
ma tutte senza musica e la mia Seicento dov’è?
L’autostrada, il guardareil, fantasmi ai finestrini, fumo, bevute a Roma?
Così fanno i ridicoli mentre noi ribaltiamo i finali.
Il coraggio lo lasciamo a bere da solo in tardo pomeriggio
noi preferiamo gridare forte come fossero tutti ignoranti,
adesso che il giochino l’ha capito anche mia figlia a due anni,
state pur tranquilli che l’invenzione più fantastica del mondo
non la vedremo mai passare di qua,
Gesù, Mohamed, le croci, le sante, i veli, e Dio che tanto non esiste.

 

È ESTATE E PIOVE COME SEMPRE

Prima avevo tutto da costruire
ora ho tutto da ricostruire
Sai…
la ragazza è un muro più o meno spoglio
tutto come prima solo con qualche pensiero in più
prima credevo di aggiungere qualcosa
ora mi ritrovo con molte cose in meno
Sai…
la prossima volta che voglio riposarmi
meglio che decida di fare una bella corsa
nei giorni in cui mi diranno di trovarmi in forma
meglio che sparisca o che mi finga malata
la ragazza della porta accanto è attaccata anche alle cose materiali
e sta dietro alla finestra con le tende ma non esce
Sai…
finito il pranzo finita la cena domani si ricomincia
pezzo per pezzo a dimenticare ogni pensiero in più
a scordare di ricostruire tutto il posto mio.

DA: LUCIDA MATURA

LE HOSTESS DELLE MOSTRE

Sono come vasi di porcellana
senza volto né obese potenzialità
da lì a poco arriverà lo stupore della gente
accorsa a vedere quadri d’artista vero
in cambio porteranno pochezza cerebrale.

Non tollerabile!

Le belle statuine messe all’angolo senza stupore
servono sorrisi come fossero tazzine di the su piatti d’argento
le loro membra inghiottite dalle sedie
non sono neanche pesanti immagini su cui distogliere immagini.

Se non vi stupite!

Le sorelle per un’ora d’occasione
si alzano stupefatte per andare a fumare una sigaretta,
nel frattempo un pazzo s’avvicina al Bacco di Caravaggio,
lo indugia a seguirlo all’uscita.

Squilla l’allarme!

Tutti volevano impugnare una pistola col silenziatore
le urla sono accorse prima dei piedi
l’ignoranza era come una piovra sui vetri della grande finestra
nessuno uscì più da lì
solo una povera maestra bambina
di non più di dieci anni
che se ne andò a tirare sassi nel cortile a giocare a Campana.

——————————-

Una terra lontana costruita da persone buone con i loro sorrisi illuminarmi il buio che ho nascosto con le loro voci intonare canzoni e belle idee con le loro stelle negli occhi farmi dimenticare tutto questo. Ecco. Ecco quello che voglio, dimenticare. Dimenticare. Dimenticare solo dimenticare.

Tutto succede lì fuori e io non lo so? Tutto sta accadendo e io non lo so perché sono rinchiusa qui dentro. Il mio sorriso non è più come il mio solito non bacio e non abbraccio più come ero solita fare persino la mia lingua si è cancellata inesorabilmente e così, non so più neanche ascoltare. Ho perso il gusto dell’olfatto e dell’udito ho smarrito fantasmi ed eroi in qualche strada in centro ho confusione e rimbombi come compagnia la notte.

Tutto è accaduto là fuori ed io non ne ero partecipe, tutto è successo mentre non me ne sono accorta? La mia voglia di esplorare è cambiata manca il coraggio, qualche dolcezza, e la condivisione. Ho smesso di essere curiosa e coraggiosa, ho rotto il mio cuore e adesso non sento più passione non rido alle battute come una volta, non riesco più a respirare le foglie e la terra dei giardini ho molto tempo per vedere che non ho più me stessa, però.

Sognare, giù giù, in apnea,
sott’acqua respiro meglio,
strano, intenso, esplosione,
il momento che vive l’ispirazione,
capisco ch’è difficile,
la verità non esiste, ecco la verità!
Sognare, catapultarsi in altre dimensioni,
formulare frasi nuove, vite nuove,
e poi, poi, sognare di nuovo, senza rimorso,
come riscatto, come per farcela.

«Vuoi sentirti sicuro? La sicurezza si può avere in galera. Tre metri quadrati tutti per te senza affitto da pagare, senza conti della luce e del telefono, senza tasse, senza alimenti. Senza multe. Senza fermi per guida in stato di ubriachezza. Cure mediche gratuite. La compagnia di persone con gli stessi interessi. Chiesa. Inculate. Funerali gratuiti.» CHARLES BUKOWSKY.

 

Una volta tanto tempo fa, vi era una piccola scugnizza, danzatrice su fili elettrici, adesso vi sono solo terre lontane da raggiungere in Porsche Carrera, cappotta scoperchiata, niente stereo alto, niente sigarette nel cruscotto, niente lattine verdi smeraldo dietro a tintinnare, niente ripensamenti.

angolo del pensiero sparso

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"Non si parte - Riprendiamo le strade di qui, curvo sotto il mio vizio, un vizio che ha affondato al mio fianco le sue radici di sofferenze, fin dall'età della ragione - che sale al cielo, mi colpisce, mi rovescia, mi trascina" A.R. "Cattivo sangue"