TERZA DI LAILA

20/8/2017

“POESIA PER LA BUONANOTTE”

Scarpa rosa come gli uccelli
io sento un odore di pipistrelli,
loro sono ciechi ma guardano annusando,
se sentono noi stessi
non ci vengono addosso
se sentono cieloLibero
volano a dritto!
                                                               LAILA

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CRONACHE VERDI

Raccontare la verità o inventarsela? No, no, la verità la verità! È un po’ questo il filo sottile che unisce il senso logico in questo mio andirivieni nel Paesiello Siciliano Verghiano. Anno dopo anno, luglio dopo luglio. Ancor prima di nascere, prima che questa vita fosse partita, si veniva con la Fiat 500 grigia dè mì babbo. Mia madre con la prima bimba piccolissima a fianco, e incinta di me. Poi dopo i primi anni a gattonare, a giocare con le bottigliette d’acqua piccola, si faceva il grande viaggio in treno. 13 ore da Nord a Sud. Cucette e via. Naturnalmente io prendevo sempre quella più in alto. Montavo la scaletta per arrampicarmi e via su! Già da allora si percepiva, si “sentiva” il respiro… “questo respiro ahh…” che facevo parte di una banda a sè stante. Di quelle bande che le cose le vogliono vedere sempre dall’alto. Sempre da una cima. Da un’altra prospettiva, coi miei occhi spalancati. Vivacissimi, a palla, come la mucca pazza. Occhi che facevano su e giù, zig zag, fuori dal finestrino in corsa. Dentro il silenzio, con religioso assentarmi, immergendomi totalemte fuori, nella velocità del verde che sfumava al di là.
Poi dopo, solamente molto dopo, tutta l’adolescenza, tutte le fasi, tutte le scuole iniziate e perse, dopo ci siamo venute volando in aereo. Altra curiosa prospettiva: giù da basso carabinieri ovunque a perquisirci col check-in, su in alto, attraversando blocchi di nuvole bianche, stormi d’uccelli, raggi abbaglianti, vuoti d’aria, cielo palpabile.

( in 2 mesi ho scritto solo questa paginina d’appunti scarabocchiati. Ma continuerà. Il racconto lo faccio continuare. Per ora ce l’ho solo in testa. Scritto in testa. Voi 3 miei “unici e bellissimi” puntini Gì, continuate a DARMI qualcosa per cui valga la pena scrivere. Datemi vi prego, qualcosa da dire. Come quando si dice: – Hai fame? Aprimi il frigo e mangia! – ).

IMPOSSIBILE il titolo è già preesistente

“TAGLIA LA TESTA AL TORO”

Da quant’è che non m’hai più visto piangere?
Da quant’è che non m’hai più visto ridere?
E da quant’è che non m’hai più visto far
tutt’è e due le  cose insieme?
Da quanto hai tenuto lontano il tuo muscolo
da quanto hai tenuto il tuo istinto
da quanto vento hai sprecato l’ultima volta, l’ultimo fondo
da quanto hai trattenuto la tua stretta di morsa
nella mano, lontano dal mio guscio dell’umorismo vago?
Ed io a far la distaccata…
Ma chi vuoi che ci creda?

22/2/2007

IMPOSSIBILE il titolo è già preesistente

“IL NUOVO AMORE DEL 3000”

Non sarà una versione di un vizio quest’amore.
Gettato contro il letto sì
ma mai tradito al tuo cospetto.
Non sarà un’altra versione
di muoversi nel tempo, questo amore.
Occhio deciso sì,
ma non vivere per forza tutto.
Non additiamoci noi stessi e da soli,
stavolta avremo più pietà per noi.
Perché no? Non c’è in giro nessuno
che possa eguagliarci a tale ora,
semplice impatto sì
non acustico nella lisca ma senza
controllo davvero.

Non sarà un vizio
Non sarà un vizio
Non sarà un vizio
questo desertico dirci ti amo.

A Claudio 21/1/2007

IMPOSSIBILE IL titolo è già preesistente

“L’AMORE FUTURISTA”

Io lo vivo dentro, lui mi vuole vivere fuori.
1975. 1975. 1975. 1975. 1975.
Io vorrei disegnare con la punta qui
in questo momento per farvi vedere,
ma il mondo è pieno di corsi astratti,
e ho i soldi futuristi.
Al diavolo non lo posso fare!
Qui è pieno di artisti a cui piace la luce
e l’ombra che taglia, come
faccio a non immergermi?
Sento la sua voce che urla vendetta e una telefonata,
invece io lo penso così tanto
che poi alla fine incomincio a viverlo dentro.
Come tutti gli altri. E come fare a spiegarlo?
Come fare a spiegare ché l’unico modo per vivere
con dignità e rispetto
senza l’onore dei nomi.

29/11/2006

impossibile il titolo è già preesistente

“Solo ciò che si ruba si nasconde!”
“TRENO-MILANO-TRASPORTO-CHIARIFICAZIONI-DI-DISTACCO”

Sono un’altra volta accanto al finestrino. In viaggio verso l’ignoto e nessuna accusa di stanchezza. Il finestrino si vede che è destinato a me, ma questa è un’altra storia e non devo dirla troppo in giro. E’ solo un’altra storia da non raccontare. Tutti silenziosi e il mio cranio parla, urla, fa eco, dà rimbombo nel metro quadro di questa carrozza. Nel buio me lo ingoio io.
Tutti bassi a leggere giornali e zitti. Mio zio, Nazareno, è morto mesi fa, e stamani l’ho rivisto alla stazione. Aveva la coppoletta verde, al solito, m’è salito il magone in gola, odioso magone, quella stessa sensazione che m’hai fatto provare tu, con i tuoi gesti o tutti i tuoi non gesti. Se ti dovessi annunciare le volte che non ho alzato un dito, né un alito di voce, non ci crederesti. Se ti dovessi elencare le volte che mi hai ragliato di andare a cagare non si finirebbe più. Da non credere. Se ti dovessi ricordare ogni singola frase che hai sbadatamente detto, come minimo arriveremmo a sette episodi. Io non ho bisogno di ripetere certe cose tutta quella infinità di volte, preferisco lasciarmela conservata per una sola volta. Quando davvero ne vale la pena. Quando davvero ne vale la pena di tagliarsi la cucitura alla gola e di sguainare la mia spada. Non è questione di farsele scivolare o meno le cose, guardami, io non riesco nemmeno a farmi scivolare sulle rotaie di questa curva, qui. Chi può dirlo.
Ma se tu avessi almeno un po’ idea delle cose che sono, di come mi si aggrappano dentro, di come vivo dentro, se tu avessi idea della cacca che ti sto per scrivere, adesso ch’è quasi ora di pranzo, e della persona diabolicamente insostituibile che ho riposto nell’ombra, cui ho rinunciato per te, saresti almeno un po’ riconoscente. Ma forse è meglio così, forse, è come sempre, forse è meglio che tu non lo sappia. Per te. Che la riconoscenza è una malattia di troppa importanza. Va usata con parsimonia solo nelle occasioni serie, che se attacca, attacca! E può farti davvero male.

27/11/2006 _ S.M.N.-MILANO

Una volta tanto tempo fa, vi era una piccola scugnizza, danzatrice su fili elettrici, adesso vi sono solo terre lontane da raggiungere in Porsche Carrera, cappotta scoperchiata, niente stereo alto, niente sigarette nel cruscotto, niente lattine verdi smeraldo dietro a tintinnare, niente ripensamenti.

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"Non si parte - Riprendiamo le strade di qui, curvo sotto il mio vizio, un vizio che ha affondato al mio fianco le sue radici di sofferenze, fin dall'età della ragione - che sale al cielo, mi colpisce, mi rovescia, mi trascina" A.R. "Cattivo sangue"