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Da:”CRONACHE VERDI”

11 Luglio, ho ripulito tutta questa vecchia casa, da secondo piano, mezzanino, e pian terreno. Polveroni si innalzano e s’intravedono in controluce quando entra il raggio di sole direttamente da fuori il balcone quasi ad accecarmi, da corridoio a uscio della sala e tavolone ottocentesco. Le scale le faccio stasera; il catoio domani e non ne posso più. Siamo qui da due giorni e ho già la mente affollata da domande, altro che riposo!
“Quindi abbiamo nel nostro bel Paese degli avanzi di galera espulsi dagli altri Stati, con l’accusa di terrorismo, una roba seria eh, e non lo sappiamo? E li possiamo conoscere, incontrare, incrociare, fare amicizia, ignari? E quindi il nostro Governo lo sa? I nostri Comuni, i Sindaci, chi lavora per noi, li conoscono e non ci informano? Insomma tutto normale per loro? E chi lavora in Comune li conosce certamente visto che ai Richiedenti Asilo gli passa il sussidio a tutti. Comunque non conosco questa persona bene, sicuramente è pure una brava persona, mi dico, sicuramente è simpatico, e ha lottato tanto, se ha fatto quello che ha fatto avrà avuto persino le sue belle ragioni, lì c’è la dittatura, torturano i giovani, li polverizzano, e in fondo “i ribelli” son considerati terroristi perché si ribellano a quel regime là, ma… non credo che la polizia Svizzera sia così incompetente e che siano tutti stupidi, se hanno indagato e poi arrestato uno per 5 anni per terrorismo, qualcosa di vero o inquietante ci sarà pur sotto, no?”
<<Mammina mammina.>> Voce flebile che si insinua molto lentamente. Non rispondo, pulisco, pulisco, rifletto, penso un casino, e mentre penso mi faccio friggere il cervello da paranoie a volte, che mi dimentico di vivere nel presente. O sono rimasta nel passato prossimo o sono già proiettata nel futuro.
<<Mamma allora sei sorda!!>>
<<Uh! Dimmi dimmi.>>
<<Dove ce l’hai le orecchie?>>
<<Qui>>
<<Allora usale. Mi annoio, si può uscire? Mi porti fuori come ieri?>> la vocina è sempre pacata e disciplinata, in cerca di qualcosa, ma ha già assunto un tono indurito, per lasciare un senso di… come lasciare un senso di… un senso… di colpa, ecco.
<<No, piccola qui non c’è mai nessuno a quest’ora, non ci conviene uscire, finisco qua, rifaccio per bene camera nostra e i letti belli belli… e poi basta oh! Si uscirà domani!>> Se ho o no un Nuovo Hobby questo altro non è che pulire e fare ordine! Cinque anni fa non c’avrebbe creduto nessuno. Ma adesso non leggo, non dipingo, non scrivo più, niente sono bloccata, bloccata, e mi sta sempre più prendendo il desiderio di sistemare gli armadi: piego e metto in ordine d’importanza, faccio anche le combinazioni, gli abbinamenti, magliettine a maniche corte ripiegate come da negozio e dentro i pantacollant giusti, talvolta il giorno dopo cambio, sentendomi un senso strano addosso, e riformo i completini per colore. Tutto perfetto. Quello che non si usa più, bustone e lo butto. Stop! Senza neanche provare emozione. Il cassettone per i cambi dei letti, gli intimi, lenzuoli, coperte, copertine, federe, cuscinini. Poi è la volta del bagno. Prendo in mano una spugnetta verde a caso, e inizio a strofinare. Lucido, lucido, ci ripasso, penso, parlo da sola, mi fisso allo specchio, vedo puntino bianco del dentifricio, mi catapulto a prender il prodotto e inizio l’opera del lucidare i vetri. Mi sento una psicopatica casalinga. Chiudo la porta e mi appunto il lavoro per l’indomani.
Alle ore 10.30 del giorno 12 io e la piccola siamo già vestite, profumate, pronte per ritornare al parchetto giochi. Lei corre subito, senza neanche dare il tempo di appollaiarmi sulla panchina dei vecchietti. Corre verso un gruppettino di bimbi, urlando che saranno per sempre ottimi amici, gli frega subito la bici, mi guarda e con la manina alzata fa ciao-ciao: <<Mamma guarda guarda le mie amiche mi hanno dato la BRIcicletta! Sono brava?>> sparisce dietro le frasche. Mi siedo, chiedo scusa al gruppetto, e già son tutti lì che dicono: <<Ma nooo non si preoccupi è simpatica! Se non lo fanno ora che son piccoli!>>.
Mi giro dietro le mie spalle e mi accorgo di quell’iraniano a sedere su un marciapiede, accanto al figlio che fa sgommate concentriche con la sua bicicletta. Il tipo è sempre con lo sguardo dentro il suo cellulare. Come se stesse leggendo qualcosa di fondamentale per lui. Mentre lo guardo mi faccio notare, gli faccio cenno col viso. Si alza e viene verso di me.
<<Ohhh Salam Aleikum! Come sta?>>
<<Aleikum Salam. Sto abbastanza bene.>>
<<Sai io guardare moltissimo social, perché vedo qui gente del mio Paese, sapere come va? Sai quanti ho saputo morti?>>
<<Morti eh già. Me l’immagino. Tu quando sei venuto in grande barca qui, hai visto coi tuoi occhi che…>> e rifaccio il verso delle onde del mare. Mi sento soffocare pure io. Facendomi stretta stretta. Nel frattempo mi si stringe il cuore nel vedere che lui agita la mano in segno di -Uhh sì sai quanti, quanti!-.
<<Ma anche qua in internet sai?>> continua a mettermi davanti lo schermo del suo telefonino, <<Qui è importante formazione, tu cabisci? Vedo tutti i giorni come funziona mio Paese, eh bom no, nulla, amici miei morti, morti tanti. Ma tu dai, dammi contatto tuo social!>>

<<Ehh? Io? Ah no, no, non ce l’ho io un contatto qui, e poi sai, mi dispiace ma mio marito ricordi? Sai non sarebbe affatto contento… non posso, meglio evitare>>
<<Ma va? Nooo, non c’è niente di male! Mia moglie non portare quel coso tuo marito vuole che tu mettere? Vabè non insisto…>>
<<No. Tranquillo io non metto nulla io mi vesto all’italiana. Ma tu lavori? Qui trovato lavoro?>>
<<No. Non lavoro da 3 anni. Ma io tengo tanti soldi, sono tutti in Svizzera, ma non dare niente a me, perché li tengono bloccati. Che schifo io non so come continuare così. Vorrei andare in Svizzera a prendere i miei averi ma non posso più mettere piede lì. Qui sai… mi danno solo 100 euro al mese… io tengo moglie e figlio conosci tu? E lo sai con una volta a fare spesa già finiti tutti tutti…>>.
Sono ammutolita, sento che mi dispiace, percepisco che è un brav’uomo, che non deve esser facile con 100 euro al mese per tutti e tre. Penso che inevitabilmente il Comune e la Regione Sicilia si stia mangiando tutto lasciando i disperati a mangiare i più affamati. Contemporaneamente mi viene spontaneo osservarlo: ha le braccia muscolose e piene di tatuaggi. Sì quei tatuaggi che si fanno in carcere. Mi viene anche il timore per noi. Un po’ di paura mista a confusione, diffidenza. Cerco con gli occhi mia figlia. La trovo; è di nuovo a giocare col figlio dell’iraniano, con la terra caccosa e pisciosa dei cani randagi. Se la tirano in aria e si divertono come pochi. Carini. Quindi lancio la bomba: <<Ma tu se qui non trovi lavoro, non trovarti bene qui, e ti do pure ragione! Perché non fai di tutto per ritornartene nel tuo Paese?>>
<<No, non posso. Appena io entro a Paese mio sono morto.>> Lo dice pacatamente passandosi due dita da parte a parte del collo.
Lo saluto, prendo mia figlia, me ne vado a casa con la consapevolezza che non lo voglio più incontrare. Non vorrò più stare a sentirlo, non gli vorrò dare più confidenza; mi dispiace ma non ce la faccio, questa storia è troppo più grande di me. Mi ha dato una sofferenza di vuoto e desolazione. Razionalmente so che se vengo a sapere di queste cose mi può andar bene come mi può andar male. Irrazionalmente fa assalire la confusione ambivalente fra la pietà e l’antipatia; fra un senso di colpa e l’egoismo, le bestemmie, il rifiuto, e ancora una vota la disponibilità all’ascolto, la compassione. Elementi che mi portano tutti a non capirci più niente. Scrivo su un pezzetto di carta stracciata dalla piccola: “Cercare di essere meno emotiva, meno impulsiva, più distaccata, essere più diffidente, chiacchierare meno, meno parole, meno casini, essere più razionale”.
Mi rinchiudo sparendo un paio di giorni. Lo faccio di tanto in tanto. Per non dare nell’occhio.  Lì fuori non c’è più nessuno che mi ispira. Non vi è nessuno cui sento quella scintilla per cui vale la pena correre ad andare a conoscerlo. Mi interessano di più le parole di questo libro che vuole parlarmi, “LA FINE è IL MIO INIZIO-T.T.”

MI FAI UNO SPIEGO??

Stavo giocando con la bimba, per spiegare il gioco le fo : <<Laila ora ti dico un esempio… ma questo è solo un esempio eh!?>>
E lei <<Cosa è un “esempio”?>>
io <<Uh! “esempio” significa… spiegazione! Tipo fare la spiegazione di una cosa facendo degli esempi, appunto…>>. E poi ci si rimette a giocare per un po’. Ma ad un certo punto, lei mi fa:
<<Mamma, Fammi Uno Spiego!>>

da: CRONACHE VERDI

Per raccontare la verità devo per forza dirvi di quella volta che ho incontrato un iraniano. Mi sono seduta sulla solita panchina che dà le spalle allo scivolo con altalena annessa. Seduta stanca, anche se non ho combinato nulla. Voglia di fumare zero. La mattina di solito me lo risparmio. Ho una specie di senso bigotto acquisito: mi ripulisco, mi purifico, riesco a stare senza assumere né nicotina né alcool anche per 30 giorni di seguito. Adesso mi vanto di essere talmente forte da esser io la dominatrice dei vizi sbagliati. Non c’è ancora molta gente, sono appena le 9 e mezza del mattino. La gente è a casa a letto fino a tardi. Ma io sono in vacanza, voglio godermi tutte le ore, tutti i momenti, dormire mi fa perder tempo. Ho portato mia figlia piccola qui a giocare al parco giochi. Non c’è molta scelta, non ci sono molte piazze qui, non ci sono molti giardini, o c’è questo o c’è questo. Un solo scivolo grande, persino complicato da salirci, ma tant’è non c’è scelta per cui ci s’accontenta qui. Un’altalena spesso rotta, poi riparata, attualmente è mezza sgangherata. Un coso alto di ferro per arrampicarsi e fare esercizi. Alberi grossi tutt’intorno. Guardo attenta a ciò che mi circonda, alla mia sinistra stanno entrando due papà con bambini di 4 anni e biciclettina. La mia si catapulta subito per conoscerli. Li ha fatti scendere, li ha già rubato la bici. Li ha già convinti a diventare amici, e a condividere la loro bici. Se ne va là dietro a fare un giro. Mi prende sempre un immancabile groppo alla gola. Ansia: e se non torna più? E se torna piangendo perché è cascata? E se me la rapiscono? E se un cane la morde visto che lei ci ficca la mano sotto il muso a tutti quelli che vede? E se torna tutta gocciolante di sangue? Okay, sto esagerando, devo cambiare visuale, cambiare pensiero, cambiare atteggiamento. Allora sorrido. Il mio sguardo involontariamente si posa sul tizio che si è seduto proprio di fronte alla ma panchina. Lo osservo, faccio finta di essere indifferente, ma certi dettagli non mi passano inosservati. Ha gli auricolari e smanetta sul cellulare. È molto interessato a leggere o a scrivere sul suo coso. Si vede che è presissimo, perché non si è neanche accorto della mia presenza, a soli due metri da lui. È vestito bene, molto bene. Ad un certo punto spunta suo figlio con una folata di vento, in bici, fa come per scivolare innalzando un polverone tremendo, a quel punto, lui che scopro essere il padre, lo rimprovera. Alza un po’ i toni, e mi giunge subito una tonalità che “riconosco” e una lingua che mi “cattura subito curiosità”. È arabo. Quella lingua è arabo dock! Non so com’è che mi è venuto, ma all’improvviso dico:
<<Ohh Salam Aleikum!>> Si ghiacciano, si girano esterrefatti all’unisono. Il signore si leva gli auricolari, l’espressione degli occhi se la nasconde dietro occhiali grandi a specchio. Ovvio. Accenna un sorriso e balbetta: <<Co…co…sa?Araba? Parli arabo?>> Ed io subito mi sciolgo in una conversazione come se li conoscessi da una vita.
<<Chi io? Ma noo,ahahah, ho solo detto Salam Aleikum nulla di che>>. Lui rimane impietrito nella stessa posizione a sedere, incredulo di vedere una salutare più o meno nella sua lingua, e soprattutto che gli rivolge parola! Sicché mi alzo in piedi per avvicinarmi un po’. Scoprirne di più. Mi pareva un tantino strano vedere lì, in quel contesto, uno che parlasse arabo ma vestito bene, tutto attrezzato con super bicicletta da ciclista, con bambino sui 10 anni, anche lui con una bella bici, inseriti bene, fra panchine dei nostri vecchi, facendo amicizia coi bambini del posto. Conoscendo affondo quel paese, gli stranieri di lì, che escono dai loro buchi, non si scambiano neanche lo sguardo coi siciliani; mentre quei due erano ben camuffati, tant’è che se non l’avessi sentiti parlare non avrei mai detto che fossero arabi. Bene, mi sembrava tutto alquanto strano. Allora mi avvicino e cerco di catturare qualcosa: <<Beh, io sono italiana, ma mia figlia, che è quella laggiù vede? Lei è metà egiziana, sa… ecco perché qualcosa so… perché un pochettino abbiamo imparato essendoci andati, ehm… in Egitto, tante volte>>. Lui guardava, guardava, poi fa: <<Eh? Di dove? Scusa io non capire? Dove nascere tu?>>.
Dentro di me dico Perfetto ho parlato mezz’ora e questo non ha capito niente di quello che ho detto. Perfetto! Che faccio? Chiedo scusa mi giro e me ne vado? Poi mi viene in mente come si dice la parola “Egitto” in arabo vero e proprio e sbotto: <<Masssr!! Suo papà, ehm, suo Baba è di Masrr!>> E il tizio finalmente accenna a capirci qualcosa: <<Ahhh! Masrrr! Ahh lei tua baby? Ahhh masssri?>> e si mette una mano sul cuore in segno di stupore e contentezza.
<<Sì, suo baba è Massrr e musulmàn! Io no, no eh? Io del Nord Italia, sono fiorentina, e non… ecco, no io non credo in… insomma in Allah>> accenno un sorriso pseudo imbarazzato.
<<Dove…dove si trova Fiorentina? Di dove tu?>>
<<Ah andiamo bene! Firenze! sai sù, sù nel Nord. Diciamo.>>
Lui: <<FirenzA? Uhm, no, no, non conosco io. Ma tu non sei di qui?>> dentro di me dicevo “ok questo scherza? Ma come? Non sa dov’è Firenze?”
Lui: <<Ma senti, senti, tu parli arabo… marito dov’è? Ah quindi lui muslim e tu cristiana? Bello bello bello, anche io, moglie mia Kurda>>.
<<E tu invece di dove sei?>>
<<io sono 
iragmdjbjdbc..>> (tipo una cosa incomprensibile)
<<Cosa? Puoi parlare più piano? Di dove? Di dove?>> al terzo tentativo finalmente capisco: -Iran!Sono iraniano!-
Tento un altro sorriso nonchalance, ma osservo nel frattempo suo figlio che ha già fatto amicizia con la mia. Son lì che giocano con la terra caccosa dei cani. Che carini. Già che ci sono cerco di imbastire ancora la conversazione, sfoggiando le “paroline” in arabo che so.
<<Sì in Masrr si diceva sempre “mesci mesci”!>> E lui: <<accidenti brava! Ohh sì Mesci. Comeno!>>
<<Già, poi so dire “Sciukran”… “Sabaha-i-hair”, “Tahely tahely Hena!”… “Haderr”, “Ahody”>> Lui a quel punto si toglie gli occhiali in segno di rispetto, e capisce di aver davanti una tipa strana.
<<Il papà di mia figlia non mangiare maiale, sai, ma io no eh, io mangio mangio, sai.. io son atea. Ma Tu fai il Ramadan?>>
<<A bom Ramadan sì, ma io mangio carne, sai tutta, quello che c’è mangio io e mia moglie non porta quel coso>>. Do uno sguardo alla gente che c’è intorno, alla gente che ancora non c’è, mi gingillo con le infradito e la polvere, poi incalzo. <<Ma tu e tua famiglia siete venuti qui in Sicilia col barcone? O con l’aereo?>> Lui mi dice che non capiva “barcone” c’è voluta un’altra mezz’ora perché capisse una parola simile: <<Dai la barca… grande barca, tutti lì… ecco, come fanno vedere in televisione, i migranti… nel mare>> (allora ho cominciato a imitare le onde del mare e a fare il verso di uno che nuota) e lui: <<Ahh sì, così, io venuto qui! Come si dice? Ba… ba.. rca? Ohh sì..>>.
Come al solito mi sento un misto fra senso di colpa e curiosità, mi accomodo accanto a lui, niente glielo domando schiettamente: <<E dove abiti ora?>>
<<Con mia moglie, mio figlio, là, quella casa là>>
E me la indica. Mi sento confusa. Perché gli altri nel Centro Immigrazione, abbastanza malfamato e loro in quel bell’appartamento? Non mi dà neanche il tempo di riflettere, sbotta e comincia a dirmi tutta la sua vita.
<<Io iraniano! io avere tanti soldi. Ma tutti bloccati, io prima di essere qui io andato in Swizirutydhkj>>(Tipo un’altra cosa incomprensibile. Poi mi dice quella zona appena più sù dell’Italia -Ahh La Svizzera!-)
<<Ies ies Svizzera, con famiglia tutti. In Svizzera cazz mi hanno arrestato. Tutti i miei averi bloccati lì. Stronzi>>.
E io sbalordita: <<AH CAVOLO… e posso sapere con quale accusa ti hanno arrestato?>> E lui : <<Sì hadeer per terrorist! io 5 anni in galera in Svizzera. Partigian Terrorist! Mi avevano attaccato lì caz ufhfygdyg!! io terrorist, conosci pure qua, vecchia Italia no? C’erano vecchi Partigiann partigiann! Io prima prima prima lavoravo Governo mio, ero nella Polis. Eppoi terrorist. Scappato in Svizzera, poi lì un casino. Puhm puhm, hai cabito no. Ma poi uscito dopo 5 anni, e mi hanno mandato qui. Come richiedente asilopolitico. Ma non mi danno i documenti. Voglio andare via io moglie mia tutti tutti family mia. Ma non ho document.>> Ovviamente shoccata l’ho salutato e son andata a casa. Chiamo la mia bambina, deglutisco ma mi faccio arrivare la voce forte e chiara. Lei piccola corre corre, la piglio per la manino dico di salutare quel bambino: <<Ehm come si chiama?>>
<<Ascir…uhdcudhcdct%>> un altro nome incomprensibile. Non capiamo, facciamo Ciao-Ciao con la manino, poi lui mi fa con la mano al cuore:
<<Salam Aleikum!>> Ed io: <<Aleikum Salam, eheheheh>>.

 

25OTTOBRE ORE 9

Mi sono innamorata! Sììì! Mi sono innamorata!!! Allora senti, è una donna, è ganza, spigliata, simpatica, irascibile quanto basta, indipendente, risolta, sicura, emozionale, mooolto calorosa, non se la tira anche se non è niente male. È semplice, è spontanea, consapevole, ha voglia di viversela. Si chiama Marianna! Insomma l’ho scovata finalmente! Ora l’assecondo un po’ così magari non mi scappa.

TERZA DI LAILA

20/8/2017

“POESIA PER LA BUONANOTTE”

Scarpa rosa come gli uccelli
io sento un odore di pipistrelli,
loro sono ciechi ma guardano annusando,
se sentono noi stessi
non ci vengono addosso
se sentono cieloLibero
volano a dritto!
                                                               LAILA

Una volta tanto tempo fa, vi era una piccola scugnizza, danzatrice su fili elettrici, adesso vi sono solo terre lontane da raggiungere in Porsche Carrera, cappotta scoperchiata, niente stereo alto, niente sigarette nel cruscotto, niente lattine verdi smeraldo dietro a tintinnare, niente ripensamenti.

Franco Zefferi

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Famiglia a Modo Mio

Alla ricerca della felicità

Ector Falormo

Scrittone

Criss Runfolo

Nero è il colore che sono; perché il buio è la sola luce che amo.

Ero Sveglia: poi ho capito Freud ®

"ogni riferimento a cose, persone o fatti è puramente casuale ed opera della mia fantasia"

Nea: NuovaEcologiaArtistica

Un blog di Arte per l'arte contemporanea. Con-Tempo-Ra-Nea: con il tempo il sole sarà nuovo.

Fosca Sensi

la verità è una questione estetica

marcellocomitini

il disinganno prima dell'illusione

La speranza ilcuore della vita di Raffaella Frese

Frasi, citazioni, pensieri che nascono dal cuore

Il Blog di Tino Soudaz 2.0

Provando tanto, prima o poi riesco anche se tante cose continuo a non capirle

arturoadalziora

scritti in lingua morta

massimobotturi

Lo so, lo so, lo so che un uomo, a 50 anni, ha sempre le mani pulite e io me le lavo due o tre volte al giorno, ma è quando mi vedo le mani sporche che io mi ricordo di quando ero ragazzo. Tonino Guerra

.:alekosoul:.

Just another wanderer on the road to nowhere

willyzini

in parole ti cerco, con parole ti desidero, senza parole ti concepisco

almerighi

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