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DA:”CRONACHE VERDI”

Sono esplosa! D’improvviso una forza misteriosa proveniente dal basso e poi chissà, un po’ di qua e là, mi ha spinto verso lo specchio della trousse dei trucchi. Mi sono guardata gli occhi, non erano più spenti, allora come i vecchi tempi ho preso d’istinto la matita nera, ho iniziato ad evidenziarli, poi il mascara, a fare in sù le ciglia lunghe. Qualche brillantino come ombretto, nulla di più. Poi ho preso il phon e il pettine, ho cominciato a farmi una pettinatura. Ho guardato bene cosa mettermi addosso. Ho scelto le scarpe che luccicano d’argento, per risaltare l’abbronzatura del piedino. Senza consapevolezza, mi reco nella vecchia camera di mia madre, prendo tre gocce della sua colonia buonissima. Poi con tanta meticolosità preparo mia figlia. Senza coscienza ho avuto un’energia che le cose piatte degli oggetti non ti danno mai.
Siamo uscite leggere che neanche la salita a novantagradi della Piazza abbiamo avvertito.
Lei stranamente allegra nell’accorgersi di non aver neanche insistito troppo stavolta per trascinarmi fuori. Io avevo un sorriso pieno di passione stampato in faccia. E mentre i piedi andavano veloci da sè, anche io mi son domandata come mai avessi tutta questa voglia di uscire? Da dove lo stessi trovando quel desiderio di prendermi cura dei miei capelli, del profumo, di rimettermi a vecchio modo il mascara…
La bimba mi fa: – Però si va allo scivolo prima? –
Le rispondo dolcemente un: – No prima si va di volata al bar, faccio subito, poi ti ci porto, se fai la brava ti giuro che gioco tutto il tempo con te –
Lei sorridente e speranzosa: – Ma che devi fare al bar? Una birra eh eh?! Ma poi mi spingi anche sull’altalena? –
– Ti spingo, ti spingo in alto, dove vuoi, dopo si gioca insieme ai giochi, però ora devi stare a sedere, porta pazienza se no è inutile il relax. Se no io non mi rilasso mai? –
Lei ancor più speranzosa: – Ma poi mi prendi anche le patatine? Lo sai che oggi sei molto bella mamma? –
– Sì… ti ringazio… ma no dai non esageriamo… tu sei più bella! –
– No, è vero! Tu oggi sei la mamma più bella del mondo! -.
Siamo entrate al bar, tutti si sono messi di lato per farci largo, chiedo – Scusi posso? Il portacenere? – e subito due mani rugose davanti che mi porgono i loro pacchetti di Marlboro aperti in segno di: – Prenda pure! Vuole? – io declino l’offerta gentilemte, tirando fuori le mie, oggi non ho proprio voglia di star a combattere con anziani arzilli e i loro soliti discorsi deprimenti. Oggi, no. Mi sento un’esplosione dentro di… di forza.
Mi faccio una Beack’S piccola, la sgolo in tre sorsate. Fumo una sigaretta solamente. Sono elettrica. Pago veloce, si attraversa e in un lampo siamo già al parchetto dell’unico scivolo con l’unica altalena sgangherata. Due panchine vuote, mi ci siedo subito, e finalmente capisco tutto: ho voluto trattare la mia femminilità per vedere come va se lo rincontro.
– Signò! Signò! – mi sento chiamare quasi subito. Ritorna il mio sorriso brillante, è lui. Cioè prima arrivano i suoi occhi e poi le sue gambe.
Siede appiccicato al mio ginocchio accavallato. Mi si piazza davanti fissandomi, il suo sguardo sembra un semaforo verde. La bimba che corre libera di qua e di là con varie bambine cicciottelle, per poi picchiettarmi sulla spalla – Mi spingi ora? – sicché mi alzo di scatto e la metto sull’altalena. Mi accorgo che lui è la mia ombra: praticamente è accanto a me, quasi quasi le sue braccia sfiorano le mie. Tutt’a un tratto è diventato super protettivo, respinge i palloni che arrivano dall’altra parte parandoli come fosse un supereroe al rallentatore, poi mentre la bimba scende e sta per salire su un albero, lui in preda al panico mi fa: – No! Stia attenta signò! Quell’albero è mezzo rotto può scivolare… rompersi il nasino… la faccia scendere! – io lo osservo incuriosita e nel contempo cerco di darmi l’aria di chi la sa più lunga di lui.
– La spingo io sull’altalena? La guardo io? –
– No ti ringrazio. Senti sai mica se quel Bar laggiù è aperto a quest’ora? –
– Sì mi pare di sì. Perché? –
– No è che dovrei andare in bagno. Non ce la faccio quasi più –
– Fare la pipì? –
– Sì -. Mi lancia un’occhiata come se avesse capito tutto della vita, con una complicità esplicita, poi sghignazza da sotto il ciuffo lungo.
Così senza nemmeno spender troppe parole decidiamo subito di incamminarci per il Bar alla fine della stradina alberata. La bambina ed io per la manina e lui la mia ombra.
Poi mi fa: – Posso darti del TU? Tu, quanti anni hai? –
– QuarantaDue! E invece tu? –
– io se***… anzi no, quin***… ne devo fare! -. Sorpassata l’antipatia iniziale, durata solo un paio di giorni, è ufficiale ormai: anche lui mi guarda come se fosse alla sua prima cotta. Col tipico affanno di chi gli sta per sobbalzare il cuore dalla gola. Ma ehy, noi siamo dei muri duri, teniamo molto bene a bada i tremolii e non ce ne facciamo accorgere.
Ci sediamo tutt’e tre, io volo in bagno, poi ordino due vaschette di patatine col ketchup per loro e per me una birra. Alla prima sorsata scatta subito la prima sigaretta. Neanche il tempo di espirare il fumo che si autoinvitano al nostro tavolo un suo gruppettino di amici. Tutti scugnizzi di strada, personaggi dal quadretto ben identificabile; cappellini alla rovescia, occhi furbetti, sdentati, sorrisi spalancati in modo genuino, curiosi, e tutto l’ambaradan. La mia piccola ed io ci sentiamo subito a nostro agio. Come se fossimo da sempre appartenute a quel posto, a quella compagnia. Era tanto ma proprio tanto tempo che non mi sentivo così: completamente priva d’imbarazzo. Sapevo con maestria cosa dire, come fare, come muovere le mani e completamente non adisagio. Finalmente stavo vivendo il Presente; in quel tavolino fra occhi furbi e ingenui allo stesso tempo, avevo come per incanto, staccato davvero la spina. Poi ad un certo punto sento “del movimento” sotto il tavolo, guardo lui, vedo che mi punta in modo strano, dò un’occhiata in basso, è lui che mi sta facendo il piedino. Lo blocco subito col mio sguardo inceneritore. Ghigna.
– A và ragazzi circolare! Circolare! – li butta praticamente fuori. – Circolare, via via! -. Dico che per me non c’è problema, possono rimanere.
Poi m’interroga: – Quanto fumi di solito? –
Rispondo sorridente: – Pochissimo, non ho più l’astinenza da vizio, io in genere fumo solo per DUE motivi, o se sono parecchio arrabbiata o se sono felice, allora ci sta! –
E lui di botta-risposta: – E ora sei felice? –
– Ora sì.- Esplode il suo grande sorriso.
Senza neanche troppe parole o troppe giustificazioni mi fa – Vabbè ora me ne devo andare a fare un giro – io lo mollo semplicemente con un accenno della mano, spippolando il mozzicone nel posacenere. Uno sguardo di un’intesa pazzesca e via. Ognuno per la Sua strada. Così è perfetto! Senza impegno! Esattamente come dovrebbe essere. Capirsi senza spiegazioni, in silenzio, sorridersi di continuo, volersi fare del bene, senza essere impegnativi.
Io sono così, adoro stare in mezzo alla gente, le persone, l’umano che c’è in loro, mi dà la linfa vitale. Sono fatta così, non mi posso cambiare, le chiacchiere da BAR a me piacciono okay?

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DA: “CRONACHE VERDI”

Poi d’improvviso arriva uno sguardo e ti ricorda di vivere per te. Solo per te stessa! E così senza nessuno sforzo, lo senti, lo senti quel respiro che parte dalla bocca dello stomaco e va fino in cielo. Chissà dove va. Si sparge su nell’aria. E butti via le chiavi, che ti avevano regalato, per chiudere i carillon soffocando la musica dentro come un rimbombo nel fegato, sferzando pseudodecoro; deponi per terra sotto i piedi tutte le catene e le paranoie che nella mente abitavano abusivamente. Apri la porta e esci.
Cammini veloce, poi lenta, poi velocissima, a pieni polmoni senza nessun orario!
Ti dimentichi di tutti e te ne vai. Perché arriva all’improvviso che la tua vita è più forte di tutto! Ti scordi in un secondo di tutte le protezioni, delle reti e delle imbracature da trapezista, ti lanci e oscilli, oscilli, senza corde, senza messainsicurezza; così ti butti senza pensiero, scoprendo che non c’è nulla di male. Vivi solo per sentirne il “piacere”.
Arriva quel giorno baciato dal sole d’Agosto, chi se lo sarebbe mai aspettato, mentre stavo deponendo il sentimento al chiodo, mi sono imbattuta in un volto.
Mia figlia stava giocando a zoppino, lui la stava per mettere sotto con una sgommata di bicicletta. Andava come un fulmine. Tutto piegato in avanti col mento sul manuvrio tanto che si confondeva con la fronte. Io ho veduto solo la striscia nera a terra. Lui sorride come fosse un trofeo. Sobbalzo in piedi e gli faccio – vieni – con la mano. Arriva. Si ferma dritto a un metro e mezzo da me, mangiando una mela. Mi guarda senza espressione. Sembra incazzuto. Mi sfida con lo sguardo. Io di solito quelli che mi sfidano li catalogo subito come chi sta sbagliando di grosso. Lui davanti zitto sulla sua bici più grande di lui. Io lo fisso severa. Lui non abbassa lo sguardo. Allora mi avvicino e gli faccio chiaramente vedere i miei occhi neri, e che sto per aggredirlo. Ma niente, non intende abbassare lo sguardo. Io mi dico sotto sotto – Cosa? Ma chi è?- lui infila un’altra volta il piede nel pedalino blu, sta per riprendere la sua corsa. Ma lo blocco, mi ci metto proprio davanti. Me lo mangio vivo a parole.
– Beh? Potevi frenare! Non vedi che qui ci son bambini che corrono e che devono giocare? Frena cazzo no?! –
Dopo un lungo silenzio, in cui pensavo di tutto, persino che fosse scemo, mi risponde con un filo di voce: – Non ce l’ho i freni -. Prende e se ne va. Da dietro lo guardo, però nonostante l’antipatia, c’è qualcosa che mi attrae. Ma ancora non riesco a decifrare che cosa. Allora lo studio. Lo osservo. Cerco di capire cosa mi frulla. Lo seguo con la coda dell’occhio anche da lontano. Noto che ritorna spesso dalla mia parte a fare i giri e frenando con la ruota di dietro. Mi lancia uno sguardo incazzato, ma gli faccio capire che non mi tiro indietro dalle sue sfide, gli faccio capire chiaramente di non essere una cagasotto. La mia bambina ad un certo punto va sull’altalena, e lo chiama.
– Ehi vuoi giocare con me? – lui ci va subito, parcheggia per bene, fa scendere la bimba giù, e sale lui sull’altalena ma in piedi. Inizia a fare il matto andando in su e in giù pericolosamente, quasi si ribaltava. Eppoi quando l’altalena era veramente in alto, lui salta e salta verso di me. Ho sentito che avrei voluto sgridarlo. E invece mi è venuto da ridere.
– Mamma, ma hai visto cosa fa? Ma è stupido? –
– Praticamente sì! -.
Eppoi capisco cos’è quel frizzare al petto. È che io sono sempre stata attratta “dal bello”, e non poteva essere altrimenti con un faccino così. Viso dai lineamenti perfetti. Capelli lunghi lisci, moro e occhi verdi fosforescenti!
Torniamo a casa dove sentiamo subito un odorino di patate fritte.
– Nonna c’hai messo il sale? –
– No. Perché te non mangi senza sale? –
– No. Io mangio con il sale –
– I bambini non dovrebbero mangiare il sale! –
– Ma io non sono più una bambina! – allora dato la conversazione con mia madre, sottovoce la bimba mi esprime il suo pensiero direttamente: – Lo sai che una mia amica mangiava sempre sale ed è diventata giovane, perché sulla scatola c’era scritto “Rinforza le ossa vecchiali!” –

 

[ to be continued. non ho idea quando, per ora appendo i miei pensieri al chiodo. ma poi farò surprise! ]

MI FAI UNO SPIEGO??

Stavo giocando con la bimba, per spiegare il gioco le fo : <<Laila ora ti dico un esempio… ma questo è solo un esempio eh!?>>
E lei <<Cosa è un “esempio”?>>
io <<Uh! “esempio” significa… spiegazione! Tipo fare la spiegazione di una cosa facendo degli esempi, appunto…>>. E poi ci si rimette a giocare per un po’. Ma ad un certo punto, lei mi fa:
<<Mamma, Fammi Uno Spiego!>>

TERZA DI LAILA

20/8/2017

“POESIA PER LA BUONANOTTE”

Scarpa rosa come gli uccelli
io sento un odore di pipistrelli,
loro sono ciechi ma guardano annusando,
se sentono noi stessi
non ci vengono addosso
se sentono cieloLibero
volano a dritto!
                                                               LAILA