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E’ una nuova raccolta di pensieri, freschi, tra un impegno e un altro, appena mi siedo in 5 minuti, e senza l’aiutino di nient’altro, solo quello che vedo. Lucida-mente.

POESIE PER VOI

QUANDO LE LESSI

Quando quel giorno dissi
– Mamma vieni ti leggo questa che –
lei non si sedette nemmeno
ed io cominciai :
– Madre stupida,
il gelido sorriso spiazzato
ha mutato
insormontabile cerchio d’inferno -.
Lei m’interrompeva a tratti
attraversando i miei ritmi-respiro nei versi
mi accorgevo che le volevo
danneggiare l’immagine di me
quell’immagine di me!
E così io le volevo dar risposte.

Poi continuai :
– L’occhio spento
madre stupida
sa far pregare
e non c’è perdono
credo
che tenga -.
Ed io stavolta non capivo,
ma anche questo
Shakespeare lo sa.

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SHAKESPEARE LO SA

Il miglior pezzo
è così odiabile
la mia, la tua, la vostra carneficina
in sotto-forma d’amore
è così cieca
che non si accorge
nemmeno di vedere.

Mi domando se avresti mai capito
cosa ho mai fatto per te
dal momento in cui ti ho scritto.

Stai soffrendo come non mai?
Allora ho lavorato bene.

La parte migliore di me
si sprigiona solo quando è rifiutata,
la mia, la tua, la nostra terapia
è bisognosa di sangue
per credere,
e Shakespeare lo sa.

Mi domando se ti fossi mai accorta
di quello che ti ho fatto
dal momento in cui ti ho parlato.
Stai soffrendo maldestra?
Allora sto lavorando bene.

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LA TIRO SEMPRE SU

LA TIRO SEMPRE SU

Quando ti uccisi
mi resi conto
della mia amante sul tetto
si trascinava e si trascinava
mentre i lamenti
erano nella tua bocca
che delusione.

Morii tre volte
nel mio passato,
ed è bello che ci credi
bello crederci unici,
“mentre non togli il pensiero dalla mente”
si può affaticare meno
questa storia storica,
suonami con l’unghia grigia
come una volta
ma non spezzarmi
anche il mio ultimo gioco,
è il mio onore che mi gioco.

DA:LUCIDA MATURA

A TE LA SCELTA

Mia camminata.
Mia gota fino al mento.
Mia risata e voglia di piangere. Mia distrazione per cose magiche. Mia fortunata apparizione e convivenza. Mia l’impazienza di aspettare un appuntamento. Mia l’eccentricità. Di ridere se qualcuno ride.
Mio il ricciolino di capelli sotto l’orecchio, mio il taglio.
Mio il racconto nell’esatto momento in cui accade. Mio il tormento anche se non ti cerco.
Mio il nasino, l’occhietto in preda a qualche sensazione, mio colore. Mio l’istinto di toccare tutti gli animali attorcigliati nella terra, comprese le lumache. Mio il caratteraccio, il donarsi, il ridere, il sole, l’aiutare senza giri di parole. Mio il cambiare umore, l’orgoglio, la voglia di essere rimasta impressa, il chiedere attenzioni, il diciottesimo giocattolo, il calzino. Mio il completino di canottiere, il gilet di trent’anni fa, i pantaloncini, il Carillon, paura del buio, accompagnami e tienimi la mano, il pigiama macchiato, l’uscita organizzata al volo. Mio il complimento prima di dormire, mio il primo racconto horror, la prima favola dark di vampiri.
Mio lo sguardo, la carnagione, il pollice ma anche l’indice, la voglia di saltare, di arrampicare rami lassù.
Tua la vita che hai davanti, compresa la mia, la sua, quella strada, l’aiuola di spine qui sotto, speriamo di non bruciarne altre. Di vite brevi. Tu mi sorreggi, mi correggi, mi imiti, mi dai speranza, mi maturi, mi chiedi scusa se parli col boccone in bocca, mi spingi forte se non ti capisco, mi dici che vado bene così. Quel che è più strano, è che ti fidi solo di me. Mi entri dentro in empatia da un’altra stanza e tiri fuori telepatia. Dei giorni penso, “forse è magica”, poi sparisci, d’incanto mi fai chiudere gli occhi, e mi dai un bacio. Tua l’intelligenza. Tua la spontaneità di abbracciare sconosciuti. Tua la libertà di scegliere ciò che più desideri.

 

POESIE PER VOI

PRIMA L’AUTO STIMA

Al mio Amore che non viene più
dalla tua …

A Firenze che in un ponte ha
intorpidito i singhiozzi
dell’ubriaco con la barba incolta;

sfortunatamente ho ancora uno sprazzo
di debolezza ispirante
ma se siete davvero sulla dolce scia
allora non avete che da chiedermelo
di piantarla con questa
immacolata insensibilità nei cuori
rotti e vomitati per me, sola.

Che goduria però, il fascino che mi dà.

Alla gente circondata di cartaceo monumento
alla fiera della passione, non a te,
ma a tutto il mio grande amore
che non ti ama più.

ENTI FHIIN?

Nel mio viaggio vidi Shara, Zhara e Nafisah. Tre donne di generazioni diverse. Tutte e tre con un filo di matita nera negli occhi. Avevano la forza della tempesta, molta voglia di comunicare con me, e cose così. Mi insegnarono l’arte della cucina, a sedere a terra, senza infradito, l’arte delle risate per le sciocchezze, e il tempo ch’era bello vederselo sorvolare così. Piccole bambine innamorate mi passavano a trovare. Mi sfioravano le mani e se le portavano al cuore. Dicevano che era arrivata la luce e indicavano il neon. Che io ero Nur. La luce. E poi smalto alle unghie, foto a milioni e video, tutto insomma per rimanere. Impregnarsi in quei vicoli color Sahara. Facevano qualsiasi cosa per restare aggrappata nei ricordi.
Lì le porte si usavano tenere ancora aperte per la fiducia. Un via vai di genti riempiva il perimetro del grande tappeto verde, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Le persone, comprese le donne lì, non dormono quasi mai. E se gli scappa la stanchezza, allora buttano giù un tappetino e vi si distendono sopra. Il pisolino è per terra con la testa appoggiata alla gamba del divano. Mi bussavano di continuo per dirmi dai non privarci della tua presenza, scendi giù a parlare con noi. C’erano persino quelli che venivano da molto lontano solo per scattarmi una foto. Mi sembrava che le carte si fossero mischiate. Ero io la novità.
Quando passeggiavo sopra il battuto di terra umida dalla pioggerellina appena passata, mi pareva di sentire un odore di un dolce mai assaggiato prima ad ora. Nessuno voleva che inciampassi, o che cascassi, o che semplicemente mi facesse male la testa. Sembrava un caso di stato, tutti pronti a pormi le loro medicine, o a darmi la mano se inciampavo in qualche buca. E lì di buche ce ne sono ad ogni passo. E le persone, comprese la bellisima Shara, Zhara e mamy Nafisah, hanno imparato a camminare anche di notte. Sono come i gatti, vedono meglio col buio pesto.
Mentre mi prometto di tornare dentro quel tappeto verde, a chiudere foglie di riso nel fare Maschj, nel friggere melanghn e Felafel, mi chiedo dove siete finite voi, giovani donne forti e coraggiose?

Nella canzone “Enti Fhiin?”= Dove sei?

“PER IL NUOVO ANNO”

FATTO COSÌ. Senza desiderare. Senza cocci d’adolescente. Senza quel patema d’animo. Senza rotolarsi di scatto nel letto. Senza perdere le staffe. Senza piagnucolamenti. Senza nostalgia. Senza conferme ma confermare. Senza cose da ottenere che sfuggono sempre. Senza ingoffirsi se si è imbranati. Senza più invadenze e pregiudizi. Senza chiodi fissi. Senza spine. Senza rincorrere alla rinfusa. Senza ossessioni che affollano una mente fragile. Senza volere ottenere cose sterili. Senza privarsi dell’essere. Senza rinunciare più ai propri valori soltanto per compiacere. Senza presunzioni. Senza voglie impossibili. Senza sentirsi importante in due ma bastare in uno. Senza attendere chissà che. Senza chiacchiericcio inutile. Senza attese. Senza nascondigli. Senza superfluo. Senza pretese. SENZA!

Perché Dio non è umano?

19 Dicembre 2016

Altra domanda: “Ma tu, sì tu, tu, che sei una persona buona, ti reputi una brava persona insomma? Okay bene, tu sì, se vedessi dall’altra parte del tuo marciapiede un gruppetto di gente che coi coltelli inseguisse un gruppetino di bimbi, tu che faresti? Ti prodigheresti subito per aiutarli no? Chiameresti intanto la polis, poi attraverseresti d’istinto, per rincorrere quella gente, rischieresti la tua stessa vita no? O ti gireresti dall’altra parte? No eh, ti vien d’impulso di far qualcosa per cercare di fermare quella follia su poveri indifesi innocenti, no? Okay. Bene, tu da essere umano lo faresti, ALLORA PERCHé, PERCHé perché DIO NON LO FA? Perché DIO NON LI FERMA MAI IN TEMPO? Perché??”

DA CAVALLERIA RUSTICANA

6
Quando sale l’odore acre dalle pietre nere degli scaloni o dai bastioni, allora la pioggia a scroscio forte, è imminente. Un odore così forte è inconfondibile, mi riporta indietro di 30 anni. Quando io, mia sorella, Massimo, Giova, Giuseppe, Sebastiano e Salvatore e Gianvito, Carmelinda, Maurizio, Enzo, Biagina, Concetta e un’altra dozzina di altri Salvatore e Seby, si affollava gli scaloni della mia casa di pietra lavica. Quando c’erano i temporali estivi. Quelli che l’acqua scendeva a flotti giù per la discesa di Santina. Le rondini disegnavano un puntinismo su nel cielo, dopo che finiva lo scroscio. Andavano dritte sparate che sembravano chiodi, poi indietro, poi cambiavano direzione e veloci contro vento che parevano proiettili. Ora cammino lungo la strada che dalla Piazza porta alla Villa Comunale, passo la scalinata stretta di Betlem, c’è puzzo ed è colma di lattine abbandonate. Poi supero la seconda gradinata, quella di Via Fonia, stretta e lurida.
All’improvviso scattano i piccioni in cielo, un attimo prima del tuono. Mi affretto, iniziano i primi goccioloni. È acqua calda. Chissà cos’è. Visto che qui l’aria è satura di smog. Se fossi furba uscirei con la mascherina come i cinesi in Piazza Santa Maria Novella. Ma scende da quelle nuvole grigie. Scendo giù veloce dal vecchio mulino. Entro in casa e c’è silenzio. Non ci sono più i canti di quei ragazzini, che in siciliano invocavano la pioggia. Perché era un modo per starsene più stretti lì; lì da me. Ora c’è lontananza.
Mi hanno spiegato col tempo, coll’avanzare degli anni, che è questa la crescita: comportarsi per bene e non essere più appiccicati.
Comunque la maggior parte di quei Salvo e Seby e Gianvito, son tutti immigrati in Germania a lavorare nella Volkswagen. E parlano talmente bene il tedesco che sono diventati perfino biondi cogli occhi azzurri. Ma tu guarda le svariate immigrazioni, le conformità, e le differenze comportamentali!

MIEI ARTICOLI

No, non dirò di quello che sta succedendo negli Stati Uniti, no, no, che forse sottovoce vogliono sterminare un’etnia intera, gli AFROamericani. E poi ora con il grilletto facile contro “le Forze del Di-Sordine”, già 4 morti; della serie non andrei in vacanza a spendere i miei euri lì in America neanche se fossi invitata da Brad Pitt. Non vorrei che mi scambiassero per uno scimpanzé. No anzi, ho una domanda seria, ma seria-seria da porre, ma son bischeri o son grulli? Ah già no, son solo a far le prove di un nuovo video-gioco da sbatterci in commercio e a far vedere come si distrugge il nemico.
No, no, non c’ho voglia di fomentare il principio di transfert, che poi dicono che è colpa “di chi fomenta l’odio”. Ho imparato strada facendo, che “chi parla” poi alla fine le cose è come se le dicesse “un po’ a sé stesso”, quindi non credo no, di esser io “quella che voleva eliminare ogni traccia di pensieri anche se non di assenso ai miei discorsi”. Ho imparato due cose nella mia vita : 1-che chi non sta nei luoghi non può dire come sono andati i fatti MAI. 2-che se uno combina qualcosa dà sempre la colpa all’altro COSì NON SI SA Più CHI è IL CATTIVISTA E CHI IL BUONISTA.
No basta, oggi non farò i soliti discorsi pesanti e noiosi.
ROSE E FIORI E STELLE, GATTINI E CAGNOLINI