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E’ una nuova raccolta di pensieri, freschi, tra un impegno e un altro, appena mi siedo in 5 minuti, e senza l’aiutino di nient’altro, solo quello che vedo. Lucida-mente.

OGGI

OGGI

Vorrei, ma non posso, non sono sola.
Non mi andrebbe essere vista
perché non vorrei ritrovarmi a giustificare.
Perché non ho una macchina di proprietà,
non ho una casa, o un bene, o una busta paga,
ho solo due cose, il mio rispetto, e l’orgoglio,
quindi ci tengo molto, non voglio che nessuno
mi manchi di rispetto
quanto al mio orgoglio? Beh è l’unica cosa che ho
quindi me lo tengo ben stretto.

Invece vorrei cercare i vecchi cani senza padrone
ma poi? Non so quello che mi può capitare
da ora a stasera! Quindi come potrei stare in attesa
della vostra telefonata? Oggi è così: l’imprevedibile vita
è mia, e la vorrei ancora una volta diversa, meno imprevedibile
“l’ambivalente fuoriprogramma” che fa stare col cuore in gola
e potervi aspettare, e potervi accogliere, col mio solito sorriso.

Ci sono tre persone ora, che mi vorrebbero sempre zitta.
Prima le persone me le potevo scegliere, mi piacevano e
affanculo chi non la pensava come me, oggi invece
proprio le persone che di solito avrei scartato
me le devo portare dietro tutta la vita, e sccc taci, ‘sta muta,
mi fanno, ci credete? A me? Sccc zitta tu in questa cosa non c’entri
mi dicono! Quando mi esprimo, o mi do il diritto di replica,
io per loro sono una mosca che ronza nell’orecchio, non mi ascoltano
fanno così con la mano, senza sentire, come se fossi un elemento di disturbo.

Pensavo, pensavo che essendo nella stessa stanza, seduti allo stesso tavolino
potessi anch’io dire la mia opinione.
No, mhm no, loro, mi hanno fatto capire a chiare lettere che io no,
loro sì, ma io se ci sono o non ci sono nella stessa situazione, non ha importanza:
-taci, tu ferma, buona, vai di là, muta, tu in questa faccenda non c’entri-.
Addirittura fanno la faccia strana, sbalordita, quando si accorgono
che ho un’opinione anch’io. Ma mi giudicano subito come:
-Ecco con le sue manie di superiorità!- Ci credete?
Pensavo, pensavo di poter intavolare una buona conversazione, interagire,
e invece no. Oggi io non posso. Né fare i miei passi indietro
né fare passi in avanti.

12/04/2019

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DA: LUCIDA MATURA

MACCHINA DA CUCIRE CONTRO MACCHINA DA SCRIVERE

Non dico che non abbia qualità, infatti, infatti, sa cucire. E bene! Lei sa cucire di tutto, sa riprendere un buchino da una gonna antica, sa l’uncinetto e lavorare a maglia coi ferri. Sa fare la spesa, molto bene, sa comprare dell’uva di stagione, sa distinguere le clementine da semplici mandarini. Sa cucinare il Roast-Beef e riscaldarlo sol col brodo vegetale…caldo. Quando arriva spalanca la sua busta di cartone marrone dell’ortolano, dissemina vermi e bruchi da verdi foglie di cavolo. Allora, infatti, allora lei ha mille qualità.
Io non dico che lei non abbia qualità eh, è solo che io ne ho dell’altre.

Ma quando arrivò quel tardo pomeriggio, e si sedette con mia figlia frizzante in un abbraccio al capezzale della mamma, per massaggiarle i piedi atrofici, sentirmi alle orecchie, la voce della mamma che diceva:- questa piccola creatura viene baciata da te, da me, e se le piglia i bacetti eh? Viene baciata da te… guarda… da tutti, tranne che da sua madre!- Beh fu come accorgermi che secondo loro… io no? Non bacio io? Non spargo baci io…

Io mica dico che non le abbia tutte queste qualità, sa cucinare, sa cucire, sa farlo persino con la macchina da cucire, sa fare la spesa e come Lei nessuno sa farlo, ma io avrò anche “ALTRE” qualità.
Io non dico che non abbia delle regolarità, è solo che io appartengo a degli amori irregolari.
(27/10/2018)

DINO CAMPANA


Mi ricorda qualcosa o qualcuno.
Alle Giubbe Rosse ci siamo andati, a quel caffè pure, oh pure a Castel Pulci siamo finiti. Fra erba fumante nelle dita e a scoprirlo dal di fuori. Di buio a vedere la luce che scoppiava degli aerei che partivano. Oh forse anche a San Salvi ci sei passato, nei viaggi della tua immaginazione, ma questo forse, te lo sei tenuto per te.
Ascoltate tutto tutto tutto il filmato, è una rivoluzione dal di dentro.

IMPOSSIBILE IL TITOLO è GIà PREESISTENTE

SONO SOLO AL VOLO”

Sono solo al volo
mentre la mattina non fischio
sono brevissime sbavature su di un foglio
di vino e tu che sai?
Hai un tocco perfettamente coincidente col mio palmo
hai ammirato lo spicco nel cielo
ed era nero da morire
ma siamo ancora tutti vivi
meglio andarsene prima di cominciare a fare male davvero.
Sono solo al volo
sono solo al volo
sono solo al volo
sono solo al volo
questi buchi di sparo nel vuoto.

30/3/2007

di SINAPSI

CLANGORE

Fine Maggio 2 del pomeriggio. Esco dal bar di Bocino con un Tetra Pack di Estathé da un litro e mi infilo in macchina. Lei, la macchina è nuovissima, pulitissima, profumata e con un impiantone BlauPunkT che la fa vibrare come un ICBM prima del lancio. Sto andando da Maria. Accendo la radio e becco questa canzone. La amo questa canzone, mi fa viaggiare, mi prende bene. In fondo non ho tutta questa voglia di arrivare in fretta da Maria. Maria significa 8 ore di Diritto del Lavoro senza interruzione e parecchie paranoie, oltre all’amore… Che fretta c’è? prendo l’allungatoia allora, una stradina di campagna profumata e sinuosa che mi farà guadagnare 10 minuti di relax e che mi depositerà a pochi metri dall’ingresso dell’autostrada.
2Pac ci da sotto ed io viaggio lentissimo, con il braccio fuori dal finestrino, fumando uno spino, in pace col mondo, quando la mia stradina ne incrocia un’altra in mezzo ad un campo fiorito.
Clangore. La macchina prende a girare su sè stessa, un paio di giri credo. Poi si ferma. 2Pac non ha ancora finito di menarla con l’amore californiano. Confuso spengo la radio e scendo.
Oggi, quella stradina è uno stradone. All’incrocio c’è il semaforo e anche un distributore. Tutte le volte che sono costretto a passarci, nella testa mi parte ancora quella canzone. La odio, la colpa è stata sua.
Scrivere versi…non credo che abbia senso “intorno a noi” ma certo lo ha per noi che li scriviamo senza porci troppe domande. Prima smantello il paesaggio. Il distributore se ne deve andare.
Anche il semaforo. Così ritrovo quel campo fiorito, pelliccia d’erba contro il cielo e quell’albero, slancio puro immobile come una trappola.
Ed ecco…
Da incerta macchina Livornese tre anime escono dal cruscotto di vaga carne e tre corpi oscillano nella memoria come strani funghi emersi tra le cartacce del ciglione.

SCRITTA da RICCARDO MATTII detto ì SIN

SINAPSI

“N° 2 – CHANGES – DAVID BOWIE”

Queste cose sono tutti flash che avevamo messo in conto che avresti dovuto raccontare te. Invece tocca a me ora, rido, con tutti i miei errori grammaticali e le coniugazioni dei verbi sempre sbagliate.
Ok PARTIAMO
Una volta in tempi parecchio sospetti, tipo nel ’99, si fissa per farci un giro a base di David Bowie, cicchini, dimenticare tutto quello che ci circonda, e un paio di “vai al diavolo”!
Allora tu vieni a prendermi alle 16. Con un mega furgone bianco tutto sgangherato. Entri nella stradina stretta condominiale, pigli e scendi. Fai l’indifferente e per l’attesa ti accendi la Marlboro e ti sgoli mezza bottiglia di Thè alla pesca, fresco. Attendi e attendi, nel mentre io sono ancora su che mi preparo. Mi metto un po’ di questo un po’ di quello, le ciglia le allungo col mascara, li orecchini per tutto il lobo dell’orecchio, metto in un batter baleno anche quello bellino al naso. Fouseaux e anfibi. Mi bagno i capelli cortissimi.
Poi scendo, tu getti con maestria il cicchino dall’altra parte. Mi sorridi e sul momento non ho capito bene perché i tuoi occhi erano così grandi. Cerco di darmi un tono sbarazzino. Faccio due saltelli e ti stampo due baci sulle guance. Tu ancora non hai spiccicato parola. Ancora non ho capito perché. Un po’ temo che sia noiosa la mia presenza. Quindi cerco subito di fare il dj dentro il furgone. Dove ormai mi sentivo come a casa mia. Sali pure tu, ancora mi fissi mentre giri la chiave e fai retro marcia. Gratti e sfreghi un birillo di quelli per il parcheggio bici. Mentre cerco la canzone giusta, pigio pigio pigio fino alla numero sei, poi torno indietro al numero due, sto per smadonnare, per farmi esplodere l’embolo, tu che mi conosci bene fai, con voce invitante: – Nooo, calma, calma, conta fino a dieci, respira, ecco così… respira, respira, su su, respira, brava…-
Ecco si può dire che eri l’unico che mi poteva dire “CALMATI, CONTA, RILASSATI, PAZIENZA, RESPIRA” senza ottenere l’effetto contrario, l’unico, infatti dopo mi lasciavo andare ad una risata di tutto cuore” .
Ecco, mentre siamo lì dentro e si gira l’angolo, notiamo dallo specchietto un vecchietto che agita le mani e si mette a correre dietro il nostro furgone. Questo è lì che corre corre e si sta mettendo anche ad urlare. Allora io e te: -Ma che cazz… cazzo è? –
– Frena frena RiKKa! –
– Ma che vuole ora questo? –
– Cazzo ne so! Bho prova a frenare sentiamo un po’ – E siccome all’epoca tutto ci sembrava una questione di vita o di morte io metto la mano in borsa sul mio coltellino, mentre tu eri in posizione autodifesa. Il tipo corre si avvicina al tuo finestrino e fa, rosso in viso: – Guardate avete lasciato una bottiglia di non so cosa sopra il tettuccio! È un miracolo che non sia cascata addosso a qualcuno! -.
– Nooo porca puttana la bottiglia di Thè! Figura emmer… –
Niente, il mio sguardo si catapulta verso di te, ero un misto fra risata e frenata, frenata e risata.
E quella volta che si decise di andare verso il pozzo di Bello Sguardo in tre, sempre col furgone gigante? Te, io e la Costy! Eravamo all’epoca appena maggiorenni, ma non di testa, e comunque non avevamo ancora la patente. E alla Costy venne la brillante idea di uscirsene con quella frase: – Dai fai guidare me!! Scendi spostati fammi provare! – io e te all’unisono ci si lancia un’occhiata indescrivibile. Eravamo col groppo in gola. Ti chiedevo con lo sguardo “daiii aiutamiii diglielo te, non farglielo fare” e te mi supplicavi “no diglielo te”! Insomma, sapevamo che era bevutina, un po’ arzilla, al quanto fumatina. Niente lei va al volante. S’immette in una stradina in contromano. Gira e rigira si becca la viuzza in salita e curva come la coda di un serpente a sonagli. Eccoli. Spuntano dal buio delle tenebre i carabinieri! Luci azzurre e tutto l’ambaradan. Ovviamente congelati sappiamo che dentro al “nostro” furgone siamo carichi di lattine e bottiglie di BecK’S di dietro che tintinnano, sappiamo perfettamente che dentro il cruscotto qualcosa c’è. Allora parto io col mio solito sguardo “a Cerbiatto”. Tu grugnisci sotto i baffi, non li hai mai potuto sopportare gli sbirri, io invece ho sempre subito il fascino della divisa ahimè. UH! Sarà mica per questo che li odiavi tanto? Non so ancora oggi come abbiamo fatto a non farci fare una perquisizione e manco una multa. Niente ci hanno fatto andare via lisci lisci. La Costy ancora oggi è super convinta che il merito è perché lei ha saputo guidare veramente bene. Ahahaha!
E quella volta che col furgone si parcheggia bellini bellini sotto l’appendice di quel Castello, quel Manicomio di Pazzi in disuso? Tu cominci ad apparecchiare… a preparare… ed io che sento bussare dal mio finestrino. Ta-Dann!! Toc-Toc i Caramba! E mi illuminano le pupille con un faro a neon gigante. In modo fortuito fai scivolare tutto sotto il tuo sedile, io soffio all’improvviso giù giù, tutto volato sotto il tappetino eh eh. Abbasso il finestrino e riparto coi miei soliti occhi a cerbiatto. In due minuti scarsi, il giovanotto napoletano è già lì che si scusa dicendo: – Ah ma no, ci scusi, scusate tanto, è che riceviamo così tante chiamate per queste parti… diciamo che è zona poco raccomandabile questa per… ecco, per appartarsi –
– Co-co-sa? Poco raccomandabile? E chi ci viene qui? – Faccio io super sbalordita.
– No così… zingari… gruppetti di ladruncoli… ogni tanto fanno scambio anche di spaccio cisiamocapiti? –
– Cosa? Ommioddio? – sgrano gli occhi e girandomi verso te RiKKa ti prendo la mano stretta e continuo: – E tu dove mi hai portata? Te lo dicevo che questo posto mi faceva paura! Grazie, grazie, grazie mille per l’informazione. Ora qui, per favore, non-mi-p-o-r-t-a-r-e-p-i-ù!! – E ti rimollo un altro bacio, stavolta sulla bocca! Che flash e che risate nei giorni successivi.
Quella volta di Mosciano? Litigo con Claud, ti chiamo, e si va a schiarirci le idee e a dimenticare, sulle colline di Mosciano. Avevo voglia di “avvistare” la pantera nera lo ammetto. Spippolo tanto per cambiare la tua autoradio. La lucina era rotta. C’era un buio pesto. Le lucciole fuori sparite. Neanche una stella. Trovo sempre la numero Due del Best Off e parte il canto a squarcia gola: “Che…Che…Che-n-che-ges-S!” Alla prima Moretti da tre quarti ingollata, mi sgancio la giacchetta di pelle e inizio il monologo dello psicodramma: – Ahhh menomale che sei arrivato! Menomale che ci sei te! Sto troppo bene co’te. Dai vieni qua ho bisogno che mi abbracci -. E parte quell’abbraccio, forte, sentito, e mentre eravamo stretti stretti…. mi giro con la coda dell’occhio e niente, vedo quatta quatta che si avvicina la station wagon di lui. Arriva, scende, sproloquia qualcosa che rimarrà aria fritta, ti dice “spostati”, mi dice “tu sali”, e niente : ma come è possibile che non si sia accorto di niente? Ahahahaha!
Poi ci fu la volta del furgone in solitario con te e l’albero. Era estate, un caldo bestia. Ti chiamavo, ti chiamavo, ti chiamavo e tu niente. Nulla. Praticamente stavi guidando, nottate intere a girare col furgone per il tuo lavoro. Ad un certo punto il furgone ti va a zig-zag. Tu inizi ad accusare veramente tanta stanchezza. Il sonno ti vince e PAFFETE chiudi gli occhi d’improvviso. Vai dritto dritto verso uno spartitraffico a triangolo. Il furgone si fionda sopra. E ti entra un tronco d’albero dentro, dal tettuccio storico del furgone. Ti svegli, te ne accorgi. Smadonni. Dici “che culo” e ti schiodi da lì, sgommi e via. Con mezzo tronco d’albero ancora ficcato dentro. Da lato passeggero a lato tuo.
Mi chiami e dici: – Ho fatto un incidente. Nooo sto bene, nulla di che…. è che mi è entrato un tronco d’albero da parte a parte nel furgone!! Vedessi bellino! –
io allucinata: – N-o-n-h-o-p-a-r-o-l-e. RiKKa! Stavolta non ho d-a-v-v-e-r-o parole. Allora? È per dirmi che non ci possiamo vedere? –
– Ci vediamo ci vediamo, respira, respira, ohhh sto bene eh, vengo in treno -.