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UN FASCIO DI LUCE ILLUMINA LA CUCINA

UN FASCIO DI LUCE ILLUMINA LA CUCINA

Sai cosa mi è sempre piaciuto pensare?
Un fascio di luce attraversare la finestra, fermarsi sul legno delle mensole
illuminare la cucina, il forno, te che vieni, apri un’anta del mobile dei piatti
ti metti accanto, apri, chiudi, bevi l’acqua, ti metti vicino spalla con spalla
a me in piedi ai fornelli che giro col mestolo melanzane e peperoni, di scatto
m’accorgo, girandomi, la tua spalla mi supera in lunghezza, sei bella che cresciuta.

Di profilo vedo il sorriso e mi fa sentire il tuo “regalo”, sei felice
una cascata di meraviglia, di emozioni palpitanti, nessun uomo
mi ha fatto sentire quel tipo di emozione: luce mista al sole.
Tutto è descrivibile, tutto è prendibile, come se allungo la mano
e prendo il bicchiere lì abbandonato sul tavolo, – io ho qualcosa per te –
dice la vocina interiore: – cosa hai per me? – e mi regala libri
libri, libri su libri, pile di libri, non so se riuscirò a finirli mai
ma so, che solo il gesto di iniziarli, mi fa imbottire di gioventù
cosa, che chi non ha il tempo per farlo, è già vecchio da tanto tempo.

Uno fra tutti, lì in mezzo alla libreria in legno massiccio, m’ha abbagliato
più degli altri, dei Canti Orfici, del Tropico del Cancro, di Pelle di Leopardo,
più dell’Eco Rispose, anche più dell’Era del porco e di Despero e Cicatrici,
e quello Accecati dalla luce, il primo amore d’autore, più del Ponte sul precipizio,
anche più del Libraio di Selinunte, Il Pasto nudo, e persino di quello che mi abbagliò
fin dalle prime righe Biglietti agli amici e l’affascinante Altri Libertini,
più di Bagheria e dell’altro, Isolina, di Un indovino mi disse e dell’Inizio è la mia Fine,
è: << Imparalo adesso e imparalo bene, figlia mia. Come l’ago della bussola
segna il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna cui dare la colpa.
Sempre. Ricordalo, Mariam >>. E’ Mille Splendidi Soli del grande Khaled Hosseini.

Sai cosa penso di lui? Che non poteva far altro nella sua vita, se non lo scrittore.
Ha spennellato in un piatto d’argento la vita risoluta di due donne, Mariam e Laila
dolce attenta, le ha descritte con le lacrime agli occhi senza versarne una,
con luoghi e incanti come fossero tutti i luoghi, tutti noi, e quindi tu risplendi
mentre esci contenta coi tuoi amici della tua età, colgo quel raggio caldo
rimasto ancora lì oltre il tuo tempo a me concesso, la tua risata squillante
la tua frase – sei sempre bellissima vorrei essere come te – mi tiene ancora viva,
già, questo libro, Mille Splendidi Soli, parla senza volerlo di me e te.

È nel caldo abbraccio di quel pensiero, ritrovarti ormai ventenne, in cucina
quando sei in procinto di uscire, di far le tue esperienze, far la tua vita
mi appare tutto limpido: il cammino con te è stato facile, essendo l’unica
con cui non mi son dovuta scontrare su ogni cosa anche la più primitiva,
ch’è alla base di ogni momento fra noi: non la guerra non la distruzione non
chiusura cerebrale ma pace. Ora ci penso, con te non ho dovuto combattere
nessuna battaglia, non ho dovuto ripiegarmi su me stessa a urlare
contro i muri di gomma, non mi hai tarpato le ali, essendo una che la sopravvivenza
me l’hai spianata non complicata con la banalità delle accuse e critiche,
sei stata un percorso semplice, spontaneo, puro, accogliente, confidenziale
come quando mi guardi mentre non ci sono, come quando anche senza dirselo
te ne vai perché capisci ch’è il momento di scrivere, e non fai eco, nemmeno.
Ti sei sempre comportata con amore verso “le diversità” rispetto
per gli umili, gli ultimi, gli animali, persino i vegetali, a dispetto
dei cattivi esempi dei grandi uomini che ti circondavano fin da bambina.
Intesi come uomini adulti non “grandezza di spirito”.
– Gli uomini si sa, sono piccoli, poco intelligenti, son spiccioli, poca roba
non c’arrivano su certi livelli, si bloccan lì, chi lo sa, lo sa! –

Quando sono da sola sento ancora la tua scia qui come presenza
i tuoi occhietti vispi che dicono che bisognerebbe imparare dagli animali
come si dovrebbe stare in questo mondo, non dai potenti, da chi si sente
l’arroganza di imporci per forza il modo di esistere, ch’è loro non nostro,

allora tu inizi a importi come cittadina ben integrata nella socialità,
respiri e ti muovi, sicura di te, con la certezza in viso al posto della pelle
cammini secondo i tuoi gusti, secondo la tua tavolozza di colori.

Sei meticcia, sei impregnata di moltitudini di radici, di due pensieri
diversi ma complementari, sei solare e ti prodighi verso chi non lo farebbero
verso chi di solito viene discriminato, ce lo insegni sai, ce lo insegni tu
che non dobbiamo avere paura verso “il diverso”. Io e te si gioca
a quel gioco “la staffetta” e mentre corro tu mi superi e prendi il testimone
e vai, vai, perché ti piace godere la vita tu te la mangeresti se te lo lasciassero fare,
perché una volta mi dicesti: – che si vive a fare senza divertirsela? – e la penso come te
sai? Con spregiudicatezza, con coraggio buttare alle ortiche tutti gli scudi
le corde che legano le caviglie, le catene di protezione, le armature, i paletti
senza paure buttarsi col piede più lungo della gamba, nell’infinito.
Ritorna quel fascio di luce, a far giallastra la cucina, siamo così io e te.

16/02/2021