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Ci si becca

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IL FANCIULLINO

IL FANCIULLINO

Cinque del mattino
una mano morsicata fino all’osso
tanto sonno e immenso desiderio
un via vai di genti
e lussuria nei brividi per tutto il corpo.

Sei della sera
un accenno di miglioramento
termometro rotto per terra
un amuleto che si stringe al collo
e desideri di collassi
a lunga scadenza.

La giovane venere
se ne sta sdraiata al suolo
marmo rosa l’avvolge
e penso
ora riderà.

µµ0µµ0µµ0µµ0µµ0µµ0µµ0µµ

“PER IL NUOVO ANNO”

FATTO COSÌ. Senza desiderare. Senza cocci d’adolescente. Senza quel patema d’animo. Senza rotolarsi di scatto nel letto. Senza perdere le staffe. Senza piagnucolamenti. Senza nostalgia. Senza conferme ma confermare. Senza cose da ottenere che sfuggono sempre. Senza ingoffirsi se si è imbranati. Senza più invadenze e pregiudizi. Senza chiodi fissi. Senza spine. Senza rincorrere alla rinfusa. Senza ossessioni che affollano una mente fragile. Senza volere ottenere cose sterili. Senza privarsi dell’essere. Senza rinunciare più ai propri valori soltanto per compiacere. Senza presunzioni. Senza voglie impossibili. Senza sentirsi importante in due ma bastare in uno. Senza attendere chissà che. Senza chiacchiericcio inutile. Senza attese. Senza nascondigli. Senza superfluo. Senza pretese. SENZA!

DA CAVALLERIA RUSTICANA

6
Quando sale l’odore acre dalle pietre nere degli scaloni o dai bastioni, allora la pioggia a scroscio forte, è imminente. Un odore così forte è inconfondibile, mi riporta indietro di 30 anni. Quando io, mia sorella, Massimo, Giova, Giuseppe, Sebastiano e Salvatore e Gianvito, Carmelinda, Maurizio, Enzo, Biagina, Concetta e un’altra dozzina di altri Salvatore e Seby, si affollava gli scaloni della mia casa di pietra lavica. Quando c’erano i temporali estivi. Quelli che l’acqua scendeva a flotti giù per la discesa di Santina. Le rondini disegnavano un puntinismo su nel cielo, dopo che finiva lo scroscio. Andavano dritte sparate che sembravano chiodi, poi indietro, poi cambiavano direzione e veloci contro vento che parevano proiettili. Ora cammino lungo la strada che dalla Piazza porta alla Villa Comunale, passo la scalinata stretta di Betlem, c’è puzzo ed è colma di lattine abbandonate. Poi supero la seconda gradinata, quella di Via Fonia, stretta e lurida.
All’improvviso scattano i piccioni in cielo, un attimo prima del tuono. Mi affretto, iniziano i primi goccioloni. È acqua calda. Chissà cos’è. Visto che qui l’aria è satura di smog. Se fossi furba uscirei con la mascherina come i cinesi in Piazza Santa Maria Novella. Ma scende da quelle nuvole grigie. Scendo giù veloce dal vecchio mulino. Entro in casa e c’è silenzio. Non ci sono più i canti di quei ragazzini, che in siciliano invocavano la pioggia. Perché era un modo per starsene più stretti lì; lì da me. Ora c’è lontananza.
Mi hanno spiegato col tempo, coll’avanzare degli anni, che è questa la crescita: comportarsi per bene e non essere più appiccicati.
Comunque la maggior parte di quei Salvo e Seby e Gianvito, son tutti immigrati in Germania a lavorare nella Volkswagen. E parlano talmente bene il tedesco che sono diventati perfino biondi cogli occhi azzurri. Ma tu guarda le svariate immigrazioni, le conformità, e le differenze comportamentali!

POESIE PER VOI

LE SFIDE E GLI SCONTRI SONO CHIARI

Lei è tutta la vita che naviga
in questa pasta di musica
non ha più le vertigini
e non vi è rotta ch’é facile,
eppure sembra abbia tre anni.

Il vortice ha digiunato a lungo
qui è già tempesta
e a nessuno va più
di perdere contro gli amici
e non si sa perché
non si riesce più a dormire
come in quei pomeriggi
sul posto di lavoro.

Lui è tutta la sera che ha orgoglio
la bocca piena di briciole
e infinite battaglie lo aspettano,
chissà se ne è consapevole?
-Ma questa è un’altra storia-.

POESIE PER VOI

SOTTO A CHI TOCCA

Rapita dal vento e da quell’artista

per nulla limitato, inconsapevole,
uno scopatore di frontiere,
uno per cui spalancherei le mie gambe
senza fregarmene due minuti.
Un rapido sguardo a questo scorcio di vita
una passata di spugna a questa sventurata situazione,
ora non la prendere troppo male
e nemmeno bene
prendila solo per quello che è,
per quello che è la storia.
Sì è vero qui ho proprio sbagliato a digitare,
ma donatemi ancora momenti per riprendermi
per pentirmi di me stessa, se vogliamo,
ma non insultatemi e basta.
Mamma mia!
Ma pensate ai vostri concetti
piuttosto che ai miei sbagli!