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POESIE PER VOI

A BOBOLINO UN C’È PIù NESSUNO

Aveva un asso e una tris
non apriva mai le danze
mica può capire sempre gli altri
quello lì!
Un damo e un danno
vi scongiuro per mezzanotte.

Il Dannunziano dal dente nero
è fuori di testa
( ma quale testa? )
Sei enfio e non caschi
questa volta.

Quanto può servire
ruttare, ghignare,
semplificare
immobilizzare il dito medio,
certe notti
in certi gufi
c’è chi pensa
di far scacco matto
altro che Jolly!
Diventa un pupazzo da spupazzare,
qui a Bobolino
i ponti sassosi che han lasciato
paiono dipinti
da un certo Tiziano
e le trombe hanno una dizione
niente male
ma i gridolini strozzati
delle giapponesi
garbano di più.

POESIE PER VOI

PER AIUTARMI CI VORREBBE UN ASSO

Quante volte avresti potuto
camminare senza posare
i piedi sulla terra.

Quante volte avresti potuto
farmi da cavaliere…

Quante volte avresti potuto
sognare e svegliarti
svegliarti e sognare.

Smettila, non ti sento,
è inutile, non ti sento,
il cavallo, l’alba
tu appena sotto le stelle
ed il velo appena sopra la luna
per far più fioca la luce,
che giorno
quel giorno.

Quante volte avrei potuto
accompagnarti col cavallo
senza briglie.
Per quante volte avrei potuto
chiederti un bacio
se quella volta lontana
avessi continuato a svegliarti.

µµµµ0µµµµ0µµ0µµµµ0µµµµ

IL TITOLO NON C’ENTRA NULLA COL TESTO

IL TITOLO NON C’ENTRA NULLA COL TESTO

Sei saggiamente aromatizzata
e vulnerabile e caotica
ma intontisci anche
la mia lingua anestetizzata.

Sei un morso notturno
al mio dito indice
e chiaramente una fregatura
e violentemente prigioniera.

Quei molluschi stanno uscendo
dai loro gusci
e rinchiuditi ora
dentro la novità!

Sei bizzarra, malata, saggia,
forse giorni addietro
hai lanciato maledizioni,
una forsennata
con una doppia personalità.

GUARDATI PER UN’ ORA

GUARDATI PER UN’ ORA

Fare subito su e giù
niente vipere per oggi
digiuniamo anche un po’
di cuori sciroppati
l’allenamento duraturo
è stato un tocca sana
niente foglie d’erba
e stop anche a te.

La chiave del segreto
strimpella ch’è un piacere
oggi stesso andrò
a scusarmi allo specchio
ma ho diniego
per tutte quelle ore che in più
mi dicono inutilità,
niente biscotti freschi
niente dolcificante,
ho appena smesso
di riempirmi il fegato
e già ho le convulsioni
stop con le pigre stelle
e stop coi numeri
nei lombrichi in testa.

LA TIRO SEMPRE SU

LA TIRO SEMPRE SU

Quando ti uccisi
mi resi conto
della mia amante sul tetto
si trascinava e si trascinava
mentre i lamenti
erano nella tua bocca
che delusione.

Morii tre volte
nel mio passato,
ed è bello che ci credi
bello crederci unici,
“mentre non togli il pensiero dalla mente”
si può affaticare meno
questa storia storica,
suonami con l’unghia grigia
come una volta
ma non spezzarmi
anche il mio ultimo gioco,
è il mio onore che mi gioco.

LE SIGARETTE FANNO BENE

LE SIGARETTE FANNO BENE

Sei una psicopatica
una finestra che penetra
dal buio una giostra di luce arancione.

Sei saggiamente ridotta
pudica e arrapata
e credente!

Stingimi come scritto
la maglietta della carne
non è possibile
che non ricordi il tuo nome.

Sei un pezzettino velenoso
e osso duro
e morte incombente
e schizzata!

L’altra notte
ti ho cacciata dal mio letto.

ߤµÞÒÊÞÞµ0µ0µ0ߤµÞÒÊÞÞµ0µ0µ0ߤµÞÒÊÞÞµ0µ0µ0ߤµÞ

ASSENZIO a Rimbaud

ASSENZIO a Rimbaud

Nel tempio scrosci di liquori non ancora collaudati
e pare un altro giorno che mi ricorderò a vita.
Sebbene mi odi
un certo bisogno mi bisbiglia
di arrotondare con le monete
per raggiungere una certa quota.
Dai soldi verdi siam passati ai soldi sinistri
eh no! Non lo si può scrivere
pensando e ripensando
avendo e non avendo sempre in mente te
in ogni momento
anche mentre faccio urinare gli ospiti.
E dio come vorrei avvicinarti
per spiegare e non spiegare granché.
Rimbaud unisce un filo di foglia
e ci fa una collana
ed io mangio,
anche oggi.

ARTHUR RIMBAUD

ARTHUR RIMBAUD

Un nodo in gola
ma “che te lo dico a fare”
la schiena, in certe battute
s’incurva e non c’è
un sogno introspettivo giusto
né il veleno giusto,

ti vorrei dire
di ritornare dall’ottocento
ti capirei anche col mitico sesso
ma sei piuttosto gay
e pure morto
ed io non so smettere
lo stesso
di bere quel che bevevi te
di sorridere al mostro
che rosicchia
i nostri muri di carta.

Oh sì ! L’altro è solo un amico
“e che te lo dico a fare”
non è come te Arthur!