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Un fiocco di carne

La mia piccola dice: – Però Vasco Rossi ha una voce un po’ maledetta! –

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da: CRONACHE VERDI

Per raccontare la verità devo per forza dirvi di quella volta che ho incontrato un iraniano. Mi sono seduta sulla solita panchina che dà le spalle allo scivolo con altalena annessa. Seduta stanca, anche se non ho combinato nulla. Voglia di fumare zero. La mattina di solito me lo risparmio. Ho una specie di senso bigotto acquisito: mi ripulisco, mi purifico, riesco a stare senza assumere né nicotina né alcool anche per 30 giorni di seguito. Adesso mi vanto di essere talmente forte da esser io la dominatrice dei vizi sbagliati. Non c’è ancora molta gente, sono appena le 9 e mezza del mattino. La gente è a casa a letto fino a tardi. Ma io sono in vacanza, voglio godermi tutte le ore, tutti i momenti, dormire mi fa perder tempo. Ho portato mia figlia piccola qui a giocare al parco giochi. Non c’è molta scelta, non ci sono molte piazze qui, non ci sono molti giardini, o c’è questo o c’è questo. Un solo scivolo grande, persino complicato da salirci, ma tant’è non c’è scelta per cui ci s’accontenta qui. Un’altalena spesso rotta, poi riparata, attualmente è mezza sgangherata. Un coso alto di ferro per arrampicarsi e fare esercizi. Alberi grossi tutt’intorno. Guardo attenta a ciò che mi circonda, alla mia sinistra stanno entrando due papà con bambini di 4 anni e biciclettina. La mia si catapulta subito per conoscerli. Li ha fatti scendere, li ha già rubato la bici. Li ha già convinti a diventare amici, e a condividere la loro bici. Se ne va là dietro a fare un giro. Mi prende sempre un immancabile groppo alla gola. Ansia: e se non torna più? E se torna piangendo perché è cascata? E se me la rapiscono? E se un cane la morde visto che lei ci ficca la mano sotto il muso a tutti quelli che vede? E se torna tutta gocciolante di sangue? Okay, sto esagerando, devo cambiare visuale, cambiare pensiero, cambiare atteggiamento. Allora sorrido. Il mio sguardo involontariamente si posa sul tizio che si è seduto proprio di fronte alla ma panchina. Lo osservo, faccio finta di essere indifferente, ma certi dettagli non mi passano inosservati. Ha gli auricolari e smanetta sul cellulare. È molto interessato a leggere o a scrivere sul suo coso. Si vede che è presissimo, perché non si è neanche accorto della mia presenza, a soli due metri da lui. È vestito bene, molto bene. Ad un certo punto spunta suo figlio con una folata di vento, in bici, fa come per scivolare innalzando un polverone tremendo, a quel punto, lui che scopro essere il padre, lo rimprovera. Alza un po’ i toni, e mi giunge subito una tonalità che “riconosco” e una lingua che mi “cattura subito curiosità”. È arabo. Quella lingua è arabo dock! Non so com’è che mi è venuto, ma all’improvviso dico:
<<Ohh Salam Aleikum!>> Si ghiacciano, si girano esterrefatti all’unisono. Il signore si leva gli auricolari, l’espressione degli occhi se la nasconde dietro occhiali grandi a specchio. Ovvio. Accenna un sorriso e balbetta: <<Co…co…sa?Araba? Parli arabo?>> Ed io subito mi sciolgo in una conversazione come se li conoscessi da una vita.
<<Chi io? Ma noo,ahahah, ho solo detto Salam Aleikum nulla di che>>. Lui rimane impietrito nella stessa posizione a sedere, incredulo di vedere una salutare più o meno nella sua lingua, e soprattutto che gli rivolge parola! Sicché mi alzo in piedi per avvicinarmi un po’. Scoprirne di più. Mi pareva un tantino strano vedere lì, in quel contesto, uno che parlasse arabo ma vestito bene, tutto attrezzato con super bicicletta da ciclista, con bambino sui 10 anni, anche lui con una bella bici, inseriti bene, fra panchine dei nostri vecchi, facendo amicizia coi bambini del posto. Conoscendo affondo quel paese, gli stranieri di lì, che escono dai loro buchi, non si scambiano neanche lo sguardo coi siciliani; mentre quei due erano ben camuffati, tant’è che se non l’avessi sentiti parlare non avrei mai detto che fossero arabi. Bene, mi sembrava tutto alquanto strano. Allora mi avvicino e cerco di catturare qualcosa: <<Beh, io sono italiana, ma mia figlia, che è quella laggiù vede? Lei è metà egiziana, sa… ecco perché qualcosa so… perché un pochettino abbiamo imparato essendoci andati, ehm… in Egitto, tante volte>>. Lui guardava, guardava, poi fa: <<Eh? Di dove? Scusa io non capire? Dove nascere tu?>>.
Dentro di me dico Perfetto ho parlato mezz’ora e questo non ha capito niente di quello che ho detto. Perfetto! Che faccio? Chiedo scusa mi giro e me ne vado? Poi mi viene in mente come si dice la parola “Egitto” in arabo vero e proprio e sbotto: <<Masssr!! Suo papà, ehm, suo Baba è di Masrr!>> E il tizio finalmente accenna a capirci qualcosa: <<Ahhh! Masrrr! Ahh lei tua baby? Ahhh masssri?>> e si mette una mano sul cuore in segno di stupore e contentezza.
<<Sì, suo baba è Massrr e musulmàn! Io no, no eh? Io del Nord Italia, sono fiorentina, e non… ecco, no io non credo in… insomma in Allah>> accenno un sorriso pseudo imbarazzato.
<<Dove…dove si trova Fiorentina? Di dove tu?>>
<<Ah andiamo bene! Firenze! sai sù, sù nel Nord. Diciamo.>>
Lui: <<FirenzA? Uhm, no, no, non conosco io. Ma tu non sei di qui?>> dentro di me dicevo “ok questo scherza? Ma come? Non sa dov’è Firenze?”
Lui: <<Ma senti, senti, tu parli arabo… marito dov’è? Ah quindi lui muslim e tu cristiana? Bello bello bello, anche io, moglie mia Kurda>>.
<<E tu invece di dove sei?>>
<<io sono 
iragmdjbjdbc..>> (tipo una cosa incomprensibile)
<<Cosa? Puoi parlare più piano? Di dove? Di dove?>> al terzo tentativo finalmente capisco: -Iran!Sono iraniano!-
Tento un altro sorriso nonchalance, ma osservo nel frattempo suo figlio che ha già fatto amicizia con la mia. Son lì che giocano con la terra caccosa dei cani. Che carini. Già che ci sono cerco di imbastire ancora la conversazione, sfoggiando le “paroline” in arabo che so.
<<Sì in Masrr si diceva sempre “mesci mesci”!>> E lui: <<accidenti brava! Ohh sì Mesci. Comeno!>>
<<Già, poi so dire “Sciukran”… “Sabaha-i-hair”, “Tahely tahely Hena!”… “Haderr”, “Ahody”>> Lui a quel punto si toglie gli occhiali in segno di rispetto, e capisce di aver davanti una tipa strana.
<<Il papà di mia figlia non mangiare maiale, sai, ma io no eh, io mangio mangio, sai.. io son atea. Ma Tu fai il Ramadan?>>
<<A bom Ramadan sì, ma io mangio carne, sai tutta, quello che c’è mangio io e mia moglie non porta quel coso>>. Do uno sguardo alla gente che c’è intorno, alla gente che ancora non c’è, mi gingillo con le infradito e la polvere, poi incalzo. <<Ma tu e tua famiglia siete venuti qui in Sicilia col barcone? O con l’aereo?>> Lui mi dice che non capiva “barcone” c’è voluta un’altra mezz’ora perché capisse una parola simile: <<Dai la barca… grande barca, tutti lì… ecco, come fanno vedere in televisione, i migranti… nel mare>> (allora ho cominciato a imitare le onde del mare e a fare il verso di uno che nuota) e lui: <<Ahh sì, così, io venuto qui! Come si dice? Ba… ba.. rca? Ohh sì..>>.
Come al solito mi sento un misto fra senso di colpa e curiosità, mi accomodo accanto a lui, niente glielo domando schiettamente: <<E dove abiti ora?>>
<<Con mia moglie, mio figlio, là, quella casa là>>
E me la indica. Mi sento confusa. Perché gli altri nel Centro Immigrazione, abbastanza malfamato e loro in quel bell’appartamento? Non mi dà neanche il tempo di riflettere, sbotta e comincia a dirmi tutta la sua vita.
<<Io iraniano! io avere tanti soldi. Ma tutti bloccati, io prima di essere qui io andato in Swizirutydhkj>>(Tipo un’altra cosa incomprensibile. Poi mi dice quella zona appena più sù dell’Italia -Ahh La Svizzera!-)
<<Ies ies Svizzera, con famiglia tutti. In Svizzera cazz mi hanno arrestato. Tutti i miei averi bloccati lì. Stronzi>>.
E io sbalordita: <<AH CAVOLO… e posso sapere con quale accusa ti hanno arrestato?>> E lui : <<Sì hadeer per terrorist! io 5 anni in galera in Svizzera. Partigian Terrorist! Mi avevano attaccato lì caz ufhfygdyg!! io terrorist, conosci pure qua, vecchia Italia no? C’erano vecchi Partigiann partigiann! Io prima prima prima lavoravo Governo mio, ero nella Polis. Eppoi terrorist. Scappato in Svizzera, poi lì un casino. Puhm puhm, hai cabito no. Ma poi uscito dopo 5 anni, e mi hanno mandato qui. Come richiedente asilopolitico. Ma non mi danno i documenti. Voglio andare via io moglie mia tutti tutti family mia. Ma non ho document.>> Ovviamente shoccata l’ho salutato e son andata a casa. Chiamo la mia bambina, deglutisco ma mi faccio arrivare la voce forte e chiara. Lei piccola corre corre, la piglio per la manino dico di salutare quel bambino: <<Ehm come si chiama?>>
<<Ascir…uhdcudhcdct%>> un altro nome incomprensibile. Non capiamo, facciamo Ciao-Ciao con la manino, poi lui mi fa con la mano al cuore:
<<Salam Aleikum!>> Ed io: <<Aleikum Salam, eheheheh>>.

 

CRONACHE VERDI

Raccontare la verità o inventarsela? No, no, la verità la verità! È un po’ questo il filo sottile che unisce il senso logico in questo mio andirivieni nel Paesiello Siciliano Verghiano. Anno dopo anno, luglio dopo luglio. Ancor prima di nascere, prima che questa vita fosse partita, si veniva con la Fiat 500 grigia dè mì babbo. Mia madre con la prima bimba piccolissima a fianco, e incinta di me. Poi dopo i primi anni a gattonare, a giocare con le bottigliette d’acqua piccola, si faceva il grande viaggio in treno. 13 ore da Nord a Sud. Cucette e via. Naturnalmente io prendevo sempre quella più in alto. Montavo la scaletta per arrampicarmi e via su! Già da allora si percepiva, si “sentiva” il respiro… “questo respiro ahh…” che facevo parte di una banda a sè stante. Di quelle bande che le cose le vogliono vedere sempre dall’alto. Sempre da una cima. Da un’altra prospettiva, coi miei occhi spalancati. Vivacissimi, a palla, come la mucca pazza. Occhi che facevano su e giù, zig zag, fuori dal finestrino in corsa. Dentro il silenzio, con religioso assentarmi, immergendomi totalemte fuori, nella velocità del verde che sfumava al di là.
Poi dopo, solamente molto dopo, tutta l’adolescenza, tutte le fasi, tutte le scuole iniziate e perse, dopo ci siamo venute volando in aereo. Altra curiosa prospettiva: giù da basso carabinieri ovunque a perquisirci col check-in, su in alto, attraversando blocchi di nuvole bianche, stormi d’uccelli, raggi abbaglianti, vuoti d’aria, cielo palpabile.

( in 2 mesi ho scritto solo questa paginina d’appunti scarabocchiati. Ma continuerà. Il racconto lo faccio continuare. Per ora ce l’ho solo in testa. Scritto in testa. Voi 3 miei “unici e bellissimi” puntini Gì, continuate a DARMI qualcosa per cui valga la pena scrivere. Datemi vi prego, qualcosa da dire. Come quando si dice: – Hai fame? Aprimi il frigo e mangia! – ).

POESIE PER VOI

“SPESALI TUTTI”

E io lo so Riccardo, che io e te, moriremo dello stesso male.
Un treno impazzito col sapore del roast beef in bocca, al lato della stazione estathé tra terra e polvere, il segnale recepito senza spesarlo e la piazza di questo piatto, aspetta ancora la decisione del pusher.
E vai via.
È un ballo di una gitana che ancora si fida delle persone poi vuoto poi sapore amaro in bocca poi fuoco intorno a piedi danzanti nudi.
E io lo so Riccardo, che ti commuovevi negli occhi quando nel piatto c’era soltanto la felicità.
E ti commuovi nella rovina dei miei occhi che ridevano. Quando veniva.
Un furgone bianco con la sua storia importante fa temere che per quella via ritorni, ed allora nulla è più vantaggioso d’una paura se ti fa ancora battere il cuore, il trapasso visto dallo spicchio della stradina in campagna.
Ed un giorno, moriremo dello stesso male, io lo so.
Ok punto

 

POESIE PER VOI

INTORTATA DA “QUESTA”

Mentalmente cerebrale
allusioni incoscienti
e non per questo devastanti.
Puramente ambulante
nelle sottigliezze delle percezioni.
Come vedi, incoraggiata
da un esercito circostante.
Mediamente allettante
succhiare il midollo dell’essenza
non vedi ? E chi lo ferma più.
Distrattamente attaccata
l’allusione dell’insensibilità
si scolla via
si scolla via di qua.
Freneticamente incasinata
disattenta per le volte dedicate
alle difese dagli attacchi a sorpresa.

Forte ma sintetica.
Ti piace il disegno?

POESIE PER VOI

SECONDO ME, TE…

Incosciente!
L’urlo sordo e soffocato
immagina sopra le nuvole
vedermi abbronzare chiudendo le palpebre,
Daniele
che ride
Daniele
che vive.
Insufficiente scrittura
e pare di incasinare
l’occorrente,
di un figlio
smarrito
di un bimbo
caduto e vinto
e giuro a me stessa
di parlare
come se fosse normale
e normale non è
Daniele guidami
sin che possibile
allarmare creature
viventi e stanche d’esserlo,
Daniele stringimi
se no tremo
e chiedimi le cose
che tu sai,
Daniele girati
ora è il momento dell’accettazione
e guardami
non ho mai smesso
di sognarti
di allungare le dita.

Incosciente!
Che bambina povera d’idee
che insoddisfazione
di ruzzolare parabole
e finisci tu
l’ultima poesia,
senti, senti,
indiavolare
all’improvviso
gridare il tuo nome
come un tempo
come nel tuo giorno
d’infedele momento
girati, voltati,
ispirami ancora
osserva la nuvola
chiudendo
le palpebre,
impressionante,
non ho ancora accettato
non ho ancora
singhiozzato.
Possa servire
il mio cuore
innamorato
il mio cervello
impazzito
a farti correre
ancora.

[ 26/8/2002 ]

POESIE PER VOI

PER AIUTARMI CI VORREBBE UN ASSO

Quante volte avresti potuto
camminare senza posare
i piedi sulla terra.

Quante volte avresti potuto
farmi da cavaliere…

Quante volte avresti potuto
sognare e svegliarti
svegliarti e sognare.

Smettila, non ti sento,
è inutile, non ti sento,
il cavallo, l’alba
tu appena sotto le stelle
ed il velo appena sopra la luna
per far più fioca la luce,
che giorno
quel giorno.

Quante volte avrei potuto
accompagnarti col cavallo
senza briglie.
Per quante volte avrei potuto
chiederti un bacio
se quella volta lontana
avessi continuato a svegliarti.

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MESSAGGIO CHIAVE

MESSAGGIO CHIAVE

Questi occhi di sonno
accarezzano e devastano lamentele
dentro il mio stomaco
stanno rivoluzionando tutto
non promettono nulla di buono.
Sguardo che vuol chiudersi
non ribellarsi e non premurarsi
urli inferociti nel ventre da invidia
di cui io parlerei
dicendo che non c’è niente
qui
di cui invidiare.

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