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IMPOSSIBILE il titolo è già preesistente

“IL NUOVO AMORE DEL 3000”

Non sarà una versione di un vizio quest’amore.
Gettato contro il letto sì
ma mai tradito al tuo cospetto.
Non sarà un’altra versione
di muoversi nel tempo, questo amore.
Occhio deciso sì,
ma non vivere per forza tutto.
Non additiamoci noi stessi e da soli,
stavolta avremo più pietà per noi.
Perché no? Non c’è in giro nessuno
che possa eguagliarci a tale ora,
semplice impatto sì
non acustico nella lisca ma senza
controllo davvero.

Non sarà un vizio
Non sarà un vizio
Non sarà un vizio
questo desertico dirci ti amo.

A Claudio 21/1/2007

IMPOSSIBILE IL titolo è già preesistente

“L’AMORE FUTURISTA”

Io lo vivo dentro, lui mi vuole vivere fuori.
1975. 1975. 1975. 1975. 1975.
Io vorrei disegnare con la punta qui
in questo momento per farvi vedere,
ma il mondo è pieno di corsi astratti,
e ho i soldi futuristi.
Al diavolo non lo posso fare!
Qui è pieno di artisti a cui piace la luce
e l’ombra che taglia, come
faccio a non immergermi?
Sento la sua voce che urla vendetta e una telefonata,
invece io lo penso così tanto
che poi alla fine incomincio a viverlo dentro.
Come tutti gli altri. E come fare a spiegarlo?
Come fare a spiegare ché l’unico modo per vivere
con dignità e rispetto
senza l’onore dei nomi.

29/11/2006

impossibile il titolo è già preesistente

“Solo ciò che si ruba si nasconde!”
“TRENO-MILANO-TRASPORTO-CHIARIFICAZIONI-DI-DISTACCO”

Sono un’altra volta accanto al finestrino. In viaggio verso l’ignoto e nessuna accusa di stanchezza. Il finestrino si vede che è destinato a me, ma questa è un’altra storia e non devo dirla troppo in giro. E’ solo un’altra storia da non raccontare. Tutti silenziosi e il mio cranio parla, urla, fa eco, dà rimbombo nel metro quadro di questa carrozza. Nel buio me lo ingoio io.
Tutti bassi a leggere giornali e zitti. Mio zio, Nazareno, è morto mesi fa, e stamani l’ho rivisto alla stazione. Aveva la coppoletta verde, al solito, m’è salito il magone in gola, odioso magone, quella stessa sensazione che m’hai fatto provare tu, con i tuoi gesti o tutti i tuoi non gesti. Se ti dovessi annunciare le volte che non ho alzato un dito, né un alito di voce, non ci crederesti. Se ti dovessi elencare le volte che mi hai ragliato di andare a cagare non si finirebbe più. Da non credere. Se ti dovessi ricordare ogni singola frase che hai sbadatamente detto, come minimo arriveremmo a sette episodi. Io non ho bisogno di ripetere certe cose tutta quella infinità di volte, preferisco lasciarmela conservata per una sola volta. Quando davvero ne vale la pena. Quando davvero ne vale la pena di tagliarsi la cucitura alla gola e di sguainare la mia spada. Non è questione di farsele scivolare o meno le cose, guardami, io non riesco nemmeno a farmi scivolare sulle rotaie di questa curva, qui. Chi può dirlo.
Ma se tu avessi almeno un po’ idea delle cose che sono, di come mi si aggrappano dentro, di come vivo dentro, se tu avessi idea della cacca che ti sto per scrivere, adesso ch’è quasi ora di pranzo, e della persona diabolicamente insostituibile che ho riposto nell’ombra, cui ho rinunciato per te, saresti almeno un po’ riconoscente. Ma forse è meglio così, forse, è come sempre, forse è meglio che tu non lo sappia. Per te. Che la riconoscenza è una malattia di troppa importanza. Va usata con parsimonia solo nelle occasioni serie, che se attacca, attacca! E può farti davvero male.

27/11/2006 _ S.M.N.-MILANO

POESIE PER VOI

“SPESALI TUTTI”

E io lo so Riccardo, che io e te, moriremo dello stesso male.
Un treno impazzito col sapore del roast beef in bocca, al lato della stazione estathé tra terra e polvere, il segnale recepito senza spesarlo e la piazza di questo piatto, aspetta ancora la decisione del pusher.
E vai via.
È un ballo di una gitana che ancora si fida delle persone poi vuoto poi sapore amaro in bocca poi fuoco intorno a piedi danzanti nudi.
E io lo so Riccardo, che ti commuovevi negli occhi quando nel piatto c’era soltanto la felicità.
E ti commuovi nella rovina dei miei occhi che ridevano. Quando veniva.
Un furgone bianco con la sua storia importante fa temere che per quella via ritorni, ed allora nulla è più vantaggioso d’una paura se ti fa ancora battere il cuore, il trapasso visto dallo spicchio della stradina in campagna.
Ed un giorno, moriremo dello stesso male, io lo so.
Ok punto

 

POESIE PER VOI

INTORTATA DA “QUESTA”

Mentalmente cerebrale
allusioni incoscienti
e non per questo devastanti.
Puramente ambulante
nelle sottigliezze delle percezioni.
Come vedi, incoraggiata
da un esercito circostante.
Mediamente allettante
succhiare il midollo dell’essenza
non vedi ? E chi lo ferma più.
Distrattamente attaccata
l’allusione dell’insensibilità
si scolla via
si scolla via di qua.
Freneticamente incasinata
disattenta per le volte dedicate
alle difese dagli attacchi a sorpresa.

Forte ma sintetica.
Ti piace il disegno?

RICCARDINO PANE E VINO

RICCARDINO PANE E VINO

Sto impazzendo
sotto questo cielo latitante
ed ho appena appena
salutato il tuo ticchettìo
mio ammirevole ammiraglio
ho sentito che d’improvviso
potevo rinascere
e magari rinascere tutte le volte

ch’io sputavo alla noia
bizantina dei tuoi fermenti
inchiodati nei tuoi sogni
nelle mie notti.

All’improvviso risoffro
perché il quieto vivere
giace in altre foreste,
guardali i chiodi dei pini
guardali guardali,
io sono dietro di te.

Finalmente sparisco.

Nei tuoi occhi e dai tuoi occhi
solo altro, solo altro,
guarda ora mi amo di nuovo,
e ti salvi.

E ci salviamo.

POESIE PER VOI

NON TI DEVI FARE ABBATTERE DA QUESTE PUTTANATE

Nell’ombra dei bicchieri
una introspezione suggestiva
senza retrogusto in gola
perché la birra
non deve essere
semi dolce.
Spugna
gira nell’angolo
ecco vai in fondo
girati nel vicolo
io ho le ginocchia atrofizzate
per come ti muovi.

– Spugna! –
Continuo a pensare
– Disperato coraggio
che tieni celato
nel ritmico scorrere
del flusso della goccia
quando bevi a canna. –

Fanculo questi appunti,
cancello, ricollego,
stacco e riprendo.
Poi attendo figura.

Credo d’aver smesso
di scrivere poesie,
per l’impegno che ho
col letargo del lupo
e non appena ritornerà
la prima pioggia
credo che smetterò di scrivere,
perché tutto ciò che ne può
uscir fuori
potrebbe farti strappare
i capelli.
Ma mi ricordo di chi diceva:
– Non puoi far male
a chi ti vuole bene. –

NON TI PICCHIO SOLO PERCHÉ SO CHE TI FAREBBERO BENE

NON TI PICCHIO SOLO PERCHÉ SO CHE TI FAREBBERO BENE

Che pianto da zingara
rivestita di nudo e soffici gonnelle
bevimi gli spumeggianti slanci e discutimi in silenzio
nelle tue notti col CRONC – CRONC
di quel che tu sai.
Altro da cantare non c’è
l’assenza non si può condannare
alle mie colpe che ne hanno subite
di giustificazioni,
l’assoluto mistero del dolore
non si può condannare
alle mie fregature,
” all’arte e poi mettila da parte ”
non lo si può suggerire ai miei riti
e sempre più distruttivi,
ma può scavarmi l’anima
il tuo giudizio e scavamela ancora,
guarda non c’è più niente da vedere.
Non possiamo cavalcare
ancora le mie fragili personalità
i miei sbagli multipli
i miei diabolici piani
e l’elastico del cranio
che vorresti catturare
è tutt’altro che effimero
come vai dicendo tu.
Geniale e imperdonabile
il mio sfogo come aver mille catene addosso;
non saper camminare
e aver bene in testa dove voler andare,
dare sfogo a te
mentre ho il mio precario sadismo
ti fa acquistare potere che non sai d’avere,
ma nell’angolo, il tutto,
si è trasformato
nel tuo ruolo preferito.
Se potessi spiegarti
chi sei, quando non sai,
capiresti.

[2006]

POESIE PER VOI

A BOBOLINO UN C’È PIù NESSUNO

Aveva un asso e una tris
non apriva mai le danze
mica può capire sempre gli altri
quello lì!
Un damo e un danno
vi scongiuro per mezzanotte.

Il Dannunziano dal dente nero
è fuori di testa
( ma quale testa? )
Sei enfio e non caschi
questa volta.

Quanto può servire
ruttare, ghignare,
semplificare
immobilizzare il dito medio,
certe notti
in certi gufi
c’è chi pensa
di far scacco matto
altro che Jolly!
Diventa un pupazzo da spupazzare,
qui a Bobolino
i ponti sassosi che han lasciato
paiono dipinti
da un certo Tiziano
e le trombe hanno una dizione
niente male
ma i gridolini strozzati
delle giapponesi
garbano di più.