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CRONACHE VERDI

Raccontare la verità o inventarsela? No, no, la verità la verità! È un po’ questo il filo sottile che unisce il senso logico in questo mio andirivieni nel Paesiello Siciliano Verghiano. Anno dopo anno, luglio dopo luglio. Ancor prima di nascere, prima che questa vita fosse partita, si veniva con la Fiat 500 grigia dè mì babbo. Mia madre con la prima bimba piccolissima a fianco, e incinta di me. Poi dopo i primi anni a gattonare, a giocare con le bottigliette d’acqua piccola, si faceva il grande viaggio in treno. 13 ore da Nord a Sud. Cucette e via. Naturnalmente io prendevo sempre quella più in alto. Montavo la scaletta per arrampicarmi e via su! Già da allora si percepiva, si “sentiva” il respiro… “questo respiro ahh…” che facevo parte di una banda a sè stante. Di quelle bande che le cose le vogliono vedere sempre dall’alto. Sempre da una cima. Da un’altra prospettiva, coi miei occhi spalancati. Vivacissimi, a palla, come la mucca pazza. Occhi che facevano su e giù, zig zag, fuori dal finestrino in corsa. Dentro il silenzio, con religioso assentarmi, immergendomi totalemte fuori, nella velocità del verde che sfumava al di là.
Poi dopo, solamente molto dopo, tutta l’adolescenza, tutte le fasi, tutte le scuole iniziate e perse, dopo ci siamo venute volando in aereo. Altra curiosa prospettiva: giù da basso carabinieri ovunque a perquisirci col check-in, su in alto, attraversando blocchi di nuvole bianche, stormi d’uccelli, raggi abbaglianti, vuoti d’aria, cielo palpabile.

( in 2 mesi ho scritto solo questa paginina d’appunti scarabocchiati. Ma continuerà. Il racconto lo faccio continuare. Per ora ce l’ho solo in testa. Scritto in testa. Voi 3 miei “unici e bellissimi” puntini Gì, continuate a DARMI qualcosa per cui valga la pena scrivere. Datemi vi prego, qualcosa da dire. Come quando si dice: – Hai fame? Aprimi il frigo e mangia! – ).

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POESIE PER VOI

“SPESALI TUTTI”

E io lo so Riccardo, che io e te, moriremo dello stesso male.
Un treno impazzito col sapore del roast beef in bocca, al lato della stazione estathé tra terra e polvere, il segnale recepito senza spesarlo e la piazza di questo piatto, aspetta ancora la decisione del pusher.
E vai via.
È un ballo di una gitana che ancora si fida delle persone poi vuoto poi sapore amaro in bocca poi fuoco intorno a piedi danzanti nudi.
E io lo so Riccardo, che ti commuovevi negli occhi quando nel piatto c’era soltanto la felicità.
E ti commuovi nella rovina dei miei occhi che ridevano. Quando veniva.
Un furgone bianco con la sua storia importante fa temere che per quella via ritorni, ed allora nulla è più vantaggioso d’una paura se ti fa ancora battere il cuore, il trapasso visto dallo spicchio della stradina in campagna.
Ed un giorno, moriremo dello stesso male, io lo so.
Ok punto

 

POESIE PER VOI

INTORTATA DA “QUESTA”

Mentalmente cerebrale
allusioni incoscienti
e non per questo devastanti.
Puramente ambulante
nelle sottigliezze delle percezioni.
Come vedi, incoraggiata
da un esercito circostante.
Mediamente allettante
succhiare il midollo dell’essenza
non vedi ? E chi lo ferma più.
Distrattamente attaccata
l’allusione dell’insensibilità
si scolla via
si scolla via di qua.
Freneticamente incasinata
disattenta per le volte dedicate
alle difese dagli attacchi a sorpresa.

Forte ma sintetica.
Ti piace il disegno?

POESIE PER VOI

SECONDO ME, TE…

Incosciente!
L’urlo sordo e soffocato
immagina sopra le nuvole
vedermi abbronzare chiudendo le palpebre,
Daniele
che ride
Daniele
che vive.
Insufficiente scrittura
e pare di incasinare
l’occorrente,
di un figlio
smarrito
di un bimbo
caduto e vinto
e giuro a me stessa
di parlare
come se fosse normale
e normale non è
Daniele guidami
sin che possibile
allarmare creature
viventi e stanche d’esserlo,
Daniele stringimi
se no tremo
e chiedimi le cose
che tu sai,
Daniele girati
ora è il momento dell’accettazione
e guardami
non ho mai smesso
di sognarti
di allungare le dita.

Incosciente!
Che bambina povera d’idee
che insoddisfazione
di ruzzolare parabole
e finisci tu
l’ultima poesia,
senti, senti,
indiavolare
all’improvviso
gridare il tuo nome
come un tempo
come nel tuo giorno
d’infedele momento
girati, voltati,
ispirami ancora
osserva la nuvola
chiudendo
le palpebre,
impressionante,
non ho ancora accettato
non ho ancora
singhiozzato.
Possa servire
il mio cuore
innamorato
il mio cervello
impazzito
a farti correre
ancora.

[ 26/8/2002 ]

POESIE PER VOI

PER AIUTARMI CI VORREBBE UN ASSO

Quante volte avresti potuto
camminare senza posare
i piedi sulla terra.

Quante volte avresti potuto
farmi da cavaliere…

Quante volte avresti potuto
sognare e svegliarti
svegliarti e sognare.

Smettila, non ti sento,
è inutile, non ti sento,
il cavallo, l’alba
tu appena sotto le stelle
ed il velo appena sopra la luna
per far più fioca la luce,
che giorno
quel giorno.

Quante volte avrei potuto
accompagnarti col cavallo
senza briglie.
Per quante volte avrei potuto
chiederti un bacio
se quella volta lontana
avessi continuato a svegliarti.

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MESSAGGIO CHIAVE

MESSAGGIO CHIAVE

Questi occhi di sonno
accarezzano e devastano lamentele
dentro il mio stomaco
stanno rivoluzionando tutto
non promettono nulla di buono.
Sguardo che vuol chiudersi
non ribellarsi e non premurarsi
urli inferociti nel ventre da invidia
di cui io parlerei
dicendo che non c’è niente
qui
di cui invidiare.

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