LA MIA RECENSIONE PREFERITA

Questo libro potrebbe definirsi tecnicamente una raccolta di 27 racconti brevi e una sessantina di poesie scritte da Riccardo (Sinapsi) Mattii, integrata da alcuni interventi “fuori campo” di Marianna Galotto con funzione esplicativa del contesto. Marianna, la musa e il grande amore di una vita, ha dato voce ai sentimenti e alle sensazioni di cui la ventennale amicizia e complicità con Sinapsi l’hanno arricchita. Quello che risulta da questa interazione letteraria, è un “Canzoniere d’amore” in cui tutte le sfaccettature dell’eros non condiviso, chiunque abbia amato può riconoscersi: in questo libro troviamo l’incanto di un colpo di fulmine appena deflagrato, l’inquietudine della gelosia, l’invocazione dell’amante solitario. Cupezza di toni, ironia trasgressiva, si fanno reciprocamente da contraltare in un’opera che si può leggere tutta d’un fiato dall’inizio alla fine o si può aprire a caso leggendo saltuariamente un racconto alla volta e in entrambi i casi risultare godibile. Questo libro autobiografico, nasce perché ad un certo punto della vita, abbandonandosi ad ogni tipo di esperienza, c’è stato l’incontro magico, fra l’autore Riccardo e Marianna, da lui chiamata “La Mary”. Lui si innamorò follemente di lei, dedicandole fior di poesie, di cui lei si è sempre sentita lusingata anche se nel contempo invece, era impegnata con la sua vita fatta di amori, amanti, di amici, avventure e sbronze, di serate adolescenziali. Con Riccardo Sinapsi, La Mary si confidava spesso, cercava in lui un amico fraterno su cui appoggiarsi, ed è così che sono cresciuti insieme con prese e riprese, ma con autentica stima l’un per l’altra.

BEATRICE MATTII

IL CANALE YOUTUBE DEL SIN & MARY

STELLA-FISSA

Questo libro nasce perché ad un certo punto della vita, finiti grosso modo gli studi, iniziati i primi lavoretti in qua e là, trovati gli amici giusti con cui passare tutto il tempo, non limitandosi facendo ogni tipo di esperienza, c’è stato l’incontro magico, tipo COLPO DI FULMINE, fra l’autore Riccardo e Marianna, da lui chiamata “La Mary”.
Appena sfiorati gli sguardi, da quel momento in poi divennero “amici per la pelle”. Solo che lui si innamorò follemente di lei, decantandole fior di poesie, ma cercando di scrivere il più possibile come valvola di sfogo, visto che di contro a passo entrava sempre in punta di piedi, rimaneva molto silenzioso, essendo una persona di estrema educazione e riservatezza, e amandola a tal punto che rimaneva un passo indietro quando la vedeva alle prese con altri ragazzi, pensando soprattutto: se io le voglio bene voglio che stia bene. Mentre lei invece, era impegnata con la sua vita fatta di amori, di uomini come comparse, di amici, figuranti, avventure e sbronze, di serate adolescenziali trascorse tanto per cercare di dimenticare il suo vero ed unico ex, (primo amore). Con Riccardo Sinapsi, la Mary si confidava spesso, cercava in lui una spalla su cui piangere, un amico fraterno su cui appoggiarsi, ed è così che son passati 20 anni belle e buoni di prese e di riprese, ma soprattutto di autentica stima e rispetto l’un per l’altra. Questo Libro Autobiografico è nato perché è l’ennesima dimostrazione che LE PAROLE DI CARTA non cambiano mai parola!
E poi come è andata a finire fra i due? Eh che lei si è accorta di lui quando era ormai troppo tardi… ma ha fatto in tempo a capire, curando accuratamente insieme alla sorella Bea la raccolta di tutti i suoi diari, di tutte le sue poesie o pezzi di spaccato della loro vita vissuta… si è finalmente accorta che È LUI L’UOMO CHE RISCATTA TUTTI GLI ALTRI.

Di Bea & Mary

TANTALO

  • Per me e la sorella di Riccardo, la Bea è un onore parlarvi di questa storia. Cioè del “Suo libro” che poi in realtà… è anche nostro. Di Lei perché ne è la curatrice e ne ha scritto la Biografia, poi anche un po’ mio. Sì perché qui dentro, ci sono anche io. In diverse sfaccettature : Primo perché c’ho scritto qualcosa, come voci fuori campo… dando vita a dei moventi ai suoi racconti, a un riverbero di vecchi ricordi in modo anche ironico, e Secondo perché in ogni pagina, in ogni verso, si parla di me. Perché LUI aveva ‘sta fissa che se proprio doveva scrivere qualcosa su carta… doveva riguardare la mia strada (praticamente lo avevo obbligato a scrivere il live della nostra vita-maledetta, dandogli mille spunti : me, noi due, i miei amanti, il mio primo e vero grande amore Clà). Quindi praticamente è tutto autobiografico. Magari in modo ermetico ed immaginifico (come adorava dire lui -si capisce benissimo questa ragazza dai è come un libro aperto, sì in lingua cinese antico, ma pur sempre libro aperto!-) però lui… scriveva spudoratamente solo… sulla nostra vita. Le nostre serate, i nostri divertimenti (di ogni tipo) la nostra gioventù, appunto dai suoi 33 ai miei 23anni da teenagers fulminata… fino ai nostri quarant’anni! Qui dentro ci sono raccontati i nostri litigi, le strade percorse, gli amici veri, i pub irlandesi frquentati le sue visioni, desideri e siamo pure stati saggi… che tutto tutto non lo abbiamo scritto… per non scandalizzare troppo, poi comunque, ci sono le nostre rappacificazioni, qualche esperienza del Terzo Tipo, eh eh. C’è tutto il gran pezzo della nostra vita : quella che conta veramente di più di tutte le altre fasi. Ci sono le sue poesie, i suoi sentimenti “persi” per me che si ostinava ad amare nonostante tutto… nonostante il mio caratteraccio… che lo so, gliene ho combinate veramente tante. Ma lui, mi voleva sempre bene, soprattutto nei miei difetti. Come una cosa di cui non se ne può fare a meno.
    Ci siamo trovati tutti e due, perché alla fine eravamo uguali, della stessa pasta! Ad entrambi non ci piaceva la gente formale… le brave ragazze, le persone che sembran tutte uguali… ma che non dicon nulla, banali, senza sale… sciocche. Non ci piacevano quelli che ordinano agli altri come è più consono vivere. I noiosi, gli smidollati. Non ci piacevano i bigotti e quelli che predican bene e razzolano male. Eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Ci piaceva di più frequentare I Bad boys le bad girls tipi così. Ci piaceva la stessa musica (il rock), gli stessi film, diciamo lo stesso stile di vita. Così… per tutto questo insieme di cose siamo diventati una vera famiglia, pur non accorgendocene. Lì per lì, si vivevano i momenti punto e basta. Si viveva intensamente ogni tipo di situazione, anche sai… da locali di ubriaconi… da Piazze di gente coi cappellini in testa, gente che scappa sul motorino “Sì”. Gente col carattere imprevedibile ma forte degli anni novanta sai…
    Si viveva, si viveva, si viveva… fino al midollo, ogni singolo minuto, e senza contare il tempo. Ci si poteva lasciare alle sei del mattino, con gli uccellini che si svegliavano e noi che si aveva improvvisi colpi di sonno. (Non è una battuta!). Oppure ci si poteva incontrare a mezzanotte e iniziare chissà quale avventura che durava una settimana. Con gente assurda. Vivendo tutte quelle storie malate lì. Gli volevo bene come fosse l’ultima persona sulla terra. Mi ha CRESCIUTO LUI. Mi portava persino a giro nel furgone, quando doveva lavorare : faceva il corriere per le farmacie. Che dite? Proprio noi… davanti… e dietro pacchi e pacchi e pacchi di TAVOR, altre bottigliette, e infiniti farmaci di ogni genere!!! Ehehehe… sì… non volevamo scandalizzare troppo… ma diciamo che ci siamo comportati come quelli di TRAINSPOTTING!! Anzi : Traispotting eravamo noi! Ah ah ah. Lasciamo stare ragazzi. Ehm! Poi alla fine, verso i miei 35anni, come vera femmina impazzita, impazzii del tutto, volendo per forza trovare uno che mi sposasse e mi mettesse la testa sulle spalle. Così un giorno, all’improvviso, sparii. Mi sposai. Feci su famiglia. Infatti ho una bimba che oggi ha già sette anni. Ma tra una cosa e l’altra, negli ultimi anni ero riuscita a ricontattare il mio grande RiKKA! Ci siamo visti tre volte in tre anni. Scritti tantissimo : tutti i santi giorni. Lettere lunghissime. Messaggi sui social alla nostra vecchia maniera : che facevano schiantare dal ridere. Però non ci siamo potuti vedere tanto fisicamente… perché lui appunto non stava già benissimo. Aveva degli assurdi attacchi di tosse. Io i miei impegni col fuggi fuggi generale, ma questa è un’altra storia. E poi nell’ultimo anno : da che’ glielo hanno detto… che lo aveva preso… a che è morto. Lasciandomi così… senza il tempo di capire se era un altro ennesimo suo scherzo. Comunque io, nel dubbio cerco lo stesso di far finta che non sia successo. E se proprio devo, quando devo, cerco di parlare di Lui al presente. Così almeno, mi vede “la solita menefreghista, e sbruffona di sempre”. Sai, ho una certa reputazione da mantenere : quella che sì gli vuole un casino di bene… ma “SOLO” COME AMICA.

    http://t4nt4lo.blogspot.com/

 

VOCE FUORI CAMPO

La fine del mondo che hai raccontato è molto più lisergica della mia, la tua maschera di poeta maledetto, la tua vena sarcasticamente sacrilega, non ha mai trovato corrispondenza con la mia vena elegiaca e abitudinaria, eppure in entrambe le vene scorse lo stesso sangue.
Anch’io ho vissuto la fine del mondo: era la notte del 28/02/2018 quando un’infermiera sbuffante ha applicato gli elettrodi al tuo corpo, e dopo il quarto d’ora di prammatica ti ha spedito in un qualche vano obituario come di prassi. Contemporaneamente, due militi dell’arma, suonavano un campanello distante 80 km per avvertire di telefonare urgentemente all’ospedale di Siena. Sapevo ma non realizzavo… c’è stato bisogno di un’amica fidata perché venissi indirettamente a conoscenza di quel fatto crudo e irrevocabile. Notte gelida e silenziosa quella della mia apocalisse, che il calore delle lacrime non riscaldava. Come uno di quei prodigi naturale indice di grosse calamità tramandato dagli antichi, improvvisamente una coltre di neve ha accolto il nuovo giorno: il primo marzo, il primo giorno senza poterti parlare. Il biancore della neve, il suo odore, la sua consistenza ancora soffice erano le sole cose che venissero a contatto con i miei sensi, mi ero trasformata in pura percezione, come un qualsiasi organismo unicellulare; le parole erano meccaniche, il pensiero fuori uso: solo toccarlo mi faceva veder le stelle come un grosso ascesso. Con il passare delle ore ho dovuto impormi una disciplina; il senso del dovere a volte salva dalla pazzia o per lo meno vi si interpone. Così ho avvisato con laconici messaggi quelli che sapevo essere stati tuoi amici. Prima di tutti lei, la Mary, quella che in un susseguirsi interminabile di entusiasmi e disperazioni, era stata la stella fissa dei tuoi ultimi 20 anni di vita.
La Sorella Bea

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PRESENTAZIONE STELLA FISSA

“Ecco cosa sei, Riccardo, sei il più grande scrittore che io abbia mai conosciuto che non ha mai scritto nessun libro!” Questa era una frase storica direi… che gli dicevo spessissimo nel vivo dei nostri anni in cui si cercava di vivere da poeti-maledetti! Con tutti gli aiutini-chimici e le esperienze del caso, eh eh, e LUI rideva da pazzi quando glielo dicevo -Sei il più grande scrittore che io abbia mai conosciuto, che non ha scritto nessun libro-. Allora poi, lui si metteva di nascosto a scrivere, nelle sue notti tempestose, poi la mattina quando mi collegavo al Suo Blog di Splinder… e beccavo quella stessa scritta, che gli avevo “suggerito io” dalla mia bocca, frase rigurgitata ed elaborata a modo suo, era LUI che faceva RIDERE DA PAZZI ME.  Tutto così e via di scorrendo per 21’anni! Gli anni migliori, perché si faceva davvero quello che ci sentivamo di fare, senza maschere.
È per questa mia frase ricorrente che poi LUI gli venne di getto di scrivere il racconto a Pag. 39, “A DESTRA HAI UN FOGLIO BIANCO, PURO, A SINISTRA UNA PISTOLA, SCURA, SPORCA. LA SCELTA GIORNO PER GIORNO, È TUA”
Ecco, che dite? Non son scoppiata a ridere quando lo beccai al volo? Oltre che sentirmi lusingata, onorata, apprezzata… Quindi ridevo, ridevo, ridevamo, già il ridere…
io per esempio quando stavo fuori, a contatto con la gente, avevo sempre spalancato un sorriso a trentadue denti, occhi grandi e luminosi, davo sempre l’impressione di essere super allegra, invece zitta zitta, a casa, in solitaria, non era così… in casa da sola, affrontavo i miei demoni, le mie cicatrici, con un velo di depressione e scatti d’ira, per un passato tosto, una vita piena di traumi che non molti hanno avuto il piacere di… Allora io mi arrovellavo sul pensiero “Perché sempre io? Perché a lei no? Perché sempre tutto a me?”. Poi m’è passata sta rabbia, crescendo eh. Mi son modellata. Sono più corazzata, ma migliorata. LUI invece, al contrario, fuori con la gente, faceva vedere il suo lato timido, non parlava mai, gli occhi spesso bassi, quasi trasparenti senza espressione, dava a capire di essere uno senza carattere, col velo di depressione davanti, e invece no, era un pazzo scatenato! Una battuta dietro l’altra. Ed opinioni sullo stile di vita da perfetto anarchico. Dentro di sé aveva una brillantezza che mi tirava fuori dai guai. M’ha cresciuto Lui. Con la botta di autoironia che gli pigliava sempre con me. Tutti gli vogliono bene e lo stimano, anche quelli che non lo conoscevano fisicamente, ma solo virtualmente. Perché lui, all’occorrenza, faceva uscir fuori il suo temperamento sbarazzino e scanzonato, che nessuno può fare a meno di amarlo.

 

Una volta tanto tempo fa, vi era una piccola scugnizza, danzatrice su fili elettrici, adesso vi sono solo terre lontane da raggiungere in Porsche Carrera, cappotta scoperchiata, niente stereo alto, niente sigarette nel cruscotto, niente lattine verdi smeraldo dietro a tintinnare, niente ripensamenti.

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