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POESIE PER VOI

“SPESALI TUTTI”

E io lo so Riccardo, che io e te, moriremo dello stesso male.
Un treno impazzito col sapore del roast beef in bocca, al lato della stazione estathé tra terra e polvere, il segnale recepito senza spesarlo e la piazza di questo piatto, aspetta ancora la decisione del pusher.
E vai via.
È un ballo di una gitana che ancora si fida delle persone poi vuoto poi sapore amaro in bocca poi fuoco intorno a piedi danzanti nudi.
E io lo so Riccardo, che ti commuovevi negli occhi quando nel piatto c’era soltanto la felicità.
E ti commuovi nella rovina dei miei occhi che ridevano. Quando veniva.
Un furgone bianco con la sua storia importante fa temere che per quella via ritorni, ed allora nulla è più vantaggioso d’una paura se ti fa ancora battere il cuore, il trapasso visto dallo spicchio della stradina in campagna.
Ed un giorno, moriremo dello stesso male, io lo so.
Ok punto

 

POESIE PER VOI

INTORTATA DA “QUESTA”

Mentalmente cerebrale
allusioni incoscienti
e non per questo devastanti.
Puramente ambulante
nelle sottigliezze delle percezioni.
Come vedi, incoraggiata
da un esercito circostante.
Mediamente allettante
succhiare il midollo dell’essenza
non vedi ? E chi lo ferma più.
Distrattamente attaccata
l’allusione dell’insensibilità
si scolla via
si scolla via di qua.
Freneticamente incasinata
disattenta per le volte dedicate
alle difese dagli attacchi a sorpresa.

Forte ma sintetica.
Ti piace il disegno?

POESIE PER VOI

SECONDO ME, TE…

Incosciente!
L’urlo sordo e soffocato
immagina sopra le nuvole
vedermi abbronzare chiudendo le palpebre,
Daniele
che ride
Daniele
che vive.
Insufficiente scrittura
e pare di incasinare
l’occorrente,
di un figlio
smarrito
di un bimbo
caduto e vinto
e giuro a me stessa
di parlare
come se fosse normale
e normale non è
Daniele guidami
sin che possibile
allarmare creature
viventi e stanche d’esserlo,
Daniele stringimi
se no tremo
e chiedimi le cose
che tu sai,
Daniele girati
ora è il momento dell’accettazione
e guardami
non ho mai smesso
di sognarti
di allungare le dita.

Incosciente!
Che bambina povera d’idee
che insoddisfazione
di ruzzolare parabole
e finisci tu
l’ultima poesia,
senti, senti,
indiavolare
all’improvviso
gridare il tuo nome
come un tempo
come nel tuo giorno
d’infedele momento
girati, voltati,
ispirami ancora
osserva la nuvola
chiudendo
le palpebre,
impressionante,
non ho ancora accettato
non ho ancora
singhiozzato.
Possa servire
il mio cuore
innamorato
il mio cervello
impazzito
a farti correre
ancora.

[ 26/8/2002 ]

POESIE PER VOI

PER AIUTARMI CI VORREBBE UN ASSO

Quante volte avresti potuto
camminare senza posare
i piedi sulla terra.

Quante volte avresti potuto
farmi da cavaliere…

Quante volte avresti potuto
sognare e svegliarti
svegliarti e sognare.

Smettila, non ti sento,
è inutile, non ti sento,
il cavallo, l’alba
tu appena sotto le stelle
ed il velo appena sopra la luna
per far più fioca la luce,
che giorno
quel giorno.

Quante volte avrei potuto
accompagnarti col cavallo
senza briglie.
Per quante volte avrei potuto
chiederti un bacio
se quella volta lontana
avessi continuato a svegliarti.

µµµµ0µµµµ0µµ0µµµµ0µµµµ

MESSAGGIO CHIAVE

MESSAGGIO CHIAVE

Questi occhi di sonno
accarezzano e devastano lamentele
dentro il mio stomaco
stanno rivoluzionando tutto
non promettono nulla di buono.
Sguardo che vuol chiudersi
non ribellarsi e non premurarsi
urli inferociti nel ventre da invidia
di cui io parlerei
dicendo che non c’è niente
qui
di cui invidiare.

µµ0µµ0µµ0µµ0µµ0µµ0µµ0µµ

CIAO CARLOS

UNA BEVUTA RAGGUARDEVOLE

Siamo tre ragazzi a sedere nel pub dietro le Giubbe Rosse. Siamo: io, Carlo Alberto Barbis e il mio scrittore preferito. Parliamo e beviamo, beviamo e parliamo ed io rido per circa un’ora, come non ho riso in tutta la mia vita. Il clima è agrodolce, ma il mio cuore ha il sapore del piccante, eh c’è il mio scrittore preferito! Siamo solo noi tre nel pub che quasi quasi anche i baristi se ne vanno lasciandoci soli, nel ventre del pub. Ad un certo punto io racconto che poco tempo prima ero andata a Mestre e sottolineo che ero andata lì per scopare con uno. Loro ridono, sfottono e fanno battute sul fatto che potevo scegliermelo più vicino. Io rispondo che lui lo faceva tutto strano. Chiedo se vogliono sapere tutti i particolari. Rispondono di sì, mentre Carlo Alberto si alza per andare in bagno e lo scrittore preferito si alza per andarsi a prendere un’altra bevuta. Già che c’è ne prende altre tre: una pinta chiara per me, il sesto Cubalibre per lui e un Baileys Cream per sé.