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E’ una nuova raccolta di pensieri, freschi, tra un impegno e un altro, appena mi siedo in 5 minuti, e senza l’aiutino di nient’altro, solo quello che vedo. Lucida-mente.

DA: LUCIDA MATURA

VIA FAENZA”

Ci sono preghiere, ventagli appesi su mattoni antichi, davanti all’entrata del negozio indiano, ciao e buonanotte precipitano neanche te ne accorgi, volti stranieri che si girano mentre non li guardi, tutti son lenti, e tu, a sedere al solito tavolino tondo. Tra un po’ caschi. Col bicchiere di Cuba – libre. Passeggiano col sorriso là, e si fermano pure, è consueto persino avvistarne uno che si apre un libro mentre si fa fotografare in bianco e nero. Ci sono pigri a sedere sul marciapiede, ed io nonostante le insidiose correnti arrivo in tempo a sedermi, prima che mi freghino il posto. Sul mio solito tavolino tondo. Dunque io e te, ordiniamo il secondo giro. L’estate così ha inizio. << Bella e abbracciami dai, >> precipitano a piombo, un abisso che non si può descrivere. Mi sento a casa, là fuori, dove il colore che emerge è decorato di odori di spezie. Ci sono strette di mano, poi una toccata e fuga al cuore, l’ultimo discorso che coincide con l’ultima sigaretta, quaranta carte son volate in una sera. Lui ha barba nera folta, capelli lunghi un po’ mossi. È un grande amico, e ora glielo dico.
Ci sono donne, fisse a guardare la vetrina delle borse grandi in pelle, come se sfogliassero riviste, poi magari fanno solo da sfondo al quadro e c’è una voce lontana risuonante un soffocato << Ma quella è solo una mignotta! >>. Nessuno ci fa caso. Tutti sorseggiano dimenticando la loro brutta giornata viola. Ci sono rimbombi per tutta la Via, tumulti densi, da capo a coda, suoni acuti che sbattono nelle orecchie fino a fartele tappare, per poi accorgerti che sta solo passando davanti a te, un gruppo turistico: giapponesi cogli ombrelli e i trolley gonfi.
Poi di lì a poco, finisce la confusione.
Parrucchiere economico tunisino di fronte allo sguardo, sulla destra un anti bar da the, con le fontane e mattonelle d’atmosfera, azzurre, sullo sfondo se socchiudi gli occhi, a sinistra, un piccolo negozio di vestiti, multicolori, pakistano, e poi c’è Pietro col pallone sempre. Urla << Chi sta alla porta? >> e mi fa alzare sempre a me. L’odore del Kebab si confonde al suono del sax di un avventore. Lo seguiamo da fermi, battendo le mani, estasiati sbalorditi fagocitati arricchiti conservati appiccicati alle nostre radici.
Parte il quarto giro, e la frase storica di Carlo Alberto: << Quando mi vedranno in ginocchio sarà soltanto perché starò Prendendo meglio la mira! >>.
Nessuno ancora sa, che tutto sta per essere messo in discussione.
Ci sono scelte imminenti da prendere, vecchi sottobraccio, omicidi della porta accanto, ricordi senza lasciare particolari, ci sono scippatori algerini, clandestini che tutti conoscono, ci sono birre da pagare e cose ancora da bere o tante da offrire, ci sono madri come Iris che cerca, cerca, e nel suo inferno richiama il bimbo che è scappato di là dietro, Iris ch’è tanto bella quanto sexy. Nessuno ci riesce a capire quanto il giorno e la notte trascorsi lì.
Mentre mi sto arrendendo alle lusinghe di un tizio senza nome, senza futuro, arriva Riccardo, il mio angelo custode, tra un attimo glielo spiego. Lui si accende un joint in piedi e fa: << Nuovo taglio di capelli? No, ho detto, vuoi entrare dentro? >> lui è l’unico che sa aspettare le risposte tutte per intero. Si mette vicino a me, conta: << Una, due, tre, quattro … vuoi una piccola? >> diciamo Sì in un sovrapporsi di voci. Vuoi crederci o no, ma Riccardo è l’unico che aspetta che finisci di rispondere. Anche con gli occhi.
Ci sono le teorie di Carlo Alberto, che ti rimangono a ronzare in testa, come quella delle stelle: << Cara amica, le persone sono di tre categorie, una Le stelle Comete, due Le Meteore, tre Le Stelle Fisse! >>.
C’è un crocevia qua, un’identità, dentro il nostro Pub Irlandese, ci fa accontentare di niente.

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IMPOSSIBILE il titolo è già preesistente

“IL NUOVO AMORE DEL 3000”

Non sarà una versione di un vizio quest’amore.
Gettato contro il letto sì
ma mai tradito al tuo cospetto.
Non sarà un’altra versione
di muoversi nel tempo, questo amore.
Occhio deciso sì,
ma non vivere per forza tutto.
Non additiamoci noi stessi e da soli,
stavolta avremo più pietà per noi.
Perché no? Non c’è in giro nessuno
che possa eguagliarci a tale ora,
semplice impatto sì
non acustico nella lisca ma senza
controllo davvero.

Non sarà un vizio
Non sarà un vizio
Non sarà un vizio
questo desertico dirci ti amo.

A Claudio 21/1/2007

DA: LUCIDA MATURA

“SALVATI”

Se tu sei un poeta non puoi non vibrare dentro al suono di questa musica.
Potrai aver camminato per giorni interi, ma non aver vissuto più di due vite.
Sei intelligente, sei sensibile, sei fragile, bevi vino come lo assorbe la spugna.
Avrai un dubbio incolmabile nel tuo futuro, ma nessuno distruggerà il tuo sogno.
Se tu sei sorpreso allora vuol dire che hai imparato cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Se tu sei un animale notturno, sei intoccabile, irraggiungibile, hai gli occhi sempre aperti.
Se tu sei un volontario per questo salto dal burrone, è invulnerabile la traccia del tuo passaggio.
Sei spettacolare
anche se non hai toccato cibo tutto il giorno
sei invidiabile
anche se non hai imparato le tabelline
sei combattivo
anche se oggi hai vomitato ciò che hai toccato
sei brillante
anche se quelle gocce sono il sudore riversato a terra.
Potrai aver corso da tutta una vita, ma non puoi ignorare che ne hai un’altra da giocare.
Avrai un’aura tutta tua e salterai ballando con quella cicca in bocca, librandoti respirerai.
Sei bello con i capelli neri davanti agli occhi, anche se digiuni per sapere dove sparire.
Sei emozionale, sei profondo, sei un corpo perfettamente pieno anche se lo specchio tace.
Se tu credi d’essere pesante nonostante la leggerezza dell’essere non hai capito chi sei.
Se tu sei un uomo non puoi non innamorarti come si deve al suono della voce da poeta.

* TI ho lasciato un foglio sulla scrivania, manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla TU!

L’AMORE si può definire benissimo

L’Amore = Certezza.
La Gelosia = Insicurezza.
Quindi, le due cose non vanno di pari passo. Insicurezza e Certezza non stanno affatto bene insieme. Se uno s’innamora di una persona è per svariate qualità. Quindi per prima cosa c’è La Stima. Perché se piacciono quelle cose, a te affini, è perché vi è Stima. La gelosia invece, ha molto a che fare con la malattia mentale. Chi è geloso infatti non parla, parla la Sua Malattia al posto suo. Quindi, uno più uno fa sempre due, se non erro. Mica l’Amore è per tutti. Certo, certo, certo si innamorano tutti. Chiunque di sta marmaglia s’innamora. Ma come amano? Si denigrano, si mortificano, si annullano, si offendono perché in realtà non si stimano, si umiliano. Quindi, l’Amore è PER LA SANITà MENTALE! Chi confonde la gelosia con la protezione, non sa che è un possessivo, e chi di solito è possessivo con gli oggetti-cose-case, lo è di conseguenza anche con le persone. E nessuno, dico NESSUNO ha bisogno di un Babysitter o di badanti o di bodyguard. In realtà chi pensa di proteggere dal resto del mondo tutto brutto e cattivo, è una persona che vive male. Non prende mai respiro. Non si rilassa mai. In realtà vive sottoscorta delle sue fissazioni. È dunque una persona clinicamente paranoica.
Quindi, se non erro, l’Amore non deve essere malato. Se no non è Amore.
Gelosia è uguale a insicurezza.
Quando sei innamorato sei certo, sicuro di te.

POESIE PER VOI

QUANDO LE LESSI

Quando quel giorno dissi
– Mamma vieni ti leggo questa che –
lei non si sedette nemmeno
ed io cominciai :
– Madre stupida,
il gelido sorriso spiazzato
ha mutato
insormontabile cerchio d’inferno -.
Lei m’interrompeva a tratti
attraversando i miei ritmi-respiro nei versi
mi accorgevo che le volevo
danneggiare l’immagine di me
quell’immagine di me!
E così io le volevo dar risposte.

Poi continuai :
– L’occhio spento
madre stupida
sa far pregare
e non c’è perdono
credo
che tenga -.
Ed io stavolta non capivo,
ma anche questo
Shakespeare lo sa.

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SHAKESPEARE LO SA

Il miglior pezzo
è così odiabile
la mia, la tua, la vostra carneficina
in sotto-forma d’amore
è così cieca
che non si accorge
nemmeno di vedere.

Mi domando se avresti mai capito
cosa ho mai fatto per te
dal momento in cui ti ho scritto.

Stai soffrendo come non mai?
Allora ho lavorato bene.

La parte migliore di me
si sprigiona solo quando è rifiutata,
la mia, la tua, la nostra terapia
è bisognosa di sangue
per credere,
e Shakespeare lo sa.

Mi domando se ti fossi mai accorta
di quello che ti ho fatto
dal momento in cui ti ho parlato.
Stai soffrendo maldestra?
Allora sto lavorando bene.

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LA TIRO SEMPRE SU

LA TIRO SEMPRE SU

Quando ti uccisi
mi resi conto
della mia amante sul tetto
si trascinava e si trascinava
mentre i lamenti
erano nella tua bocca
che delusione.

Morii tre volte
nel mio passato,
ed è bello che ci credi
bello crederci unici,
“mentre non togli il pensiero dalla mente”
si può affaticare meno
questa storia storica,
suonami con l’unghia grigia
come una volta
ma non spezzarmi
anche il mio ultimo gioco,
è il mio onore che mi gioco.

DA:LUCIDA MATURA

A TE LA SCELTA

Mia camminata.
Mia gota fino al mento.
Mia risata e voglia di piangere. Mia distrazione per cose magiche. Mia fortunata apparizione e convivenza. Mia l’impazienza di aspettare un appuntamento. Mia l’eccentricità. Di ridere se qualcuno ride.
Mio il ricciolino di capelli sotto l’orecchio, mio il taglio.
Mio il racconto nell’esatto momento in cui accade. Mio il tormento anche se non ti cerco.
Mio il nasino, l’occhietto in preda a qualche sensazione, mio colore. Mio l’istinto di toccare tutti gli animali attorcigliati nella terra, comprese le lumache. Mio il caratteraccio, il donarsi, il ridere, il sole, l’aiutare senza giri di parole. Mio il cambiare umore, l’orgoglio, la voglia di essere rimasta impressa, il chiedere attenzioni, il diciottesimo giocattolo, il calzino. Mio il completino di canottiere, il gilet di trent’anni fa, i pantaloncini, il Carillon, paura del buio, accompagnami e tienimi la mano, il pigiama macchiato, l’uscita organizzata al volo. Mio il complimento prima di dormire, mio il primo racconto horror, la prima favola dark di vampiri.
Mio lo sguardo, la carnagione, il pollice ma anche l’indice, la voglia di saltare, di arrampicare rami lassù.
Tua la vita che hai davanti, compresa la mia, la sua, quella strada, l’aiuola di spine qui sotto, speriamo di non bruciarne altre. Di vite brevi. Tu mi sorreggi, mi correggi, mi imiti, mi dai speranza, mi maturi, mi chiedi scusa se parli col boccone in bocca, mi spingi forte se non ti capisco, mi dici che vado bene così. Quel che è più strano, è che ti fidi solo di me. Mi entri dentro in empatia da un’altra stanza e tiri fuori telepatia. Dei giorni penso, “forse è magica”, poi sparisci, d’incanto mi fai chiudere gli occhi, e mi dai un bacio. Tua l’intelligenza. Tua la spontaneità di abbracciare sconosciuti. Tua la libertà di scegliere ciò che più desideri.

 

POESIE PER VOI

PRIMA L’AUTO STIMA

Al mio Amore che non viene più
dalla tua …

A Firenze che in un ponte ha
intorpidito i singhiozzi
dell’ubriaco con la barba incolta;

sfortunatamente ho ancora uno sprazzo
di debolezza ispirante
ma se siete davvero sulla dolce scia
allora non avete che da chiedermelo
di piantarla con questa
immacolata insensibilità nei cuori
rotti e vomitati per me, sola.

Che goduria però, il fascino che mi dà.

Alla gente circondata di cartaceo monumento
alla fiera della passione, non a te,
ma a tutto il mio grande amore
che non ti ama più.